November 17, 2019

Volo AF 447, seguito giudiziario

Secondo l’autorità giudiziaria di Parigi la sola compagnia aerea Airfrance è da processare per il crash del volo AF-447 (Rio-Parigi) .

Invece per il costruttore Airbus è stato deciso il “non luogo a procedere”.

https://www.air-journal.fr/2019-07-19-crash-du-rio-paris-le-snpl-ne-comprend-pas-le-parquet-5213859.html)

Secondo quanto riportato da Le Figaro il pubblico ministero “considera che la sola compagnia aerea è da processare, potenzialmente colpevole di imprudenza e negligenza non avendo fornito ai suoi piloti sufficienti informazioni sulla procedura da adottare nel caso di anomalie legate alle sonde pitot che permettono di misurare la velocità dell’apparecchio, per di più dopo una serie di incidenti dello stesso genere nei mesi precedenti […]. Queste negligenze e imprudenze hanno sicuramente un legame con l’incidente nella misura in cui i piloti, insufficientemente informati, hanno manifestato enorme sorpresa appena dopo la disconnessione del pilota automatico e non hanno potuto avere una reazione appropriata” .

http://www.lefigaro.fr/actualite-france/crash-du-rio-paris-le-parquet-demande-un-proces-contre-air-france-20190717

La reazione del sindacato-piloti francese è stata molto dura nei confronti della decisione del tribunale. Uno dei passaggi chiavi della decisione del tribunale è stato il seguente “il procuratore ha rilevato delle mancanze dal punto di vista del costruttore, ma considerando che la documentazione tecnica di Airbus è stata autorizzata dalle autorità di tutela ha deciso il non luogo a procedere (per Airbus N.d.A”)”.

Il Sindacato dei piloti francesi ha ribattuto che ” è come se Boeing venisse completamente scagionata dalla responsabilità degli  ultimi incidenti del 737 MAX (in cui due aerei sono precipitati dopo la perdita di controllo dei piloti a causa dell’intempestiva attivazione di un sistema anti-stallo “trasparente” al pilota, N.d.A), solo perché la FAA aveva certificato l’aereo”.

Già in passato diversi addetti ai lavori del settore aeronautico aveno giudicato che la massima (se non addirittura l’unica) responsabilità dell’incidente era da attribuirsi all’errore umano e in particolare al comportamento dei piloti nelle diverse fasi dell’incidente.

Jean Pierre Otelli nel suo libro “Erreurs de Pilotage 5. Crash Rio-Paris , Altipresse 2011″ è stato ad esempio  inflessibile nei confronti dei piloti che quella notte commisero – a suo modo di vedere – una serie di errori inaccettabili. A partire dalle carenze del briefing effettuato dai tre piloti prima che il comandante andasse a dormire, ad errori di tracciamento della rotta in funzione delle condizioni meteo fino all’errore principale ossia del pilota cadetto ai comandi al momento del disinnesco del pilota automatico che con la cabratura eccessiva (e testardamente continuata) portò l’aereo in stallo, stallo che si protrasse per  i 4 minuti di caduta senza che nessun membro dell’equipaggio (incluso il comandante che sopraggiunto dopo un paio di minuti assistette in maniera passiva) se ne rendesse veramente conto e/o assumesse la corretta manovra di recupero.

Il Sindacato dei piloti francese ha controbattuto che è la stessa Airbus che nei suoi manuali tecnici dell’epoca considerava impossibile uno stallo ad alta quota e che quindi la procedura di recupero di un aereo in stallo in alta quota non era stata inserita nei piani di formazione di Airfrance (almeno per i piloti cadetti perché per il comandante di bordo invece è prensente: si veda il rapporto del BEA a riguardo nei riferimenti di fondo).

Per i dettagli dell’incidente e dei rapporti BEA si veda

Il complotto dei vaccini

E’ da diversi anni che esiste una buona parte della popolazione che mette in discussione l’efficacia dei vaccini.

Una ventina di anni fa il comico Beppe Grillo fece uno sketch che può essere trovato in rete (1) in cui prendeva una posizione abbastanza chiara sui vaccini mostrando anche dei grafici a suffragio della tesi che il vaccino alla fine è più che altro un vantaggio per le case farmaceutiche, politici corrotti, “i poteri forti” e che molte malattie stavano scomparendo già da sole senza il bisogno di questi rimedi “artificiali”.

Ultimamente la polemica sui vaccini è tornata a farsi rovente, trovando sostenitori “bipartisan” contro le vaccinazioni obbligatorie. L’ultima ha visto polemizzare Roberto Burioni – ricercatore e professore Ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, prima con alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle e poi direttamente con l’organo semi-ufficiale del movimento, il Fatto Quotidiano.

Nell’ordine l’origine della polemica risiede in diversi fatti, ne riassumiamo qui alcuni punti principali

  • Alcuni post del 2007 (2) in cui Beppe Grillo insinuava neanche troppo velatamente il rapporto tra autismo e vaccinazioni “Un bambino su 150 soffre di autismo. Venti anni fa solo uno su 2.000. Gli scienziati attribuiscono la crescita all’inquinamento ambientale, alimentare e da vaccini e farmaci”.
  • Una proposta di legge d’iniziativa dei Cinquestelle del 2013, sull’informazione e sull’eventuale diniego dell’uso dei vaccini per il personale della pubblica amministrazione. (3)
  • La posizione ufficiale del Movimento Cinque Stelle sui vaccini datata 2015 (4) in cui viene anche postato il video dell’allora portavoce del Movimento (Piernicola Pedicini) definito nel post “ricercatore fisico sanitario” in cui il motto è “vaccinare meno, vaccinare meglio”.

La situazione precipita negli ultimi mesi

  • Una puntata di Report del 17/04/2017 in cui senza contraddittorio vengono messi in dubbio gli effetti del vaccino contro il Papilloma virus scatena molte reazioni. Contro la trasmissione si scagliano il ministro della Salute e lo stesso Burioni. A difesa della RAI scende in campo Grillo e lo staff dei Cinque Stelle. (5) Durissima la presa di posizione del presidente della commissione vigilanza della RAI che dichiara “Se sospendono Report non bisogna pagare il canone” (6)
  • Un durissimo editoriale del New York Times del 03/05/2017 (7) in cui si accusa apertamente il Movimento Cinque Stelle di fare campagna populista contro i vaccini a cui Grillo risponde prontamente sul suo blog (8) ribadendo che A sostegno di questa balla [l’articolo del NYT N.d.A] non c’è nulla, neppure un link, un riferimento, una dichiarazione. Nulla. Non c’è perché è una balla. Non esiste nessuna campagna del MoVimento 5 Stelle contro i vaccini” e concludendo che “Bisogna rendere subito obbligatorio un vaccino contro le cazzate dei giornalisti.”
  • A questo punto arriva lo “sbotto” di Burioni sulla sua pagina Facebook (9). A proposito delle smentite di Grillo, Burioni cita l’articolo di legge presentato dai cinque stelle nel 2013 :  “Grillo ribatte attaccando il New York Times dicendo che non è vero [che il MoVimento 5 Stelle sia contro i vaccini N.d.A] , ma questa proposta di legge nel 2013, nella quale è testualmente scritto che «recenti studi hanno però messo in luce collegamenti tra le vaccinazioni e alcune malattie specifiche quali la leucemia, intossicazioni, infiammazioni, immunodepressioni, mutazioni genetiche trasmissibili, malattie tumorali, autismo e allergie» chi l’ha presentata, se non parlamentari del suo partito?[…]  La scienza dice l’esatto opposto e tali menzogne hanno l’unico effetto di spaventare i genitori, spingerli a non vaccinare e mettere in pericolo la salute di tutti i bambini e anche degli adulti. E, come vedete dal link, non sono le sole. Va benissimo avere cambiato idea, però più che attaccare il New York Times non sarebbe meglio riconoscere di avere sbagliato?”
  • Il quattro Maggio 2017 Burioni rincara la dose (10) contro i Cinquestelle polemizzando con un suo, definito “conterraneo parlamentare Cinque Stelle”, anche a lui rinfacciando di essersi convertito a favore dei vaccini dopo aver pubblicato sul suo blog (11) “le solite bugie antivacciniste. Si parte dall’esagerazione degli effetti collaterali, all’affermazione che secondo «autorevoli studiosi il rischio per certe malattie è prossimo allo zero» (ma chi sono questi autorevoli studiosi, Guido Silvestri?), si passa per il paventare mancanze di controlli. Poi ci sono alcuni “esempi agghiaccianti”, come gli effetti collaterali del vaccino contro l’epatite B…[omissis]”
  • Il sette Maggio 2017 parte la “Fatwa” (12) del Fatto Quotidiano, un articolo non firmato in cui viene presentato Burioni come “ uno dei più critici sulla puntata di report sul vaccino Hpv e si è anche fatto carico della missione di convertire il popolo […] l’esposizione mediatica però, ha anche il suo risvolto negativo: il nome di Roberto Burioni compare nella lista di 26mila massoni che circola ormai da qualche anno e di cui non si trovano smentite ufficiali. Corrispondono i dati anagrafici. Con lui anche un altro Burioni (stessa provenienza del microbiologo, ma di una generazione precedente) …” a cui Burioni smentisce.

Non credo che la storia terminerà qui e ovviamente non è stata, non è, e non sarà circoscritta solo a Burioni contro il Movimento Cinque Stelle: come dicevo è squisitamente bipartisan (basti vedere le polemiche legate alle critiche e ambigue dichiarazioni sui vaccini in piena campagna per le primarie del PD del candidato  Emiliano che si possono trovare in rete).

Ma il metodo scientifico è qualcosa che andrebbe discusso in ambienti scientifici, da persone che hanno titolo per discuterne e non lasciato alle chiacchiere da bar o da facebook. E non c’entra la libertà di opinione, qui non si vuole dire che chi non ha la laurea non può manifestare dubbi e paure sui vaccini. Anche chi è laureato non ha il diritto di presentare per vere tesi pseudo-scientifiche che non appartengono al suo ramo di competenza; in somma non basta avere la Laurea in Fisica Teorica per criticare le ricerche sui vaccini.  Chiunque usi una metodologia “pseudo” scientifica per invalidare qualcosa che ha necessitato anni di studi e di ricerce verificate dalla comunità scientifica competente rischia il ridicolo.   Le obiezioni che oggi si fanno sui vaccini, che sono un vantaggio per le case farmaceutiche, che siamo schiavi di un grande fratello occulto che ci controlla non sono dimostrate con metodo scientifico. Sono deduzioni che provengono da una certa logica (superficiale e contorta) non suffragata dalla validazione del metodo scientifico.

Quelli che sostengono che il pensiero dominante sulle raccomandazioni dei vaccini obbligatori è criticabile perché “ogni epoca ha avuto il suo pensiero dominante”, a suffragio di questa tesi si lanciano in spericolate peripezie dialettiche;

“Non era forse praticato l’elettro shock negli anni sessanta nei manicomi come cura contro schizofrenia e depressione? Eppure oggi non si fa più!”. E ancora più indietro “Non era forse Galileo Galilei che sosteneva che non era il Sole che girava attorno alla Terra ma viceversa la Terra che girava attorno al Sole, pur contro il pensiero dominante dell’epoca?”  Allora perché devo far vaccinare obbligatoriamente mio figlio all’esavalente solo perché me lo dice “il pensiero dominante”?

Attingendo addirittura alle scienze statistiche documentate quando si presentano grafici svelati teatralmente durante uno show  che mostrano “inequivocabilmente” come il tasso di mortalità della difterite era già in calo prima dell’uso sistematico dei vaccini negli anni trenta per cui l’attore comico conclude tra le risate del pubblico che “il vaccino era inutile! Perché la difterite stava già scomparendo per i cazzi suoi!!La poliomelite stava scomparendo per i cazzi suoi!!  Lo ammetto mi misi a ridere anche io, ma non per questo buttai i miei libri di studi e non andai a vivere come un eremita nel parco nazionale.

Ci sono centomila modi di confutare queste speculazioni. Innanzitutto un pensiero dominante non basato su metodo scientifico (Galileo) non è scienza. Infatti Galileo era criticato dalla Chiesa.

Sul discorso dell’elettroshock è tutto da dimostrare che il pensiero scientifico dominante dell’epoca raccomandasse su larga scala l’uso dell’elettroshock come cura delle malattie mentali. Forte era la spaccatura nel mondo scientifico di quegli anni e molti medici (e non solo uno radiato dall’albo)  si batterono per la chiusura dei manicomi e il superamento di certi metodi che durarono lo spazio di una generazione.

Un battuta ad effetto come quella sulla “difterite che stava scomparendo per i cazzi suoi” fa fare due risate in uno spettacolo teatrale. Ma se le pronuncia un professore universitario durante un corso o – peggio – la pubblica (sia pur suffragata da statistiche reali) succede una cosa molto semplice. E’ l ‘effetto Wikipedia: Si attivano centinaia di scienziati di diverse regioni del mondo, diverse estrazioni politiche e culturali che si precipiteranno a verificare la tesi del tasso di mortalità che stava scendendo da solo senza bisogno del vaccino. E se si scopre che non è vero (o che magari è pure vero ma – che so –  la metà della popolazione restava sterile e non essendoci riproduzione in quell’area il tasso di mortalità e il tasso di natalità crollavano allo stesso ritmo per dirne una) vieni smascherato. Per questo è raro che un ricercatore pubblichi delle panzane prima di averle appuratamene verificate perché non solo ci fa una brutta figura ma rischia la carriera quando non la galera.  E’ successo nel mondo scientifico che alcuni ricercatori abbiano pubblicato risultati falsi. Il famoso fisico tedesco detentore di un PhD in scienze delle Nanotecnologie Jan Hendrik Schön, se ne uscì nei primi anni 2000 con numerose pubblicazioni tra cui quella di aver scoperto che si poteva fabbricare un transistor “molecolare”. La scoperta avrebbe rivoluzionato l’elettronica per i prossimi cinquant’anni. Pubblicò i suoi dati e ovviamente moltissimi ricercatori si affrettarono a cercare di duplicarne gli strabilianti risultati. Dopo mesi in cui nessuno riusciva a riprodurre l’esperimento ci fu chi mise in dubbio i risultati sperimentali di Schön. Si analizzarono minuziosamente i suoi scritti e alcuni scoprirono che i grafici che riportavano presunte “misure di laboratorio” in realtà erano “simulazioni”: Schön non aveva scoperto niente, aveva ipotizzato. Un’ipotesi ardita ma falsa. Mai provata realmente in laboratorio. Schön per questo ha perso il titolo di dottore per condotta disonorevole e ha dovuto subire diversi processi (pensate ai numerosi dottori di ricerca che avevano basato i loro studi sulle tesi di Schon e che si videro cancellare anni di studio e titoli!)

Con questo si vuol dire che quei grafici teatralmente sventolati dai supporter contro i vaccini siano falsi? No: Persino dei grafici che riportano una misura “reale” e che vengono presentati come prove scientifiche se presi a se stante e al di fuori di un contesto non significano niente. Servono tantissimi dati per generare una statistica che abbia senso. Non si decide la politica sanitaria di un Paese su un grafico. Esistono scienze difficilissime e vastissime per interpretare i dati statistici per cui servono anni di studi universitari. Per capire veramente la teoaria della Probabilità e la statistica serve una buona preparazione matematica di un paio di anni di biennio universitario. Non c’è niente di più antiscientifico che trarre una conclusione affrettata da un solo dato tirato fuori dal calderone come faceva Grillo nel suo Show. E finché un comico gioca con questo pressappochismo pseudoscientifico da fast food per farci fare due risate passi. Ma quando ci cascano dei dirigenti responsabili che devono decidere su cose importanti allora ecco che capitano le tragedie. Il 28 Gennaio 1986 lo Space Shuttle Challenger si distrusse poco dopo il decollo quando da uno dei razzi che contenevano propellente solido, per un difetto a una guarnizione, fuoriuscì del materiale combustibile ad altissima pressione che innescò una reazione esplosiva a catena. Il complesso razzi-navetta si disintegrò dopo 78 secondi dal lancio.  La commissione di inchiesta presieduta dal fisico e premio Nobel Richard Feymann giunse alla conclusione che il giunto (O’ Ring) aveva perso la sua elasticità a causa delle basse temperature a cui era stato sottoposto precedentemente al lancio. Possibile che fosse colpa solo del fatto che in Florida quella mattina facesse più freddo del solito? Analizzando la montagna di dati gli investigatori si accorsero che se correttamente interpretati e comunicati avrebbero potuto prevedere questo tipo di incidente. La NASA e le aziende subappaltatrici collezionavano i dati statistici sullo stato dei giunti dopo i lanci precedenti. Le misure riportate sui grafici furono fatte su campioni sbagliati, riportate in maniera affrettata, analizzate in modo superficiale senza l’ausilio di adeguati strumenti matematici. Se ben analizzati avrebbero permesso di rilevare questa criticità e risolvere il problema che NON è stato solo il “freddo” così come quando casca un aereo NON è solo perché il pilota è ammattito. Probabilmente un’analisi troppo superficiale e una comunicazione interna non appropriata è stata una delle numerose origini dell’incidente.
Non ho riportato le fonti di questi ultimi articoli che si possono trovare facilmente in rete. Per chi volesse approfondire la metodologia della scrittura tecnico scientifica rimando al bel libro di Emilio Matricciani “La Scrittura Tecnico Scientifica” (13).

Chi non sa niente di scienza spesso confonde il metodo scientifico con la pseudo scienza, col marketing. Negli anni cinquanta in Francia si vendevano creme di bellezza al “Radio” o al “Torio” perché si credeva nel miracolo delle radiazioni nucleari come rigeneratrici dei tessuti epidermici. Provate a cercare nelle biblioteche scientifiche quanti studi o pubblicazioni scientifiche avallino la tesi che le creme al “radio” abbiano effetti ringiovanenti sulla pelle. Sicuramente negli anni cinquanta si sottostimavano gli effetti delle radiazioni emesse da una forma di energia (la fissione nucleare) relativamente nuova essendo stata scoperta una trentina di anni prima. Sicuramente qualche produttore di creme ha giocato sul fatto che in assenza di una legislazione (perché la scienza ha bisogno di anni per pronunciarsi) si potesse giocare un po’ con questa materia. Ma è durato lo spazio di pochi anni.

Sui vaccini la storia è diversa. Abbiamo ormai almeno due o forse tre generazioni di studi. Centinaia e migliaia di test con cavie prima e con prove sul campo ormai da anni, condotti in maniera indipendente in tutto il globo con metodo scientifico. E una base dati notevole di milioni di esseri umani su tre generazioni di vaccinati. Se fosse vero il catastrofismo di quello che dicono gli antivaccinisti avremmo visto gli effetti devastanti già da una quarantina d’anni e probabilmente ci saremmo quasi estinti come gli esseri umani nel “Pianeta delle Scimmie”. Invece non è così. Si può morire di shock anafilattico per la puntura di un calabrone, che può essere più mortale di una vedova nera. Ma non vedo blog, pagine Facebook, partiti politici dare risalto a questo rischio, o sottoporre iniziative di leggi popolari a riguardo. Quanta gente muore di shock anafilattico al mondo causato da una puntura di insetto e quanti ne muoiono da shock anafilattico da vaccino? Se i ministeri della salute di mezzo mondo sono d’accordo nella vaccinazione obbligatoria possibile che siano tutti matti? O peggio: possibile che siano tutti collusi con le ditte farmaceutiche senza che un gruppo di scienziati indipendenti dell’università X non sia mai riuscita a pubblicare uno studio che dimostra la pericolosità incontrovertibile ed epidemica dei vaccini? O si presume che ci sia una sorta di Protocolli dei Savi di Sion definito tra tutti gli scienziati del mondo dominati da una setta massonica governata dittatorialmente dal grande capo dott. ing. figl. di putt. gran test. di cazz. generale della Spectre?

E’ come con i “complottisti”. C’è tutto uno strato di subcultura popolare, blogger, persone anche di una certa cultura scientifica (e questo è il lato più triste) che credono sinceramente alla teoria del complotto. Una delle ultime è che le Torri Gemelle siano state fatte esplodere minandole alla base “perché è impossibile che due torri crollino così, lo ha detto l’esperto di turno!”. Qualcuno potrebbe ribattere “anche Burioni chi è? Mica è Dio! E’ l’esperto di turno!” Certo, se non fosse che Burioni semplicemente dice quello che è pubblicato, insegnato, verificato in migliaia di Università e laboratori sparsi in tutto il mondo. La teoria della torre minata non è stata studiata, verificata e dimostrata da nessuno. Così come la teoria secondo la quale il vaccino è pericoloso, statisticamente più pericoloso della probabilità di incorrere in una malattia che può avere effetti devastanti non è stata avallata dalla comunità scientifica a parte qualche medico isolato che rischia la radiazione dall’albo (non per le critiche alle case farmaceutiche, ma perché infondendo la paura del vaccino causa un ritorno di malattie che erano state quasi debellate e mette a rischio la salute di chi, perché magari allergico, non può vaccinarsi)

Esiste una principio metodologico che si chiama Rasoio di Occam che dice più o meno questo

“A parità di fattori la soluzione più semplice è quella da preferire”.

Ecco, se proprio non volete fidarvi del metodo scientifico, se proprio non riuscite a togliervi questo sospetto complottista dalla testa, e non avete voglia e tempo di studiarvi una montagna di pagine di libri o fidarvi della comunità scientifica pensate a questo: E’ più semplice che quattro terroristi abbiano imparato a pilotare un aereo e a dirottarlo su una torre, oppure che nel pieno centro di Manhattan centinaia di persone abbiano cospirato per minare due edifici di quelle dimensioni , coinvolgendo probabilmente guardie della sicurezza, impiegati compiacenti, politici corrotti locali, agenti delle assicurazioni corrotti, senza che niente sia venuto fuori da moltissime inchieste che sono state fatte dal 2001 ad oggi?

E’ più probabile che esista il complotto dei vaccini messo in atto dall’azienda farmaceutica di turno che mette in commercio milioni di vaccini  “tossici” da decine e decine di anni senza che nessuno scienziato al mondo se ne sia accordo, o che magari è semplicemente un caso di “win- win” ossia vittoria a due, quando un interesse economico fa scopa con un interesse umano senza grossi effetti collaterali se non quello di diminuire drasticamente il tasso di mortalità infantile?

Riferimenti

(1)    https://www.youtube.com/watch?v=J7zwTtzh9c4

(2)    http://www.beppegrillo.it/2007/04/lepidemia_dellautismo.html

(3)    http://documenti.camera.it/Leg17/pdl/pdf/leg.17.ac.2077.pdf

(4)    http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2015/10/vaccini-si-vaccini-n.html

(5)    http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2017/04/18/news/polemica_sulla_trasmissione_di_report_sui_vaccini_marcucci_falsita_intollerabili_-163268919/

(6)    http://www.repubblica.it/politica/2017/04/19/news/report_rai_fico-163361988/

(7)    https://www.nytimes.com/aponline/2017/05/03/world/europe/ap-eu-italy-vaccine-wars.html?_r=0

(8)    http://www.beppegrillo.it/2017/05/un_vaccino_obbligatorio_contro_le_cazzate_dei_giornali.html

(9)    https://www.facebook.com/robertoburioniMD/photos/a.2045888082303031.1073741828.2045450802346759/2309177235974113/?type=3

(10)https://www.facebook.com/robertoburioniMD/posts/2309864515905385:0

(11)https://cittadinoandreacecconi.wordpress.com/2013/12/03/vaccinazioni-pediatriche/

(12)http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/burioni-il-guru-delle-cure-amato-da-renzi-nella-lista-dei-26-mila-massoni-finita-online/

(13) Matricciani, Emilio  – La scrittura tecnico scientifica –  Casa Editrice Ambrosiana (Zanichelli) 2007 in particolare il Capitolo 4 per l’incidente del Challenger. Troverete anche un ampia descrizione del caso “Schon”.

Addio al professore della memoria

Negli ultimi tempi complice l’impossibilità di collegarmi, per motivi che qui sorvoleremo, ai canali nazional popolari o a quelli a pagamento commercial demenziali,  mi sono dedicato al piacere di rivedere dei film che sono stati trasmessi per fin troppo breve tempo dai canali televisivi tradizionali e che ho gelosamente conservato.

Se dovessi fare una classifica degli ultimi tre,  in ordine di preferenza rigorosamente e del tutto casuale, metterei: Django Unchained, La Caduta, e Le Vite Degli Altri (la maiuscola non è un omaggio alla lingua di Kant ma piuttosto alle opere in se stesse).

Citerei anche il Nome della Rosa se non fosse che la versione cinematografica fa gridar vendetta per alcune vere e proprie bestemmie interpretative del regista (come la morte di Bernardo Guy, inesistente nel libro e che è tipica di un certo genere cinematografico importato da oltreoceano che necessita di “happy end” o almeno di una certa speranza che uccide a volte l’originale idea dell’autore o del regista stesso- si guardi ad esempio la versione di Blade Runner “director’s cut”).

Nonostante i tre film siano diversi tra di loro,  anche se si potrebbe identificare una purt roppo facile linearità temporale tra il film sugli ultimi giorni del macellaio di Berlino (inteso sia come attributo personale che come nome proprio visto quello che era  diventata la città-mattatoio nell’Aprile del 1945) e quello della stessa Berlino anni dopo inquadrata sotto la sottile fitta nebbia della normalizzazione orwelliana da grande fratello, il nesso con Django si fa difficoltà a trovarlo. Infatti non c’è, se non fosse per la superba interpretazione di un attore di origine germanica, come Christoph Waltz, così come superba è l’interpretazione degli altri due teutonici Bruno Ganz e  Ulrich Mühe.

Il fattore che hanno in comune  è quello della “memoria”, la memoria storica che ormai nessuno sembra più voler curare. La memoria della segregazione razziale e da dove viene, la memoria delle guerre e del totalitarismo dei primi del 900, la memoria della Stasi e del mito del controllo assoluto.

Eppure se ne parla sempre meno tanto che ci hanno dovuto fare una giornata apposta. Guardi i palinsesti televisivi che sono desolatamente uniformati, senti i discorsi del bar, del ristorante o davanti la macchina del caffè e sembra che ci si vergogni a parlare di cose che sono considerate troppo serie. E invece ve n’è  tanto il bisogno, basta vedere come cambiano i discorsi al suddetto bar, o alla mensa se invece di parlare di San Remo o del goal di Totti si azzarda un incipit del genere di quello che ho improvvidamente lanciato oggi, davanti ad alcuni miei nuovi commensali che alla mia malinconia sicuramente originata dalla scomparsa dello scrittore che più di tutti ha fatto della salvaguardia della memoria un tema costante delle sue opere, si sono stupiti quando, citandolo, ho detto che reputavo inconcepibile l’appiattimento del passato che fa ignorare alle nuove generazioni il fatto che per esempio Hitler e Mussolini non si siano incontrati per la prima volta nel 1945, quando erano alla fine dei loro giorni, ma molto prima. Eppure in uno di quei bei quiz normalizzati televisivi la maggioranza dei giovani presenti lo ignorava del tutto.  Oppure di alcuni discorsi antiparlamentari che si sentono fare spesso oggi da quelli che reputano parlamento e politici ormai cotti , morti, poiché tutti corrotti e che “si stava meglio quando si stava peggio” e vorrebbero rimpiazzare tutto con una rivoluzione che vorrebbero fosse democratica del popolo ma che in realtà è dominata dai pochi “guru” di internet o dei pifferai magici che cavalcano le paure del diverso. Interessante rileggere alcuni passi di un primissimo libro di De Felice sul duce (qui la minuscola è volontaria, me ne scuso con i puristi) e rendersi conto che erano gli stessi discorsi che pontificava un allora giovanissimo Benito Mussolini capo popolo, pensate un po’, delle frange dei socialisti rivoluzionari di allora (ancora più a sinistra dei riformisti di Turati) che tuonava contro il governo corrotto di Giolitti, che corrotto lo era veramente soprattutto quando si trattava di risolvere i problemi del sud gestito in maniera clientelare (fin d’allora!). E guarda un po’ la pausa caffè si anima, il pranzo passa via più velocemente, e scopriamo che c’è chi ha letto il libro di storia contemporanea del Villari, chi ha da dire la sua su “Canale Mussolini” e francamente la discussione diventa intellettualmente stimolante, lo stomaco ringrazia per il rinnovato afflusso sanguigno che stimola la digestione con buona pace dei problemi del povero Totti che si strugge l’anima perché non ha più l’età per giocare nella sua “Maggica” (ma ecco un buon motivo per ricominciare, o forse in questo caso dovremmo dire iniziare, a leggere!).

Ed allora ecco che la memoria si dimostra importante, forse un bisogno che per fortuna abbiamo noi esseri umani, consapevoli della nostra morte a differenza degli altri animali del creato. Quella memoria che un tempo si voleva cancellare per evitare lo sviluppo del libero pensiero, come facevano i fanatici dell’abazia del Nome della Rosa preferendo mangiare pagine avvelenate di un libro pur di non vederlo pubblico, o come tentavano i normalizzatori della Stasi o nel premonitore 1984 di Orwell con un sistematico lavaggio del cervello delle masse.

E come forse oggi si rischia di cancellare con un meccanismo piuttosto sottile che i militari esperti di guerre elettroniche conoscono bene, che si chiama “jamming” che viene dall’inglese “jam”: rumore. Quello che rischia di diventare il nostro modo di vivere sommerso dalla montagna di informazioni che riceviamo quotidianamente dalla televisione, da internet, dalle mille attività che facciamo in parallelo, in “multi tasking”, che fatalmente, è dimostrato, riducono la nostra capacità a ricordare, e a tenere viva la nostra memoria.

Ecco perché personaggi come Umberto Eco erano così importanti. Perché portabandiera della memoria.

Mi piacerebbe camminare in una biblioteca grande come quella in cui lo vediamo camminare nel finale di questo video, simbolo magnificente e possente della guida, e della speranza, che possiamo trarre dalla nostra memoria e da quella dei libri che abbiamo letto… e scritto.

https://www.youtube.com/watch?v=Hq66X9f-zgc&feature=youtu.be

Ciao prof!

Crowdfunding e idee contro la crisi

Interessante servizio di Report sul fenomeno delle nuove startup attraverso meccanismi di finanziamento dal basso chiamati Crowdfunding. Invece di tante parole credo sia più efficace guardarsi la trasmissione http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-a31abb5d-9a75-4947-8628-445afaa5ea0d.htm. In italia esistono siti di finanziamento dal basso (il cosiddetto corwdfunding) come per esempio questo https://www.produzionidalbasso.com/media/docs/pdb_comefunziona.pdf . Anche qui se  non volete leggervi il papiro basta che vi guardate il video all’interno del documento.

La problematica di una startup oltre all’incognita di avere la buona idea  è l’assunzione del rischio per lanciarsi in qualche impresa che a molti può sembrare pazza  (che non è proprio nella nostra cultura europea) e il budget iniziale di finanziamento, che è difficile da trovare nelle condizioni economiche attuali. Negli Stati Uniti questo problema non c’è mai veramente stato in quanto i mecenati disposti a rischiare non mancano. Il sistema di finanziamento dal basso con rischio praticamente nullo permette quindi anche da noi a chi ha un’idea di metterla in mostra in questi siti che sono una specie di “vetrine specializzate” e chiedere finanziamenti in cambio di quote partecipative o altre forme di contraccambio.

Un modo strategico di affrontare la crisi  ma soprattutto una via originale e eccitante per creare anche qui da noi il sogno americano e  non continuare a piangersi addosso.

Pensare il proprio pensiero strategico e saper gestire le emergenze

Molto attuale questa intervista del 2009 del professor Piero Marietti, che prendeva spunto dall’ennesimo incidente mortale incorso ad alcuni operai.

Molto ricorrente, purtroppo, il tema sull’imperizia dovuta al pressappochismo figlio dell’assenza di cultura generale, ma forse più banalmente alla mancanza di semplice buon senso, incapacità di trovare il tempo per “pensare il proprio pensiero”, svogliatezza, ignoranza chiamatela come volete.

L’imperizia di cui si parla in questo video non è solo quella della gestione dell’emergenza è anche quella della pianificazione strategica. Se la pianificazione è fatta senza trovare il tempo di “pensare a quello che stiamo facendo”, ma gestendo le cose come arrivano “day by day” alla fine è evidente la destinazione al fallimento. In questo caso il vecchio detto “carpe diem” non funziona. Vivere alla giornata può andar bene per una bella vacanza con Avventure del Mondo ma applicata in ambito professionale e civile crea disastri.

Un paio di esempi per rendere meglio l’idea.

Nel settore aziendale Privato, schiavo-padrone del mercato globale, spesso l’esigenza è rispondere rapidamente ed efficacemente alle richieste che sono sempre più rapide e folli. Immaginate cosa voglia dire sfornare un telefono cellulare ogni anno. Non si può solo pensare a “che telefono sviluppare nel 2015” ma anche e soprattutto “cosa vuole fare l’Azienda nei prossimi 5-10 anni”. E qui al bravo dirigente serve tutto: conoscenza tecnica dei prodotti, conoscenza umanistica e sociologica per la gestione del personale (se non crei una squadra vincente sei un fesso!), conoscenze di marketing ed economiche, ma anche Storia (maestra di vita! Della serie: non rifacciamo gli errori che altri hanno fatto nel passato).
E, infine, una volta decisa, dopo somma fatica, questa strategia bisogna avere la coerenza (e la DECENZA) di tenere la barra dritta per il tempo necessario. Il cambiamento è fisiologico, ma come tutte le cose quando è esagerato si trasforma in patologia.

Nel settore Pubblico non ci saranno le stesse pressioni del “time to market” ma ci sono delle responsabilità forse anche più importanti. Finché manca la carta igienica nelle scuole si storce il naso ma pazienza (anche se è, consentitemelo, vergognoso) ma se poi uno casca in un pozzo artesiano o in una voragine sulla Colombo o muore travolto da un mare di fango in un sobborgo urbano costruito abusivamente che si sbraca alla prima pioggia autunnale partono denunce e querele.
Il peccato mortale della dirigenza politica del nostro come di altri paesi messa tanto in croce negli ultimi anni per una condotta moralmente e penalmente disdicevole non è solo la corruzione e la concussione ma anche, e forse soprattutto, l’ignoranza nel senso di ignorare la cultura necessaria alla direzione di quel compito per cui queste persone sono state nominate e per cui non dovrebbero avere quella responsabilità. Temo che gli ignoranti siano molto più numerosi dei disonesti e possono fare tanto se non più male (il cocktail micidiale è avere entrambi: un ignorante E disonesto). Battaglie contro nepotismo e raccomandazioni andrebbero condotte in maniera molto meno emotiva e più ragionata. In molti altri paesi del mondo USA in testa la raccomandazione non è una parolaccia, ma è pratica consolidata per la ricerca dei talenti. Io non vedo niente di male a raccomandare una persona se la si reputa veramente brava- basandosi su criteri obiettivi : su esperienze lavorative, diplomi ottenuti in scuole di comprovato valore- e a condizione che il sistema lavorativo sia creato in modo che questa persona sia continuata ad essere valutata nel tempo anche dopo l’assunzione. Per il suo bene e per il bene degli altri. Basterebbe legare il 50% dello stipendio a dei vincoli di performances chiaramente misurabili e quantificabili stabiliti da una serie di norme eque in accordo con la legislazione sul lavoro (qui si aprirebbe un dibattito sui K.P.I equi ma non finti) ed in linea con parametri internazionali e di libera concorrenza (l’assessore ai lavori pubblici del comune di Udine deve avere gli stessi criteri di valutazione di quello di Catania ma mi verrebbe voglia di dire anche di quello di Parigi) e direttamente proporzionale al grado di responsabilità. Nel privato non esistono veri e propri concorsi alla fine sono tutti dei raccomandati e nessuno si scandalizza.

E visto che lo abbiamo accennato. Questi problemi di dirigenti ignoranti (o caproni) non esistono solo nel settore pubblico ma anche nel settore privato. Potrei enumerare una serie di esempi di campioni di ignoranza di floride e avviate aziende private che sono state affondate da dirigenti incapaci che potremmo definire “i re Mida al Contrario”, magari salutati al loro arrivo da trombe e fanfare per finire dopo pochi anni essi stessi trombati a seguito di una disastrosa pianificazione aziendale e un’incapacità di gestire l’emergenza della crisi.

Un bravo equipaggio di una qualsiasi buona compagnia aerea vola tranquillo perché è addestrato all’emergenza. Studia in continuazione situazioni di emergenza.
Un’azienda che risparmia sull’addestramento della gestione del rischio e del problem-solving non è una buona azienda e si assume responsabilità molto gravi.

In realtà una buona gestione strategica dovrebbe evitare l’emergenza. Se in ambito professionale si lavora in emergenza continua, a meno di non lavorare in un pronto soccorso dove l’emergenza “è” fisiologica (ma anche i professionisti dell’emergenza possono lavorare cum grano salis o improvvisando!) vuol dire che si sta lavorando male o che non si è definita una politica strategica chiara.
E quando poi ci si trova ad affrontare un’emergenza VERA (naufragio della nave che cozza sullo scoglio dell’Isola del Giglio, il bambino che casca nel pozzo artesiano, il telefonino che esplode e che uccide un utente facendo crollare le azioni della casa produttrice, o semplicemente il cinese che ti copia il prodotto, te non l’hai previsto non sai cosa fare e ti crolla il fatturato del 50%) allora la mancanza di saper pensare, l’assenza di cultura generale di chi è preposto a dirigere e decidere scatena un vero e proprio armageddon.
In somma, l’emergenza è la punta dell’iceberg o la cartina tornasole per capire quanto si stia lavorando in maniera efficace, efficiente e strategicamente producente.

L’essenziale è prevedere il problema ed insegnare a gestirlo e risolverlo. E questo si fa con l’educazione e la cultura che NON è mai solo specialistica ma ANCHE generale, l’insegnamento della Storia, del pensiero filosofico, sociologico, psicologico, della comunicazione strategica e del problem-solving tutta roba che richiede tempo per essere assimilata e non è un’accozzaglia di nozioni che si possono leggere su Wikipedia, o riassumere in qualche annetto di laurea specialistica che poi pomposamente chiamiamo “ingegneria gestionale” che mi fa piuttosto pensare a quel cartone animato gesticolante (il Diavolo della Tanzania) piuttosto che a un saggio pianificatore.
Solo un sistema scolastico serio e con capisaldi culturali inamovibili (non le cazzate delle “tre i”!) è il presupposto essenziale a questa forma mentis abituata al pensiero critico e destinata al successo.
E, in ambito professionale, solo con la formazione continua che non è solo specialistica ma anche e soprattutto legata allo sviluppo umano della persona (coaching, problem-solving strategico) si può addestrare personale di valore capace di attraversare indenne le tempeste della crisi del mercato globale (e con la capacità di riadattarsi ai cambiamenti che questa crisi produce).

Che sia di una grande Azienda, un intero Paese, il Parlamento, un Consiglio Comunale fino al nostro proprio nucleo familiare il successo è frutto di formazione continua, di pianificazione e di studio. Studio del pensiero stesso! Il successo rapido a meno di non essere dei geni è da guardare con diffidenza Quasi sempre si passa per tanta fatica.
Troppa fatica? Mi dispiace ma la cultura facile Prêt-à-Porter non esiste. Questa necessità di istruirsi al pensiero è tanto più essenziale in paesi come il nostro, in recessione ma soprattutto infettato dal disincanto e dalla sfiducia collettiva e senza più gli angeli custodi dei petrodollari del piano Marshall. Senza più la possibilità di sprecare soldi per incompetenza, semplicemente perché i soldi sono finiti e nessuno è disposto più a prestarceli a buon mercato.
Oggi più che mai ce la dobbiamo fare da soli e mai come prima è fondamentale ricercare inventiva, bravura individuale, saggezza, buon senso e una grandissima forza di volontà. Volontà di fare le cose PER BENE. In tutti i settori. Tutti. Non solo quello politico amministrativo su cui è facile sparare perché clamorosamente squalificato da conclamati e comprovati disastri colposi e dolosi (e speriamo di non votarlo più, anche se ci offre il posto fisso per nostro figlio). Di questi tempi bisogna essere esigenti anche verso noi stessi e trasmettere questo genere di cultura dell’eccellenza di fare le cose fatte per bene senza la ricerca di facili scorciatoie.
In somma siamo noi i primi manager della nostra vita. Sto parlando di sacrosanti valori culturali e morali che mi vergogno anche di scrivere per quanto sono banali. Tutto questo genera il successo a lungo termine. Ovviamente presupposto inamovibile è la voglia di migliorarsi e di migliorare, di lavorare ed anche una certa presunzione di arrivare ad essere i migliori. Con l’aiuto del pensiero e della ragione.

“Si… Può… Fare!” : L’arte (e il piacere) della soluzione strategica

Per caso sono capitato su questo post che cito volentieri http://www.efficacemente.com/2014/10/talenti/

Consiglio di fare l’esercizio indicato nel link su una difficoltà banale, ma fastidiosa (e ripetitiva, un po’ come il sassolino nella scarpa) magari legata al vostro lavoro e non utilizzare – almeno all’inizio –  questa “ricetta” come la cura a qualche patologia clinica o male di vivere esistenziale.

Io per esempio l’ho provato sull’ansia di dover fare le cose bene e in fretta (che è un po’ un ossimoro) che è tipica di certi ambienti lavorativi moderni, con clienti o datori di lavoro che pretendono il “tutto, subito e fatto al meglio”. L’ansia di dover soddisfare queste richieste, e il nobile obiettivo di garantire l’eccellenza del servizio va spesso a discapito del nostro sistema nervoso.

Ma la cosa potrebbe essere applicata ad altri settori, dall’insegnante troppo intimorito dalla classe, all’impiegato che si sente poco apprezzato, al marito (o alla moglie) che si sente svilito dalla controparte magari perché non compreso, a chi non trova lavoro e sbatte le corna continuamente su muri di gomma (perché magari spara curricula a ripetizione e sta cedendo all’ansia -legittima, ma terribilmente inefficace se non supportata da un piano strategico- di doversi trovare il lavoro ad ogni costo alla “ndo cojo cojo”) fino a a coloro che si sentono vittime e via discorrendo…. Tante piccole cose che spesso ci fanno sospirare, ci fanno fossilizzare sul “problema” e non sulla “soluzione” e infine capitolare con  la terribile frase “No, è inutile… Non ce la faccio … Non si può fare”

E invece si può sempre trovare il modo per urlare il liberatorio “Si… Può… Fare!”















P.S) tengo a precisare che non ho nessun tipo di legame, o collaborazione diretta o indiretta con il sito su menzionato, di cui però ho apprezzato il contenuto del post specifico che ho deciso di menzionare su matteosan.com.

Il potere strategico del “gioco di squadra”


Dedicato a tutti coloro che pensano che l’Italia sia un paese senza speranza.

All’ètà di 42 anni, dopo tredici anni di vita e di lavoro all’estero ho cercato e ostinatamente trovato una opportunità di lavoro nella mia città, Roma, e ci sono tornato. Per di più nel mio settore.
Le opportunità nella vita sono come i treni, bisogna andare a cercarle dove stanno, i treni passano alla stazione per esempio e non sotto casa tua.
Auguro a tutti di fare una lunga di esperienza di vita e di lavoro all’estero, ma soprattutto auguro a coloro che son partiti di tornare a lavorare nel proprio paese perché penso che si possa sviluppare un’opinione più obiettiva, un punto di vista diverso che permette di vivere meglio.

La maggior parte delle persone che conosco nella mia città natale, Roma, soprattutto di coloro che non sono mai andati a lavorare fuori (lo stesso lo posso dire per molte altre città del centro sud per conoscenze varie) le ho ritrovate più o meno come le lasciai 13 anni fa. E non parlo di dati anagrafici, o civili matrimoniali o catastali, quelli sono cambiati, ma parlo dello stato d’animo. Anzi, posso dire senza ombra di dubbio che li ho ritrovati pure peggio. Più depressi, disincantati e spesso incarogniti (eccezion fatta per i pochi che sono stati fuori e che sono tornati).

Posso fare diversi esempi, non posso generalizzare ovviamente visto che non sono un dipendente dell’Istat mi baso solo su ciò che vedo. E quello che vedo in Italia è un profondo sconforto, un disincanto che fa dire ai molti “masochista è chi resta, beato è chi parte” da un Paese che, dalla maggioranza viene definito allo “sbando” gestito nel migliore dei casi da incompetenti quando non da ladri e farabutti, in cui la diffidenza la fa da padrona (gli italiani sembra che odino prima di tutto gli italiani stessi).
I motivi sono tanti e sicuramente più che giustificabili legati a scandali a ripetizione, truffe conclamate, inettitudine burocratica e amministrativa. Sia. Ma quella che propongo in questa sede non è un’ ennesimo j’accuse e nemmeno una retorica soluzione politica, che pure vedo in essere in questo momento, ma una soluzione strategica.

Spesso sento discorsi che si fanno in fila alla Posta, o nei forum, su internet e nei gruppi di discussione. Si commentano le brutte notizie dei giornali urlate quando sono di cronaca nera. Mi domando come mai si dia per scontata e si accetti acriticamente una notizia di un giornale strillata in prima pagina, sull’onorevole X arrestato e la si generalizzi in una improbabile quanto erronea (dal punto di vista statistico) proprietà transitiva (governatore X arrestato = Ladro ⇒ quindi tutti gli italiani sono ladri), e non si dia altrettanto risalto ad altre notizie che potrebbero essere considerate positive (stanziamenti pubblici per ospedali e scuole per dirne una di attualità pubblica).
Sento fare da molti gli stessi discorsi di tredici anni fa, sullo scandalo del canone RAI, sulle assurdità delle imposte, sulle fantozziane pubbliche amministrazioni, le buche, l ICI, l AMA, l ANAS. Non credo di aver sentito nessuno dire pubblicamente che in Italia ci viva bene, sembra quasi sia una cosa di cui vergognarsi ammettere che ci sono delle cose belle nel Paese in cui stiamo. Al massimo si apprezza il cibo, il clima (che non è mica poco) e la squadra di calcio quando vince (aihmé in questo periodo sempre più raramente) e ovviamente salviamo dalla melma i nostri cari, la nostra famiglia (ad esclusione dei suoceri beninteso), degli amici e di coloro che amiamo che formano però una sorta di “ghetto” in cui ci si rinchiude perché gli “altri” sono considerati spesso disonesti, i “furbetti”, gli italiani di cui ci vergogniamo di farne parte, orgogliosi del proprio paese solo quando si tratta di mettere il tricolore fuori la finestra.
Domandatevi quanti veri amici vi siete fatti negli ultimi dodici anni. Parlo di veri amici, persone nuove con cui magari condividete una vacanza o un pianto. Non sono forse i vostri amici sempre quelli di dodici o vent’anni fa? Quelli dell’Università al massimo o forse del Liceo? Forse perché quando si è più giovani si è un po’ più disposti a sognare, si è meno diffidenti, più aperti alle nuove amicizie e alle nuove esperienze?

Tornando ai furbetti e alla malasorte che ci tocca di vivere in questo paese che consideriamo “allo sbando” alla macchina del caffè, sui social network, sui gruppi di discussione almeno una volta a settimana parte la filippica del disperato di turno, tipicamente il Lunedì mattina, con una sviolinata di bestemmie sulle buche sull’ardeatina, sulla “bomba d’acqua che ha invaso Roma”, sul lavoro in nero, la pubblica amministrazione che funziona male, i clienti o i fornitori che non pagano, sugli zingari, le truffe e via discorrendo. Tutto sempre al negativo. Fateci caso: un temporale estivo diventa una “bomba d’acqua” ma pure se fa bel tempo non si scrive sul giornale “arriva un bell’anticiclone preparatevi che ci godremo il mare”. Manco per niente! Meglio un bell’occhiello gigante “ARRIVA CARONTE, ALLARME IN CITTA’, PROTEZIONE CIVILE ALLARMATA”. Ma è possibile che viviamo sempre sull’orlo della catastrofe? Possibile che tutto in politica, società sia marcio e da buttare? Possibile che il paese sia veramente allo sbando? Possibile che ci sia del “CLAMOROSO” in tutte le cose che ci circondano? Forse che stiamo veramente guardando il mondo dal binocolo della parte sbagliata? Forse non è che abbiamo perso veramente il senso della prospettiva, dell’obiettività di giudizio? Siamo una piccola formichina bloccata su un granello di sabbia, con un prato a due centimetri e continuiamo a sbattere sul granello di sabbia pensando di vivere in un deserto?

Una volta a Parigi feci un corso di Programmazione Neurolinguistica. Era organizzato dalla mia ex azienda per migliorare la produttività dei quadri medi di imprese del settore della new economy, spesso team manager che si trovano ad affrontare nel loro piccolo dei gruppi di persone sotto forte stress. E’ dimostrato che anche solo dire la parola “problema” (”hey capo! Ho un problema!”) pone il nostro cervello in posizione difensiva, che si diminuisce la capacità razionale. Si dovrebbe vedere un problema come un’opportunità di trovare una soluzione. Ieri sera mi si è scassato il televisore. Una tecnica di PNL si chiama di rifocalizzazione (o cambio di prospettiva come quando fai una foto e ti sposti per vedere l inquadratura da un altro punto di vista). Una prospettiva è la bestemmia : se lanci improperi contro la malasorte o vere o presunte divinità magari continuando a spingere il tasto del televisore per riaccenderlo non risolverai il problema. Avrai solo generato più stress che si autogenera rendendoti ancora più nervoso. Una secondo prospettiva è pensare che forse una serata o anche una settimana senza televisore non è poi così male. E ancora che forse puoi divertirti come a un quiz di enigmistica, vai su internet “googli” e scopri che altri hanno avuto il tuo stesso problema. Se il televisore non è in garanzia magari ci metti le mani e scopri che non è poi così difficile risolvere il problema. E via discorrendo.

Un’altra cosa che insegnano nei corsi di PNL o in qualsiasi tecnica di problem solving strategico è la riformulazione del problema da un altro punto di vista. E in questo senso penso che vivere all’estero (ma poi rientrare) sia importante. Perché ti permette di vedere le cose “da un altro punto di vista” e di fare comparazioni un pelo più obiettive. In Francia dove ho vissuto per ben 13 anni, sicuramente le strade non hanno buche, sicuramente i trasporti pubblici funzionano meglio, sicuramente c’è meno lavoro in nero, ma è anche vero che se c’è uno sciopero del settore pubblico può durare un mese (sic!), che sulla metropolitana puoi cascare per terra e a Parigi (soprattutto nell’ora di punta) la gente ti monta sopra senza degnarti di un saluto, che per vedere il sole devi magare aspettare una settimana. Quello che intendo dire è che non esiste il mondo di Pandora: magari esistono Paesi con dei problemi, alcuni gravissimi ma non insolubili. Che i casi limite ci sono ma secondo me per nostra fortuna noi ne siamo esenti e ad oggi dovremmo essere felici di ciò: c’è molta gente disperata in questo momento che rischia la vita per scappare da paesi sotto le bombe o da fame vera, che muore su barconi scassati che attraversano il canale di Sicilia. Ci sono casi, estremi, dove le soluzioni si riducono all’osso e quella che garantisce la sopravvivenza immediata (ma fino a un certo punto) è una fuga precipitosa. Fino a prova contraria io di Italiani che scappano sui gommoni non ne vedo e non ne leggo sui libri di storia dai tempi delle emigrazioni a Ellis Island . Ho invece sentito di Italiani che per passare il concorso di Neurochirurgia se ne vanno in Romania, o di avvocati che per passare il concorso di procuratore se ne vanno in Spagna, o di gente scartata al test di ammissione cerca di rientrare facendosi un biennio in Albania, o di chi tenta il “CEPU” per bypassare il corso di ingresso in medicina. E non credo che lo facciano per disperazione ma perché è più “facile”. Scelta strategica? Mah… non so. Forse però più strategico di chi invece si lamenta, piange sulla malasorte che lo costringe a vivere in una città che lui stesso definisce uno “schifo” in un paese che tutti definiscono allo “sbando”, dove ormai non c’è più speranza, perché non cambia niente e quindi non cambia la sua vita.

Spesso mi son sentito dire che incito all’emigrazione, ma che c’è gente con moglie e figli che non può emigrare (andatelo a dire a quei poveracci che rischiano la vita con i figli attraversando il canale di Sicilia). In ogni caso io non credo che l’unica soluzione ai mali del nostro paese sia “emigrazione” o “rivoluzione”. Semplicemente perché come dimostrerò dopo non esiste l’UNICA soluzione. Innanzitutto la prima cosa da fare è di stimare “obiettivamente” quali sono i veri mali del nostro Paese, di capire cosa è fisiologico in una democrazia, come per esempio una certa spesa sociale di cui sono un accanito difensore, di capire per cosa veramente valga la pena di urlare scendere in piazza e di fare, si, se necessario la rivoluzione, da quelle che sono “battaglie di retroguardia”. Buttare tutto nel calderone è inutile. Onestamente credo di conoscere abbastanza bene l’Italia. Ci ho vissuto fino a 28 anni, e poi l’ho seguita grazie ai mezzi di comunicazione e di trasporto che nel ventunesimo secolo ti permettono di guardare un telegiornale regionale di Napoli da Parigi e di tornare a Roma ad ogni week end pagando il prezzo di un interregionale Milano-Firenze. E da fuori ho visto anche i pregi e i difetti di paesi che molti portano sempre nei soliti discorsi qualunquisti ad esempio europeo: Francia, o Germania.
La verità (la mia verità ovviamente) è che, dopotutto, penso che ogni paese della vecchia Europa occidentale abbia pregi e difetti, e soprattutto le stesse potenzialità. E’ come un campionato di Serie A, le prime 18 squadre si assomigliano tutte, hanno dei brocchi e dei campioni ma quello che conta alla fine è lo spirito di squadra. Puoi essere il Brasile mundiao ma se ogni giocatore va per se ed è diffidente dei suoi compagni il Brasile mundiao diventa il Brasile pecorau: una squadra appunto di pecore, senza il cane pastore, allora si allo sbando, perdente, cotta , depressa (avete notato che alla fine il Brasile aveva bisogno dello psicologo durante questi mondiali? ) e prende sette goal da una squadra degna di questo nome (posso fare lo stesso discorso della Spagna del 2010, una perfetta macchina da guerra fatta da 11 persone perfettamente sincronizzate).
Sono fermamente convinto che la maggioranza dei problemi del nostro paese dipendano dal fatto che gli italiani tra di loro non vogliono fare un gioco di squadra, perché non si fidano non dei rumeni o dei rom, ma soprattutto di loro stessi come italiani, ormai non c’è neanche lo spirito per una sana rivoluzione ma per un disincanto disfattismo individualista che genera quella rabbia del lunedì mattina, che svanisce al martedì sera. E sottolineo: individulista (ognuno per se, dove per ognuno possiamo estenderlo : io e la mia famiglia e che il resto crepi). Che è il peggio che possa capitare in democrazia. Se vi studiate la storia è un terribile presagio di anarchia e di derive autoritarie.
I vecchi saggi di cui oggi purtroppo nessuno sente il bisogno narrano di come nel primo dopoguerra i vicini di casa si aiutavano l’un l’altro. Di come la signora Rosa del piano di sopra aiutava la signora Elvira al primo piano se le mancava la pasta o il detersivo perché sapeva di poter contare su un sistema di solidarietà condiviso. Tutti avevano bisogno di tutti. Oggi nessuno ha bisogno di nessuno, grazie anche alle nuove tecnologie manco usciamo di casa per fare amicizia basta un click. Tutto è legato. E non è solo a Roma, io ho vissuto a Parigi per anni dove impazzano i siti per i single e non solo quelli per incontri amorosi ma anche quelli semplicemente per fare amicizia. Una società così non può che diventare sempre più incarognita, diffidente e cattiva. E il gioco di squadra a livello macro sociale a livello di Paese va a farsi friggere. Come possiamo pretendere che i Napoletani o i Romani facciano gioco di squadra se essi per primi non si fidano di loro stessi, dei loro stessi simili dei loro stessi vicini di casa perché si lasciano divorare dal terribile germe del “è tutto uno schifo e un magna magna, so tutti dei ladri”. “In questo mondo di ladri” cantava Venditti nel 1987…. Era prima di tangentopoli. Son passati più di vent’anni. Guardiamo avanti.

Io sono dell’opinione che se una persona sta male ha il dovere il diritto di cercar di star meglio. E le soluzioni sono tante. Ho sentito giovani imprenditori romani lamentarsi di dover lavorare con le Pubbliche Amministrazioni che pagano a 6 o 12 mesi che è obiettivamente un problema esistenziale per piccole e medie imprese. Bestemmioni, improperi, frasi del tipo “sono con le spalle al muro!”. Cosa farebbe un vero amico a uno che ti dice così? Gli dici “poverino mi dispiace” e ascolti pazientemente le sue bestemmie come farebbe uno psicanalista con un malato sul lettino o cerchi di aiutarlo a trovare delle soluzioni? (non dico che lo psicanalista non serva, ma spesso bisogna aspettare sette-dieci anni per vedere una soluzione, in questo caso un pelino fuori portata). E allora pensiamole le soluzioni dai! Puoi pensare di cambiare il sistema politico delle pubbliche amministrazioni col voto? Si, ma prende tempo. Dai su, pensiamone un’altra: se stai veramente con l’acqua alla gola e non vuoi emigrare da questo paese, o peggio mettere qualche bomba da qualche parte ingegnati e cerca di non lavorare con degli Enti che pagano a sei mesi (se puoi farlo). Vuoi pagare la “bustarella”? Beh problema tuo, è una soluzione, illegale ma poi non dire che sono tutti ladri. Organizza un “meet up” sul tema “imprenditori e pubbliche amministrazioni”. Ti iscrivi su meetup.com. Inviti gente, esponi il problema e vedi che succede (modello “google del televisore” 🙂 ): se il problema è generalizzato magari qualcun altro prima di te ha pensato già alla soluzione: venti cervelli pensano meglio di uno no? Possiamo continuare l’esercizio ci possiamo stare qui fino a domani. Ma piangere, bestemmiare e continuare a dire “non è possibile, l’unica è scappare o fare la rivoluzione” è strategicamente una “non soluzione”. Niente è impossibile, fuorché la morte (e anche li, se credi in qualcosa dopo se ne potrebbe discutere…) Non mi si venisse a dire che ciò che riguarda le scienze umane è “impossibile”. Persino in ambiti cartesiani e razionali come la matematica e la fisica frasi tipo “impossibile” sono bandite. Si dice al limite che “è infinitesimamente probabile”.

Ebbene io penso che ci siano i mezzi in Italia per trovare il modo non solo di migliorare il paese, ma prima di tutto di migliorarci la nostra vita, il nostro lavoro ed evitare così di tirarci stancamente avanti col motore al minimo. Analizzando il problema e cercando almeno tre soluzioni. Almeno tre! Sforzatevi! Fatevi aiutare! Le troverete sempre. Dalle più strambe alle più illuminanti. Parlatene con gli altri, con persone più grandi o gente che magari vive fuori dal vostro entourage familiare. Se sentite di stare in fondo al pozzo e di non poterne uscire fuori domandatevi da quanto tempo vi sentite così. Se sono anni, avete il diritto anzi DOVERE di uscirne fuori e la bella notizia è che è possibile. E non ne uscirete prima bestemmiando contro Iddio o la malasorte, ma semplicemente cambiando un parametro mentale: abolite le parole “problema” e “impossibile” e sostituitele con “soluzione” e “probabile”. Scoprirete che magari è piacevole passare una serata a discutere di come trovare soluzioni e alla fine vi renderete conto che, nonostante le buche, le truffe, la burocrazia e gli sprechi della politica, questo Paese non è più allo sbando di come lo fosse sessant’anni fa. Sessant’anni fa quando la gente, con le poche cose che aveva terminava un’autostrada in tre anni. E non solo grazie ai soldi del piano Marshall, ma soprattutto grazie all’energia del gruppo, al gioco di squadra.

Ovviamente questa è una soluzione, fra le tante.

Sicurezza, Crittografia e Trust Service Management dei sistemi Embedded

Ritengo utile publicare una parte dell’ultimo corso che ho tenuto all’Ecole Centrale De Electronique di Parigi (www.ece.fr)  per gli studenti del quinto anno di Ingegneria dei sistemi elettronici embedded.

Il corso comprende una parte molto più ampia dedicata alla fabbricazione dei wafer di silicio monocristallino su cui sono costruiti attraverso successive mascherature i “mattoni” di base di ogni circuito elettronico integrato, i transistor (tecnologie aihmé oggi sempre più nel dimenticatoio) e che per chi fosse interessato può consultare su questo stesso blog al seguente indirizzo Appunti di fabbricazione dei Wafer di Silicio Mono cristallino .

Questa parte su cui verte il presente “Post” invece si concentra su un’introduzione alla crittografia e alla sicurezza abbastanza generica che serve per poter capire la successiva parte sul Trust Service Management che oggi con la sempre più ampia diffusione degli smartPhones diventa di importanza capitale.

La domanda da chiedersi è : quanto è sicuro effettuare una transazione di pagamento o di identificazioen personale con un’applicazione installata sul mio Smart Phone? E come garantire che le informazioni confidenziali nel mio telefono non possano essere estratte da terze parti non autorizzate? Ma ancora: come assicurarci di garantire l’autenticità del proprio telefono o dell’applicazione che su esso è installata?

Sono domande che richiedono fiumi di pagine al di fuori dello scopo della presente pubblicazione e guardando sul web potrete trovare parecchie risposte dal punto di vista dell’utente finale. Invece in questa sede si vuole dare il punto di vista che per una volta non sia “applicativo” ad alto livello ma hardwaristico di basso livello, ossia dal punto di vista di chi “fabbrica” i chip che devono contenere le informazioni di sicurezza che devono essere protette (in crittografia questa informazione è quasi sempre una chiave di accesso). E quello che il grande pubblico spesso non sa è che per fabbricare un telefono esistono diversi “attori” che si parlano durante il processo di fabbricazione, essendo il grande produttore finale (quello che in alcune slides viene indicato come “OEM”: Original Equipment Manufacturer”) solo la punta dell’iceberg di tutta un’industria che lavora in sottofondo alla realizzazione di cose molto piccole ma che richiedono spesso tanti ingegneri quanti ce ne possono volere per costruire cose molto grandi come un moderno aereo di linea.

Il corso è anche un messaggio per certi addetti ai lavori che pensano che la sicurezza dei sistemi embedded possa farsi esclusivamente attraverso algoritmi di tipo “Software”. Ritengo, e come me molti altri, che la sicurezza sia un concetto di tipo “olistico” ossia omnicomprensivo in cui ogni sistema debba fare la sua parte e sia assolutamente necessario.
Le pubblicazioni sono in inglese (con buona pace dei puristi francesi 🙂
Mi scuso di già per gli eventuali errori imputabili solo alla mia responsabilità, non potendo, purtroppo per questioni di tempo, dedicare all’insegnamento la parte del tempo che meriterebbe (così come il tempo per le correzioni).

Questo primo blocco si limita a spiegare i concetti base di sicurezza e crittografia
00_Introduction_to_security_And_Crypto

Questa seconda parte invece spiega i concetti del TSM (se scaricate il file powerpoint assicurate di vederlo in modo “presentazione”. Il terzo file word è praticamente la spiegazioen a parole delle differenti slides
01_TRUST PROVISIONING
01_TRUST PROVISIONING_Slides_explainations

E per evitare di restare sempre sul teorico un esempio di un applicazione commerciale reale e attualmente in uso

http://vimeo.com/77405148

Primarie e primavere

L’Otto dicembre ci saranno le “prime” primarie, per ora quelle del PD.

Io penso che sia un’importante occasione per cominciare a pensare di cambiare il paese (per favore se siete di quelli che pensano che è tutto un magna magna, che si stava meglio quando si stava peggio, che non c’è più niente da fare fatemi il piacere di fermarvi qui e tornare a fare le cose – inutili –  che quotidianamente fate perché evidentemente la pensiamo in maniera diversa).

Su questo sito molto spesso ho scritto di depressione italiana, di terapie strategiche del cambiamento. Ecco il cambiamento. Le primarie sono un ottimo strumento democratico per esercitare questo diritto di cambiamento. Si inizia l’otto dicembre con il PD. Mi auguro caldamente che il Movimento 5 Stelle di Grillo segua la stessa linea così come il PDL e le altre forze politiche. Ovviamente perché le primarie abbiano senso devono essere aperte a tutti, e non solo agli iscritti altrimenti sono autoreferenziali.

Per quelle del PD dovrebbe uscire una lista dei seggi. Io mi sono scervellato a cercare di capire dove siano purtroppo un questo link sembra facile ma poi non troverete la lista dei seggi http://www.primariepd2013.it/?q=comesivota.  La cosa migliore è che mandate una mail al responsabile di zona che potete trovare qui http://www.partitodemocratico.it/vicinoate/circoli/summa.aspx (possono votare anche gli italiani all estero: trovate la mail della persona della vostra città all’estero in questo link http://www.partitodemocratico.it/aree/italiani_nel_mondo/documenti/mappa.htm :  Io ho scritto al tizio di Parigi che mi ha risposto rapidamente e gentilmente).

Una raccomandazione: le primarie non piacciono molto agli estabilishment dirigenziali dei partiti. Che siano di destra o di sinistra coloro che hanno esercitato ruoli di primo piano e direttivo per lustri hanno una particolare allergia a degli strumenti democratici che possono mandarli a casa dall’oggi al domani. Non aspettatevi che sia facile capire come si vota alcune volte possono applicare qualche trucchetto sporco (come l’anno scorso dove se non avevi votato al primo turno non avevi il diritto di votare al secondo o come il M5S che limita il voto agli iscritti prima del 2012, sul PDL non saprei dire non hanno mai avuto il coraggio di farle). Fate sentire la vostra voce nel caso che le cose non vi piacciano, scrivete ai forum e incazzatevi se il caso. Meglio che calare le braghe.

Ripeto se mi riferisco alle primarie del PD è solo per un caso, perché sono i primi a farle. Votetrò anche a quelle del M5S  e del PDL se come spero verranno indette.

Ovviamente se siete di quelli che pensano che non ci sia più niente da fare potete iscrivervi ai black block, premere per una deriva rivoluzionaria antidemocratica o scappare dal paese. Non le condivido ma sono scelte che in casi estremi, come dimostra il nord africa, possono purtroppo avvenire. Ma siamo veramente a questo punto? Dove stanno i barconi di italiani che scappano sul mediterraneo? Il paese va male ma non è troppo tardi!

Questo è uno dei modi strategici di pensare al nostro Paese, secondo me, nel piccolo, per ciò che riguarda la vita politica così magari da poter regalare anche a noi e ai nostri figli una nuova primavera, possibilmente il meno dolorosa possibile.

ciao!

Depressione Italiana

Prendo spunto da un paio di episodi che sono successi ieri

Sto a mensa, a Parigi. Incontro tre italiani di una nota azienda telefonica nostrana che sono distaccati in Francia. Tutti e tre del sud. Discutono animatamente e mi infilo volentieri nel dibattito. Si parla dei mali dell’Italia, dei figli senza lavoro, del paese che e’ stanco e statico. Tutte cose che sappiamo. Solo che i tre, che non sembrano proprio scaricatori di porto con la terza media ma impiegati quadri con un background culturale medio (laurea o simile), riciclano le solite frasi che si sentono dappertutto nei bar : ” il voto di scambio e’ inevitabile al sud…” , ” io ci provo a cambiare ma e’ inutile, l’unica e’ scappare” “e’ tutto un magna magna”…. Stanco di sentire le solite lamentele qualunquiste cerco di dare una sterzata alla discussione utilizzando alcune tecniche di comunicazione paradossale, ponendo delle domande del tipo ” pensate che il paese sia lo stesso di cinquant’anni fa?”. La risposta sempre la stessa : “non cambia niente”. Allora mi sono innervosito : “veramente pensate che la Sicilia e’ la stessa di duecento anni fa”?  Al che il terzo tizio seduto davanti a me, quello che fino ad allora era restato in silenzio, alza la testa dal piatto, e mormora lapidario : “era meglio!”

Incidente ieri a Giuliano Gemma che muore purtroppo  in ospedale per complicazioni dopo un incidente d’auto. Il TG2 fa un memoriale abbastanza classico, il corriere oggi riporta la morte ricordando il personaggio. Il primo commento di un mio amico a Roma e’ stato “E’ morto Gemma. L’ambulanza ci ha messo due ore ad arrivare, la polizia municipale si rimbalza la responsabilità con il 118, e’ tutto uno schifo”. Domanda: chi l’ha detto? Come mai ci hanno messo tanto (se e’ vero) a tirarlo fuori dall’auto?  Ma soprattutto: perché in Italia siamo cosi’ pronti a credere (e a infervorarci) a scandalacci e a cose brutte? Perché’ capitano certo. Ma non capitano MAI cose anche belle per cui vale la pena di dire oprgogliosamente “W L’italia?” O siamo solo orgogliosi del nostro paese quando ci sono ste cazzo di partite di calcio? Io le vieterei per un anno le partite di calcio in televisione! E’ l’anestetico sociale, la droga che rincoglionisce! La cocaina che ci passano per ammorbidire gli spiriti ribelli.

Ma poi,  non sarà’ che su molti giornali non si cerca a bella posta lo scandalo dappertutto anche se non c’e’ per fare notizia?
Incidente a Fiumicino, un aereo atterra senza carrello. Titolo della Repubblica a un video di You Tube “i carrelli degli Airbus sono difettosi”. Non magari “eccezionale prestazione del pilota”. Cambia tutto no? Nel primo caso hai PAURA. Nel secondo caso no e hai SPERANZA. La paura ti fa restare a casa “coi sacchi di sabbia alla finestra” come cantava Lucio Dalla, la Speranza ti fa AGIRE. Chiaro il concetto no?

Ci sono delle cose su cui non si possono usare mezzi toni. Se ottanta poveri cristi muoiono a Lampedusa io chiedo il lutto nazionale, chiudo le scuole per forzare le persone a riflettere su immani catastrofi umanitarie e faccio il titolo a sedici colonne; ma anche li: polemiche da quarta categoria interne: la lega che se la prende col ministro dell’immigrazione. Il Papa che dice “e’ una vergogna” ma nessuno che dica: andiamo a fare un summit in Nordafrica tutti insieme, il prossimo G20 non lo faccio a San Pietroburgo ma lo faccio in Somalia, per capire come risolvere i problemi LAGGIU’ perche’ se quelli muoiono di fame la e’ normale lo farei anch io che scapperei alla disperata: dite che e’ utopistico. Cosa costa proporlo?

E invece ci si arrovella sullo scandaletto interno. Lo scandalo. A me che mi frega di quello che un esponente della Lega ha detto del sottosegretario agli interni. Che mi frega di sentir parlare solo delle dimissioni di Berlusconi per una settimana per poi scoprire che alla fine hanno votato la fiducia. Da una parte dicono “gesto nobile” , dall’altra “hai perso TIE! prrrr”: Ma che stiamo all’asilo Mariuccia? Ma si può bloccare il paese, e il parlamento in dibatti di questo livello che non si osava fare neanche alle autogestioni del primo liceo ? Si puo’ vivere e cibarsi di sacandali? La sera si sta seduti tutti zitti davanti al telegiornale. Rai uno parla degli scandaletti, snocciola le solite notizie ingessate e filtrate, La Sette invece propone un campo di battaglia Mentana ogni sera urla “CLAMOROSO” pure se un esponente politico X si e’ scaccolato in parlamento. E noi li a guardare il telegiornale aspettando la soap. E se la spegnessimo sta cazzo di televisione la sera che e’ l’unico momento in cui la famiglia e’ riunita a tavoila e magari e’ l’occasione per parlare un pochetto?

Lo scandalo gridato alla lunga genera rabbia permanente che poi sedimenta e si trasforma in una cosa ancora peggiore: la depressione. A furia di leggere titoli che parlano solo di presidi arrestati per nepotismo, amministratori arrestati per frode, “pinze nella panza” si rischia di entrare nel loop infernale che il paese e’ veramente marcio fino al midollo e allora molti pensano alle tre alternative

1) Me ne frego, rubo anche io se posso tanto gli altri non sono meglio di me

2) Vorrei far qualcosa ma “il piu’ pulito cia’ la rogna” non mi fido di nessuno: mi deprimo e mi piango addosso (questo e’ lo sport nazionale della maggior parte delle persone)

3) Scappo e vomito sul mio paese

Io non faccio un discorso politico ma sociologico e psicologico. Una persona depressa rende meno. Non ha la forza di uscire di casa, se fuori piove pensa “che palle anche oggi piove non posso andare a giocare a tennis” non vede le alternative strategiche tipo “il tempo ideale per andarsene a vedere un bel film al cinema”. Il depresso non agisce. Soffre terribilmente e masochisticamente sembra necessitare della sua sofferenza. E’ un cane che si morde la coda. La depressione e’ terribile e pericolosa. Una malattia che può’ colpire non solo un singolo ma un intero paese. Si capisce quando si e’ depressi non solo se si perde ogni piacere della vita e si vegeta sul divano (anche un medico legale con la specializzazione in estetica riuscirebbe a capire che trattasi di depressione) ma la depressione (nevrotica) puo’ manifestarsi anche dalla ripetitività’ delle azioni che si fa, dalla mancanza di fiducia negli altri e nell’altro, dalle fobie dalle nevrosi,  dalla PAURA DEL CAMBIAMENTO, dallo stress che ti fa venire voglia di uccidere chi ti taglia la strada perché e’ un delinquente come il 90% di quelli che ci circonda, dalla rabbia esagerata che ci fa svalvolare per un incidente domestico. Sono tutte reazioni smisurate di chi cura la sua depressione con effetti placebo.  Un comico una volta disse che l Italia e’ il paese dove si usano meno antidepressivi perché’ alla fine noi diciamo “sticazzi”. Io non conosco le statistiche, ho letto su internet che in effetti sembra che i paesi dove si consumino piu antidepressivi siano quelli del nord Europa. Conosco molti italiani che si incazzano tutta la settimana dei mali del paese ma poi la domenica dicono “sticazzi” perché’ c’e’ la partita, la braciata, la porchetta e il Lunedì si ritorna a pensar male del nostro paese. Non sarà’ depressione ma questa e’ psicosi nevrotica!

Depressione e nevrosi sono l’antitesi del progresso sociale. Paesi come gli Stati Uniti, il paese degli eccessi, sono quelli dove regnando una certa “ingenuità’ sociale” ma anche un certo spirito di iniziativa,  di voglia del rischio (e una assoluta mancanza di compassione sociale guardate quanto pena Obama per far passare una riforma sociale minima), ma soprattutto di “fiducia nel paese” , il paese del “YES WE CAN” dove alla fine pure se ci si ammazza politicamente il presidente e’ quello di tutti. Andate a vedere al cinema :IL MAGGIORDOMO e capirete cosa intendo (http://www.allocine.fr/video/player_gen_cmedia=19515848&cfilm=188951.html). Tutto questo può sembrare ingenuo, per anni in italia abbiamo schifato e guardato con aria di superiorità’ questa ingenuità americana. Ma in un paese come il nostro giustamente forse bisogna tornare ad essere ingenui come i bambini per avere la forza di fare le cose. Per averne pero’ la PERSEVERANZA bisogna pensare STRATEGICO se no si generano una marea di idee che poi diventano monnezza (di “tuttologi” o ‘visionari” del marketing strategico ce ne abbiamo piene le tasche, uno solo diventa Steve Jobs).

Che futuro possiamo dare ai nostri figli se continuiamo a pensare che e’ veramente tutto uno schifo? Che ci abitiamo a fare in Italia, perché’ non prendiamo tutti uno zatterone come quei poveri cristi che venivano dall’Africa e ce ne andiamo in Norvegia? Perché’ non lo si fa? O si resta e si COMBATTE per cambiare il paese (con i mezzi democratici che la Repubblica ci offre) oppure… oppure stavolta non  mi viene l ‘alternativa scusate.

E infine perché i giornali non strillano con altrettanto vigore le cose buone che i nostri cittadini e il nostro paese produce? L’assessore che ruba va messo in prima pagina. Ma anche l’imprenditore che crea un nuovo lavoro, o magari un progetto nuovo per la scuola va urlato altrettanto no? (O forse non andrebbe urlato più niente perché ne abbiamo abbastanza delle urla). Le cose belle sono sempre sussurrate, quelle brutte urlate. Anche un amore passionale urlato e’ sintomo di un dolore troppo forte. Come se ci fosse un inconscio sadomasochistico piacere a soffrire dei nostri mali. Forse per questo ci si ricorda meglio dell’Inferno di Dante ma non del Paradiso. Ma questa e’ una tattica di comunicazione dei mass media. Loro lo sanno che e’ più appetibile il titolo scandalistico. Ma oggi le informazioni ce le possiamo andare a cercare su diversi media, e, quindi, infine farci un opinione più obiettiva di come stanno le cose.

E magari cominciare a vedere finalmente il bicchiere mezzo pieno che e’ il miglior antidepressivo che esista, salvaguardare la nostra energia non dispersa alla ricerca dello scandaletto del giorno, ma canalizzarla per definire un piano di miglioramento strategico per noi, per il nostro paese , per i nostri figli. Per il nostro futuro.