November 14, 2019

Genitori e Figli: ieri, oggi e… domani?

Comments

  1. Tu sei l’esempio vivente che l’educazione dei genitori e’ un utopia inventata dalla chiesa,dalla società buonista e da tutti quelli che si riempiono la bocca di frasi fatte.
    Tu hai fatto tutto da solo,senza un padre,con una madre che aveva a torto o a ragione altri problemi familiari,ti sei laureato col massimo dei voti in una disciplina scientifica che geneticamente contrastava con tutte le tendenze scolastiche della cultura umanistica di tuo nonno,nonna e padre!
    Allora,come la mettiamo con l’educazione della famiglia che forgia e prepara il rampollo per un grande futuro?
    L a verità,se tale si può chiamare,e’ che nessuno capirà mai perché il figlio di un portinaio di viale Manzoni senza cultura,avrà avuto un figlio ingegnere e un illustre avvocato un figlio senza “palle”.
    Io non discuto le grandi teorie mi limito a dire un vecchio napoletano : LA VITA E’ ‘NA BRIOSCIA,’NA LARGATA E COSCIE,’n’INFILATA E PESCE ,O FIGLIO NASCE,CACA PISCIA E POI TUTTO FINISCE !
    Salutiamo! P.

  2. Sono dieci giorni che provo a leggere tutto… ma quanto scrivi???
    Sei partito da una parte, sei arrivato a un’altra, toccando vari punti.
    Tralascio il discorso del “via da casa”, su cui non mi voglio sbilanciare dato che non ho fonti o esperienze che mi permettano di difendere una teoria.
    Sul discorso dell’educazione mi sento un pochino più messo in mezzo, vivendolo in prima persona, e dico la mia.
    Secondo me, una buona educazione a casa è fondamentale.
    Ci sono sicuramente componenti riguardanti il carattere, il DNA, ma certi valori partono da come si imposta la famiglia.
    E non parlo di applicare alla lettera libroni scritti da eminenti psicologi infantili, ma solo di applicare buon senso.
    Ci sta che una volta siamo stravolti e sfruttiamo uno dei 453784 canali a disposizione per ipnotizzare l’infante: ma UNA volta. Se fai un figlio ti cambia la vita, e non perché devi chiamare la babysitter se vuoi andare al cinema, ma perché ti assumi la responsabilità di educarlo.
    Tante cose di quelle che hai detto secondo me sono dettate dal buon senso: essere uniti con la moglie/marito nei rimproveri, spiegare il perché di tutti, soprattutto delle sgridate. E il fatto che le soluzioni siano sempre tre è vero e sacrosanto. E i genitori lo sanno, ma scelgono spesso quello che a loro fa più comodo.
    Noi siamo cresciuti in un certo modo perché le soluzioni a disposizione erano più “sane” di quelle a disposizione oggi. Niente tv e videogiochi rincoglionenti, su tutto.
    Cambiano anche le situazioni, oggi la percentuale di coppie che lavorano in due è maggiore, di qui il problema di non riuscire a stare appresso ai figli: ma quel poco tempo che gli si riesce a dedicare dovrebbe essere di alta qualità! E invece giù col Nintendo “perché dopo una giornata di lavoro nujelapossofà”!
    Amici miei, da un grande potere derivano grandi responsabilità, disse un tale.
    I bambini oggi si annoiano, perché se a un certo punto vengono privati della tv o del videogioco, “non sanno cosa fare”.
    Basta lasciarli frignare per 10 minuti ed ecco che si inventano il gioco. Ma quei 10 minuti non sono sopportabili, per carità, e allora ecco, figliolo, hai il permesso di videogiocare.
    Ne riparliamo, quando il bambino ha ormai 14-15 anni: il videogioco non basta più.
    Forse ho divagato dal senso del posto, ma ho voluto dire la mia su tanti tipi di genitori (che oltretutto ho avuto modo di conoscere) secondo i quali “non ci posso fare niente”.
    È vero che non possiamo nemmeno tagliarci fuori da quello che è il mondo oggi: non mandare tuo figlio a giocare dall’amichetto che ha il videogioco violento non è neanche lontanamente pensabile. Dobbiamo semplicemente crescere insieme a quello che ci sta intorno, adeguandoci alla realtà. Come hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni e via dicendo.
    E la prossima volta “strigni”! 😉

    • Io penso che dovremmo affrontare le cose veramente importanti della vita in maniera “strategica”. E l’educazione dei figli è la cosa più importante che esista per noi e per la società che ci circonda (figli ben educati, non nel senso di “gentili” ma educati correttamente saranno buoni avvocati, buoni lavoratori, buoni mariti o buone mogli, buoni politici eccetera…) quindi io di compromessi in questi casi ne farei pochini e cercherei dei punti saldi. In Italia si ha la tendenza spesso ad essere troppo protettivi o a usare spesso due pesi e due misure complice il fatto che non si ha più tempo per doppi lavori vari e mancanza di una cultura famigliare che ha perso mille riferimenti (genitori che vogliono fare gli amici vade retro: papà e mamma sono papà e mamma, basta. Devono essere un modello, non degli amici con cui giocare). Complice il fato che non si fanno più tanti figli come un tempo e quindi magari si carica di attenzioni (e di angosce) il pargoletto. In Germania fanno ancora meno figli di noi ma non vedo mamme che corrono appresso ai bambini ogni cinque minuti e che sbiancano se un figlio si avvicina a un corrimano del balcone o hanno una sincope se vedono il brufoletto rosso sotto il naso. Poniamoci la questione di come diventerà quel bambino figlio del benessere e troppo coccolato, troppo al centro dell’attenzione, o peggio il figlio amico, fra quindici anni. A Vent’anni è troppo tardi. A sei si è ancora in tempo! Abbiamo magari rimproverato ai nostri padri di non esserci stati amici e oggi vogliamo giocare e condividere tutto coi nostri figli solo che se sgarrano dobbiamo punirli e questo crea confusione.
      Mi ricordo al Liceo una professoressa di inglese (che studiava psicanalisi, maledetta) fece un esperimento sulla nostra classe. Ci divise in bravi e meno bravi e i bravi dovevano “interrogare” pubblicamente i meno bravi e darne anche i voti. Aveva creato una divisione gerarchica che ebbe effetti disastrosi sulle nostre amicizie. O l’esaminatore si commuoveva (come facevo io e quindi mi sbracavo) e quindi veniva ignobilmente declassato a esaminando, o si immedesimava troppo nel ruolo per poi venir isolato dagli altri. Un ruolo è un ruolo. Punto. E oggi molti genitori a mio avviso mischiano i ruoli.. Oggi nonostante la crisi nonostante il lavoro non ci sia, nonostante i sacrifici, io vedo dappertutto televisori, telefonini, videogiochi e scarpe alla moda. Strategicamente parlando: stiamo facendo il bene dei nostri figli o dei nostri nipoti? Io credo di no, in questo contesto storico : no. Perché a meno di una rivoluzione tra quindici anni bene che ti va il lavoro lo troverai a 400Km da casa e non ci saranno più i soldi di mamma e papà per mantenerti a fino a 28 anni perché mamma e papà sono genitori della crisi e miracolo se sono riusciti a finire a pagarsi il mutuo della casa, figuriamoci la previdenza sociale (eccezion fatta per quei genitori che oggi sono emigrtati e che hanno fatto carriera all’estero con i loro figli). E allora meglio tirar su dei ragazzi che hanno “fame” di andarsene oppure nel caso restino che abbiamo fame e voglia di “intraprendere”: ho provato a proporrea qualche amico a Roma che volevo creare una scuola visto che attraverso il metodo classico dei concosri non funziona: apriti cielo! “ma lassa perde, ma chi te lo fa fà… tanto non serve… Conosco una persona che ci ha provato ma alla prima difficoltà ha lasciato cadere tutto: Evviva il positivismo eh? E nel caso peggiore che debbano emigrare (perché si ci sarà sempre sta spada di Damocle) ebbene e che una volta partiti non vivano con il “magone”, perché se lo meritano?. Lo dico con cognizione di causa. Nonostante come dici te magari ai nostri tempi non c’erano videogiochi c’era già una certa cultura della superprotezione angosciata dei figli che causa una certa dose di “mammismo” cronico: ti tagli un dito: subito l’antitetanica. Mangi: aspetta sette ore prima di farti un bagno. E così via discorrendo. Che razza di figlio cresce? Un imprenditore intraprendente o un timorato moderato? E in tempo di crisi chi è che sopravvive? Oggi io lo vivo sulla mia pelle che queste cose ti fanno star male a quarant’anni perché inconsciamente resto con una certa nostalgia di “mamma roma” (vedere l’altro post sul “cordone ombellicale”). Eh si perché mamma Roma me manca. E mica solo gli italiani sai? Anche i francesi che ho conosciuto a Roma. Ma se da Mamma Roma non ci puoi più tornare perché non c’è lavoro è possibile dover vivere così “TRISTI” per il resto della vita? Ecco cosa si intende per quella frase “presa in tempo si chiama educazione, troppo tardi : terapia”. Ma lo sapete quante persone vanno dallo psicanalista in grandi metropoli come Londra, Parigi dove il 70% delle persone sono “espatriati” e la sera per dormire si prendono l’ansiolitico perché si sentono SOLI?. Il consumo di antidepressivi in Francia è esploso negli ultimi venti anni.

      Pensare strategico vuol dire definire un obiettivo da perseguire con certe regole. Se pensiamo che correre dietro a nostro figlio ogni cinque metri mentre sta sulla spiaggia per evitare che pesti un granchio sia un errore strategico, ci mordiamo le labbra restiamo seduti lo seguiamo da lontano e lo lasciamo capitombolare. E se corre da mamma e non è niente di grave “arrangiati”. Se reputiamo che il videogioco violento vietato ai minori di diciotto anni sia una bomba ad orologeria nel cervello di un bambino di sei, secondo me ci sono pochi compromessi da fare: tu da quell’amico non ci vai. E se lo fai di nascosto ti toglo la bicicletta per sei mesi. Punto. E io non ci gioco con te al gioco vietato ai minori di diciotto anni, scusa. Il fucile per sparare non te lo compro a sei anni. No. Semplice. E’ NO. PErchè? Perché è no e in casa comandano i genitori. Ti sentirai magari cattivo tuo figlio ti odierà per un po’ ma sono convinto che stai facendo il suo bene. Siamo passati dai genitori degli anni cinquanta che davano la frusta ai genitori degli anni duemila che danno la playstation. Per me il genitore deve saper ascoltare, essere autorevole e NON autoritario (fruste e sberle per carità di Dio: mai) e soprattutto coerente! Difficile? Certo che è difficile! Mica possiamo pretendere che il mestiere più importante e difficile del mondo sia una passeggiata. Sarò bianco o nero ma almeno così definisco dei paletti, dei modelli precisi che evitano confusione. E se non li conosciamo si parla, si chiede. Ci si informa. Non solo con Crepet, Crepet per me è un mezzo. Ci sono altri che dicono più o meno le stesse cose e che ci spiegano come riuscire ad applicare certe regole. E se magari nostro figlio diventa un modello ci saranno altri che lo seguiranno, e non saremo noi a seguire i modelli sbagliati che ci circondano come pecore (se lo fanno tutti io che ci posso fare?)
      Brivido!
      Su queste cose ci sarebbe tanto da scrivere e val la pena perdere mezz’ora o due ore per dibatterne insieme, frequentare magari qualche circolo blog, o scuola per i genitori, leggere, per me è tempo speso bene. Altro che “strignere”. Ci sarebbe da allargare! 😉

  3. Dammi qualche giorno per leggere e poi ti rispondo…

  4. Ciao Matt, provo anchio a commentarti un po ma non e’ facile

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