June 26, 2017

Invisibile

 

Invisibile (Invisible), Paul Auster, (C)2009

“Scrivendo di me in prima persona mi ero represso , mi ero reso invisibile, mi ero reso impossibile scoprire ciò che stavo cercando. Occorreva che mi separassi da me stesso, facendo un passo indietro e scavando uno spazio fra me stesso e il mio tema per cui tornai all’inizio […] e cominciai a scrivere in terza persona”

Tutti coloro che hanno tenuto, per poco o tuttora, un diario, svilupperanno un’imeddiata empàtia per il libro di Auster. Una storia molto newyorkese ma per un buon terzo ambientata in Europa nella più classica e oserei dire scontata Parigi (scontata perché romanzata e forse sopravvalutata da scrittori di chiara fama, come non ricordare Umberto Eco che nella sua ultimo romanzo storico “Il Cimitero di Praga” si diletta in erudite digressioni culturali storiche e gastronomiche di una città che ha sempre amato dai tempi del Pendolo di Focault, indiscusso amante de la ville des lumieres).
Una storia inizialmente un po’ banale, da romanzo rosa-grigio- se volete (un giovane studente di lettere che entra suo malgrado in una storia torbida tra il suo professore-editore e la sua amante di dieci anni più anziani), tanto che dopo il primo terzo del libro quando il protagonista viene completamente sopraffatto dagli eventi voi, europei, vi dite “la solita esagerazione americana”…
E invece Auster continua a sorprendervi, giocando sugli “eventi casuali” che a lui piacciono tanto e che rendono i suoi romanzi sempre soprendenti, e il secondo capitolo ci colpisce in maniera originale e sorprendente (come uno schiaffo in pieno viso quando non te l’aspetti) e la normale vita quotidiana del protagonosta si trasforma in una storia torbida, tormentata, difficile da leggere e una curiosità morbosa vi spinge ad andare avanti. Di più meglio non dire per non privavi del piacere della lettura.
Se arriverete a metà del libro, non vi ci vorrà più di una giornata per terminarlo e a pensare al prossimo da leggere,
Consiglio Leviatano.

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