November 14, 2019

(Italiano) Uguaglianza uomo-donna e la mannaia del “politically correct”

Riflettevo stasera su due notizie apparentemente diverse apparse oggi sul Corriere, con conseguenze naturalmente agli antipodi, ma legate da un fattore in comune.

La storia di Strauss Kahn che in Francia chiamano DSK, tristemente nota, che ha rivoluzionato la corsa alle presidenziali francesi per l’anno prossimo e causato un tornado ai vertici del FMI. E un’ altra, sicuramente più rosa (ma non certo per i protagonisti), quella della “lite” per l’ aggressione “al bacio” di Alessandro Haber nei confronti della vittima Luciana Lavia.
Credo sia il momento di ritornare al mio ruolo decisamente politicamente scorretto perché considero queste storie politicamente scorrette.
Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi si sono raggiunti dei grandi traguardi in termini di eguaglianza e pari diritto o pari opportunità come dir si voglia tra uomo e donna o in generale tra le classi tradizionalmente forti e quelle deboli (come le donne o le minoranze).

Sarebbe più appropriato dire che le donne hanno recuperato quel gap che avevano nei confronti degli uomini in termini di accessibilità al lavoro e diritti civili che un tempo non avevano. Oggi una donna può chiedere il divorzio, quarant’anni fa era inammissibile. Oggi una donna può pilotare un aereo, oggi una donna può praticamente accedere a tutta una serie di servizi, tutele e diritti un tempo concesse e riservate solo agli uomini. Indiscutibili effetti del progresso democratico di cui credo il nostro occidente debba andarne fiero.
So far so good direbbero in america.

La mia impressione è che questo gap non solo è stato colmato ma anche superato. A causa anche della debolezza maschile probabilmente, della completa confusione o sovrapposizione dei ruoli, l’uomo è fermo da quel dì. Chapeau all’intraprendenza delle organizzazioni femministe.
Senza restare troppo nel generico perché non sono un sociologo e le cifre statistiche possono essere sempre usate da una parte o dall’ altra, entriamo nel dettaglio di questi due fatti di cronaca. Il punto comune che li lega è la denuncia di una violenza (in un caso presunta, nell’altro appurata ma decontestualizzata) subita da una donna e denunciata da una donna contro l’accusato: un uomo.

Un tempo, quando il mondo era alla rovescia, la donna neanche denunciava questi episodi. Purtroppo sapeva, in una società rigidamente dominata dai ruoli cristallizzati delle società patriarcali, che denunciare il proprio marito per violenze domestiche, magari se abitavi in un piccolo centro, era una battaglia persa in partenza. Si abbozzava e si stava in silenzio (rimando al riuscito film “Chocolat” per rendere l’ esempio più chiaro). Anche violenze al di fuori della cerchia domestica, violenze inaudite, venivano celate per vergogna e disincanto nei confronti di un sistema giudiziario immaturo, impreparato e probabilmente “fazioso”. Oggi il sistema giudiziario così come il mondo dei diritti civili ha fatto enormi passi in avanti, ma siamo sicuri che questi passi, come recita la famosa frase dietro ad ogni scranno di tribunale , siano stati “uguali per tutti”?  Uguali anche per l’uomo? Non si sta rischiando di creare una sorta di “casta priviliegiata” o protetta, quella delle donne, a cui credere “per partito preso” passando sopra il principio di presunta innocenza o quantomento dell’uguaglianza delle parti quando si è in presenza di “parola mia contro parola tua?”.  Si potrebbe estendere il discorso alle minoranze, alle categorie cosiddette “protette”, la sostanza non cambia e cioè che c’è una giustizia che è “un po’ più giusta” nei confronti di qualcuno (bella scoperta) : oggi non si può scherzare sulla presunta tirchieria di un ebreo perché si è tacciati di antisemitismo e razzismo, ma si può parlare tranquillamente dei genovesi e degli scozzesi dal braccino corto (che poi sono gli stessi ebrei a prendersi spassosamente in giro da soli, si legga Ovadia per esempio) . Oggi non si può manifestare insofferenza anche in una normale discussione (magari colorita con un collega) e prendersela con gli omosessuali o contro le donne brutte, siamo d’accordo che sono discorsi da bar che squalificano chi li dice ma le conseguenze sono forse estreme: si rischia il posto di lavoro (vedi il pilota “omofobo” e maschilista della Southwest Airlines). Che le conseguenze debbano restare gravi per personaggi di spessore pubblico che debbono dare l’ esempio (Presidenti del Consiglio o Direttori del Fondo Monetario Internazionale) se ne può discutere. Ma che possano avere delle conseguenze penali gravi per il piccolo borghese non mi sento di dire che renda la società più libera. Bisogna contestualizzare. E leggendo questi ultimi fatti di cronaca mi pare che si stia facendo la pipì fuori dal vaso.

Oggi se hai un diverbio con una donna sul posto di lavoro devi stare attento a quello che dici perché rischi il posto di lavoro stesso quando non una denuncia che può avere conseguenze penali rilevanti. Oggi, in generale, se non sei assolutamente “politically correct” non solo sul lavoro ma anche nella tua vita privata (perché rischi che qualcuno racconti a qualche giornale quello che dici nella tua vita privata) rischi di avere delle conseguenze estremamente gravi, talvolta, come nel caso di Haber, francamente sproporzionate al gesto. Ho l’impressione che le conseguenze per certi atti vadano al di la della ragionevolezza.

Nei tre casi specifici citati abbiamo l’uomo più importante della terra dopo il presidente americano che ha probabilmente fatto una gran cazzata – perché nessuno mette in dubbio che qualcosa di sporco e magari torbido sia capitato in quell’ hotel con quella cameriera. Senza starci a pensare troppo l’opinione pubblica (giornali e televisioni) con un processo mediatico che è durato meno di una partita di pallone ha dato per scontato le accuse della donna vittima della presunta aggressione e ha bollato come menzogne le dichiarazioni di innocenza dell’ imputato. La presunzione di innocenza per certi reati non esiste più, e badate bene che sono reati dove spesso contano le dichiarazioni dei singoli. Anyway, L’uomo più potente della terra perde tutto, posto poltrona e cosa ancor più grave secondo me si “polarizza” in maniera indebita il futuro politico francese.

Se prendiamo il caso molto più banale di Haber anche li abbiamo due opinioni divergenti quella di un uomo che dice che ha dato un bacio durante una scena a teatro interpretando forse in maniera troppo focosa e fuori copione il testo, alla fine pubbliche scuse ma rigettate dalla “vittima”, l’attrice, che invece urla all’aggressione sessuale – aggressione, non sessuale, che poi c’è stata: bacio di lui, sberla di lei e sberla di ritorno lui, sembra, a parte il bacio, l’episodio di Boris dove il fumantino René Ferretti perde le staffe  e rifila uno sberlone alla giovane ‘attricetta ricca e viziata che rifiuta di recitare, lei gli ritorna una bella capocciata sul naso,  ma non per questo alla fine uno dei due perde il posto di lavoro! Però il povero Ferretti se la fa sotto: ha dato una sberla a una donna! La figlia di Mazinga per di più! Gra-vis-si-mo. Grande è il suo stupore quindi, che lo fa rimanere letteralmente “basìto” quando l’avvocato dell’ attricetta viziata gli chiede udienza e gli offre le scuse più risentite di Mazinga (il padre di lei) e infine gli domanda timidamente  se intenda sporgere denuncia. Alla fine si sorride e questo avvocato ci diventa pure simpatico (cosa rara) e ci domandiamo se l’ episodio di Haber non sia quello una tragicommedia e quello di Ferretti, che dovrebbe essere finzione, invece un modello più ragionevole di vita reale da seguire (lasciatemi aprire una parentesi sull’educazione dei giovanissimi: fermo restando che un uomo maturo che fa una violenza su una donna giovane – ma una vera violenza – resta un bruto da curare psichiatricamente, vogliamo parlare dell’arroganza -della spesso insolenza- e completa mancanza di educazione di sbarbatelli e/o primedonne di 25 anni che non hanno alcun rispetto per chi ha più di vent’anni di esperienza di loro? Una volta il padre poteva dare una sberla al figlio se lo faceva uscire di senno. Una sberla. Solo una e proprio quando la combinavi grossa grossa. Oggi se lo fai rischi di trovarti davanti gli avvocati di telefono azzurro. Nessun rispetto. Ecco gli scempi di alcune teorie psicologiche che vogliono abolire le autorità: siamo tutti uguali, padri, figli, professori e allievi: dialoghiamo dialoghiamo e poi si perdono tutti i punti di riferimento.)

Se invece guardiamo al caso del pilota della Southwest qui cadiamo veramente nella macchietta fantozziana, il poveraccio “omofobo” e “maschilista”  (scusatemi lasciatemelo chiamare poveraccio faccio il difensore di ufficio) che si mette a parlare male dei Gay e delle donne brutte mentre è in quota di crociera ma dimentica la radio accesa (che poi vorrei sapere come ha fatto perché sugli aerei per parlare devi spingere un bottone).  La frittata è fatta: tutti i colleghi piloti e controllori sintonizzati su quella frequenza nel raggio di 200Km e oltre sono costretti a sorbirsi le sue lagne : pubblica gogna (onestamente questa meritata), obbligo di frequentare dei corsi di buona educazione (mi sembra giusto) ma le associazioni di categoria in difesa di omosessuali e delle  donne non sono ancora soddisfatte, prendono iniziative legali e ora anche lui rischia il posto e qui comincio ad incazzarmi sul serio perché mi pare che entriamo nel delitto persecutorio: un pilota non è un presidente del Consiglio che deve dare il massimo del buon esempio, diamogli almento le attenuanti generiche e in fin dei conti stava parlando in privato con un collega chiuso – lui credeva – dal segreto della cabina-confessionale.

Il comune filo conduttore di queste storie è sempre lo stesso: la parità di un diritto quando si tratta di presunte violenze contro quella che un tempo veniva considerata “parte debole” non esiste per una tacita paura di non essere “politically correct”.  La sproporzionalità della “pena” rispetto al gesto (anche nel caso DSK ora si va profilando probabilmente la tesi di una serata di sesso consenziente forse finita male e qualche bugia di troppo da entrambe le parti, ma da qui a mettere sullo stesso piano quello che ha fatto DSK al caso di chi violenta la figlia minorenne ce ne passa: ma in U.S la pena è la stessa!)

Essendo per definizione la donna o il gay una parte debole necessita di protezione più forte. Questo sarebbe giusto se la parte fosse “veramente debole” come i bambini che non hanno possibilità di difendersi dal mondo degli adulti e necessitano di effettiva protezione. Sui gay sono abbastanza d’ accordo perché sono in effetti una minoranza, e come minoranza forse necessitano di una protezione legislativa più coraggiosa. Hanno il diritto di fare i gay pride, nessuno glielo tocca, giusto così libertà di opinione in democrazia funziona così (però sono libero io di provare un leggero brivido se vedo due uomini che si baciano e mi giro dall’ altra parte o mi tacciate anche  voi di razzismo e omofobìa?)

Ma la donna? La donna con tutti i diritti acquisiti di che protezione ha ancora bisogno? Onestamente stiamo all’inversione completa dei ruoli.

L’uomo si trasforma da boia in vittima e la donna in carnefice.  Qualcuno potrebbe dire “ben vi sta, ora provate quello che le donne hanno subito per generazioni”, a me verrebbe la voglia di dire che non è perché se per generazioni si sono fatti degli errori che ora bisogna farli nell’altro verso. Vi sfido a parlare di questi due casi così diversi (DSK e Haber) con un amico/amica, di chiedergli/le (sono pure costretto a scrivere politicamente corretto indicando il sesso ci fate caso? In america non usano mai He o SHE da soli, ce li mettono entrambi perché non si sa mai) cosa provino per queste persone, e io penso che la maggioranza provi un po’ di pietà e di rabbia per come questi uomini siano stati trattati.

Non so esattamente cosa sia capitato in quell’albergo di Manhattan o in quel Teatro di Verona, è indiscutibile che da questi episodi ne esce fuori l’immagine di un uomo sempre più debole e non credo sia nell’interesse delle donne stesse. L’uomo ha paura. La donna fa oggi più paura di ieri, non solo per i suoi sacrosanti diritti acquisiti ma perché se sbagli la giornata e fai un complimento esagerato rischi la galera.  Continuando di questo passo avremo un mondo di uomini terrorizzati da quello che possono anche semplicemente dire a una donna perché le conseguenze del loro gesto potrebbero rovinargli una vita, e di donne sempre più chiuse nella loro torre di avorio dei diritti acquisiti che si lamentano degli uomini mollaccioni.  Le donne sempre più spesso rimpiangono la mancanza dell’ iniziativa dl maschio.  Si rimpiange forse il modello tanto vituperato del macho italiano, volgarotto ma simpatico ed intraprendente : il “vitellone” all’Alberto Sordi o alla Vittorio Gassman che oggi non c’è più perché se dai una pacca al sedere a una donna rischi tre anni di galera. Le conseguenze si spingono fino alla gestione sgangherata della famiglia con continue inversioni dei ruoli, i figli che non capiscono più chi sia la madre, padri che fanno i mammi, madri che fanno i papy e generazioni di gente mandata al “macello” delle cure psicanalitiche per recuperare infanzie sballate.

Ma la cosa ancora più grave di questi episodi di cronaca è che continuando di questo passo si rischia di non tutelare più le donne che veramente subiscono gravi e inaccettabili violenze a causa dell’effetto “al lupo al lupo!”: genera molta più indignazione, disincanto e danni un sistema giudiziario che condanna troppo rapidamente per poi essere costretto a ritrattare ed ammettere di essersi sbagliato, che un sistema giudiziario che magari assolve troppo in fretta per poi ricredersi e confermare le accuse in un giudizio di appello. Nel secondo caso hai i due livelli di giudizio che servono a mettere riparo a questo rischio. Nel primo caso comunque sia hai macchiato una reputazione per sempre e hai generato una pericolosa sfiducia intrinseca nel sistema giudiziario rischiando di avere degli effetti sui casi di vera violenza sulle donne, o sulle minoranze o parti deboli che dirsi voglia che rischierebbero di non avere più la giusta tutela giudiziaria

Riferimenti

-Il caso DSK

-il caso Haber
Prologo
Epilogo

-il caso del pilota Omofobo

Comments

  1. Mi hai chiarito le idee!

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