May 24, 2017

Spiritualità, coscienza e i pericoli del dogmatismo

La lettura, consigliatami, di “Milioni di Farfalle” del dottor Eben Alexander, mi porta a scrivere questa riflessione, che poi vorrei estendere a spiritualità e religione.

Sul libro di Alexander secondo me c’è poco da dire. Se fosse stato scritto da un filosofo, uno psicologo, un prete, un monaco buddhista (un “Santone” come alcuni soprannominano sarcasticamente e dispregiativamente chi tenta di spiegare fenomeni legati a spiritualità, alla mente umana e la coscienza al di fuori dei canoni culturali classici) il libro non avrebbe venduto molto. Invece essendo stato scritto da un affermato neurochirurgo americano che prima dell’incidente era un saldo sostenitore della scienza razionalista moderna (e cioè quella a cui la maggior parte del mondo occidentale “crede”) unita a una buona prosa e un mix di suspence ne ha fatto un libro che è diventato presto un best seller. Non per questo lo considero un buon libro. Tutt’altro.

Riassumendo la storia è questa: Eben si sveglia una mattina preda di lancinanti dolori di schiena e di testa, poco dopo cade in uno stato comatoso che si rivela presto molto grave. In ospedale gli viene diagnosticata una meningite batterica da Escherichia Coli (rarissima negli adulti) che nel giro di poche ore compromette tutte le funzioni della parte più esterna del suo cervello, la corteccia cerebrale (sede del pensiero cosciente, responsabile di tutto quello che un essere umano riesce a fare consciamente e anche parzialmente inconsciamente: i sogni per esempio). Il batterio, in effetti, si autoriproduce in maniera esponenziale,  divora tutto quello che trova e inspiegabilmente si è infiltrato nel liquido cerebrospinale moltiplicandosi rapidamente e propagandosi nel cervello. La prima cosa che ha trovato da attaccare è stata la corteccia che è andata fuori uso.

L’affermato neurochirurgo cade in uno stato di coma profondo per sette giorni. Al settimo i medici (e suoi colleghi tra parentesi) stanno per staccare la spina quando “il nostro” si risveglia inspiegabilmente e altrettanto inspiegabilmente dopo un periodo di confusione, per altro normale in questi casi, riacquista tutte le sue funzioni cerebrali, e in più narra di un’esperienza ultraterrena che ha vissuto in un periodo indefinito senza tempo durante il coma. In questa esperienza ultraterrena il dottor Alexander parla di come sia stato trasportato in una dimensione luminosa fatta di gioia e serenità da una creatura alata che volava sopra ali di farfalle. Da un mondo tenebroso e buio in cui si trovava inizialmente (quello che lui definisce il “Regno della prospettiva del verme”) viene in seguito proiettato in quello che lui chiamerà  “l’Utero Cosmico” (scusandosi anzitempo per l’inadeguatezza delle parole poco adatte a spiegare questa sensazione vissuta solo con la coscienza), una dimensione in cui è possibile comunicare senza parlare, sentire senza udire, vedere senza guardare, e in cui si è permeati di una serenità infinita e partecipi della verità dell’universo o degli infiniti universi. In somma: si è in contatto con Dio.

La conclusione alla quale arriva lo scienziato una volta sveglio è che esiste una coscienza separata dal nostro corpo umano, compreso il cervello. Ossia: dato che la corteccia cerebrale era completamente compromessa e in un tale stato non è neanche ipotizzabile (secondo le nostre conoscenze scientifiche odierne) una qualsiasi attività onirica (REM  o delirante) quello che il dottor Alexander ha vissuto è un’esperienza extra corporea attraverso una “coscienza” che quindi esiste al di fuori del nostro corpo.

Corollario a questa conclusione è ovviamente che esiste il paradiso, ed esiste ovviamente Dio.

Questo tipo di teoria non è nuova.  Io non esprimerò un giudizio dell’esperienza del dottor Alexander, mi limito a citare altre ipotesi che non possono spiegarsi solo con la nostra razionalità umana – penso all’inconscio collettivo di Jung e ai fenomeni di “sincronicitrà” -  ma potrei citare anche altre esperienze che lasciano presupporre che si, certamente, esiste “qualcosa” al di la del nostro universo fatto di atomi visibili e di particelle invisibili.  Che,  si, è estremamente probabile che dietro l’Universo o gli infiniti universi ci sia un Entità che abbia in qualche modo “generato” quello che ci circonda, semplicemente perché (secondo le nostre conoscenze scientifiche odierne) la probabilità che tutto questo mondo che ci circonda sia frutto del caso è estremamente ma estremamente bassa. La pensava così anche Einstein quando cercando di confutare la moderna meccanica quantistica “casualistica” che si affacciava all’inizio del secolo scorso, pur essendone stato un precursore, sosteneva che “Dio non gioca a dadi”, presupponendo con questa frase l’esistenza di un “Dio”!

Tutto giusto.

Ma c’è un ma.

La tesi del Dottor Alexander regge secondo le nostre conoscenze scientifiche odierne.

Che sono estremamente… ma estremamente limitate!

Qui sta il ma.

Rimango sempre piuttosto scettico di fronte a degli scritti che pretendono, in maniera scientifica, di dimostrare ciò che scientifico non è. Dove per scientifico intendo il frutto di un pensiero razionale sviluppatosi nell’arco di migliaia di anni e codificato nei trattati di chimica, fisica, matematica, medicina, astronomia che oggi si possono trovare nelle varie università.

Il libro del dottor Alexander poteva essere riassunto in venti o trenta pagine. Io capisco le esigenze editoriali e anche un po’ quelle “romanzesche”.  Ma è ingenuo pensare di poter dimostrare “scientificamente” che tutto quello che il dottor Alexander ha vissuto sia “reale”. Oserei dire è tipico di una certa ingenuità americana che pensa che il mondo possa essere diviso in bianco e nero, buoni e cattivi, io lo chiamo il “parossismo” ingenuo americano.

Nel libro questo mantra viene ripetuto in continuazione fino a stancare il lettore:

[...] “Il luogo che visitai era reale. Così reale che la vita che stiamo vivendo qui, adesso, appare completamente assurda a confronto […] Non si trattava di un sogno: Anche se non sapevo dove fossi e nemmeno cosa fossi, non avevo dubbi: il luogo in cui ero capitato era assolutamente reale. […] è stata l’esperienza più reale della mia vita… ” [...]

Ma cosa definiamo per reale?

Per confutare le ipotesi che tutto questo non è stato che un delirio, paranoia, o qualsivoglia attività onirica e quindi giustificare la realtà del paradiso il dottor Alexander redige un’appendice, perlopiù incomprensibile al profano (presumo redatta soprattutto per convincere i suoi colleghi scienziati) la cui ipotesi portante è che visto che la corteccia cerebrale è stata completamente assente per sette giorni, come è possibile che lui abbia vissuto e percepito questa esperienza ultraterrena in un mondo senza tempo senza spazio ma estremamente nitido e chiaro?

Potrei fare lo scettico e il San Tommaso e dire: in base a quali conoscenze scientifiche il dottor Alexander afferma questo? In base a quelle che la scienza moderna pensa di aver acquisito sul cervello umano? Una scienza che ancora oggi non è in grado di curare efficacemente tumori al cervello se non tramite una gretta chirurgia locale per poi condannare il paziente a mesi di estenuanti chemioterapie dall’esito spesso scontato? La neuroscienza che ancora oggi usa le stesse tecniche di riabilitazione a seguito di un Ictus di quelle di vent’anni fa e con risultati che non riesce a predire? Perché dovrei fidarmi di una scienza arrogante che quando si parla di cervello ancora oggi mostra un fianco debolissimo, pieno di indeterminatezze?

Il libro del Dottor Alexander tenta di far passare la tesi che, visto che è impossibile scientificamente che tutto questo possa essere accaduto, quindi è un miracolo, quindi Dio esiste.

Va bene, allora il dottor Alexander dica chiaramente che crede nei miracoli e non cerchi di spiegare il tutto con un trattato sulla meningite batterica (che è tra l’altro la parte più interessante che ho trovato nel libro: ho imparato cosa sia la meningite! :-) )

Un atteggiamento più saggio sarebbe stato il socratico “so di non sapere”. Perché se il dottor Alexander afferma che “è scientificamente impossibile che lui abbia vissuto questa cosa con la corteccia in pappa” quindi questa cosa è “reale” : questo chiamasi a casa mia paradosso.

Io potrei controbattere con la tesi che, visto che il cervello ha dei meccanismi ancora misteriosi, chi non mi dice che lui si sia sognato tutto nel momento del risveglio? In quel picosecondo in cui il cervello si stava riavviando, compresa la corteccia? Il riavvio del cervello può essere rapidissimo ma per quel fenomeno che alcuni di noi hanno provato che si chiama “espansione temporale” il sogno può essere percepito di una durata molto lunga anche se, nel mondo cosciente il tempo scorre più lentamente. Quanti di noi non hanno fatto l’esperienza la mattina quando si svegliano e, guardando l’orologio, costatano che sono le 07:00; poi si riaddormentano un attimo e fanno un lungo sogno che sembra durare tanto, poi si risvegliano di soprassalto temendo di aver dormito chissà quanto, riguardano l’orologio e sono le 07:01?

Ma dato che io “so di non sapere” non cerco di confutare esperienze“esoteriche” tramite argomentazioni scientifiche. Cpisco che la cultura del dottor Alexander sia quella del più puro illuminismo, ma sarebbe meglio cercare di descrivere l’esperienza senza ricorrere a teoremi scientifici. Sarebbe puerile. Sarebbe come voler spiegare la psicanalisi col teorema di Pitagora. Quasi sicuramente la mia contestazione dell’espansione temporale potrebbe essere confutata efficacemente da un’altra teoria scientifica (secondo le nostre conoscenze scientifiche odierne) che io non conosco attualmente. Questo genere di esperienze spirituali, ultraterrene, esoteriche chiamatele come volete non ha una spiegazione razionale di questo mondo  in questi casi bisogna adottare secondo me un approccio puramente relativista, ed estremamente ma estremamente umile (quindi neanche dire “io so che è reale. Si! è così credetemi!” e ripeterlo dieci volte nel libro che alla fine scoccia pure) che poi non è molto lontano del “so di non sapere” di cui sopra.

Il nostro cervello è finito, non infinito. Lo stesso concetto di infinito non è concepibile per lui e quindi per noi. Gli scienziati si sono inventati la storia dell’Universo curvo in cui parti da un punto e torni sul tuo stesso punto dopo miliardi di miliardi di miliardi di anni luce di viaggio. L’uovo di Colombo.

Il dottor Alexander ora non può pretendere di farci credere in Dio in maniera scientifica, confutando la scienza tramite argomentazioni scientifiche!

La credenza e la ricerca di una spiritualità sono un percorso puramente soggettivo secondo me, individuale, e oserei dire anche necessario per gli esseri umani. Un percorso di crescita, che ci fa andare avanti alla ricerca del perché, del per come. E’ sano. E’ giusto che sia così. E’ innato. Ed è per questo che diffido di ogni dogma, di ogni liturgia. Sia di quelle scientifiche che di quelle non scientifiche.

E concludo finalmente riallacciandomi a quello che ho accennato all’inizio.

Io personalmente diffido di ogni forma di spiritualità che si basa su un dogmatismo liturgico definito da precisi canoni di regole imposte, del “è così e se non è così è peccato”, o delle sofferenze e penitenze imposte come vie per raggiungere la spiritualità rivelata (da chi codifica i dogmi s’intende). La spiritualità del dogma è una contraddizione in termini perché la spiritualità è soggettiva. Se ognuno di noi ha in se un Dio, o se è esso stesso Dio, non mi serve un libro, una serie di regole, il catalogo dei dieci comandamenti, o una serie di riti costrittivi o restrittivi (digiuni ramadamici, astinenze sessuali e via discorrendo) per avvicinarmi a Dio e alla spiritualità. Ognuno ha il suo modo di cercare, ognuno sa quando è il momento, ognuno sa come arrivarci, l’imposizione non aiuta, crea nevrosi, stress, e alla fine guerre, per l’appunto di religione.

Come nell’amore anche nella spiritualità e la religione la cartina tornasole di quello che è “saggio” da quello che è “tossico” sta nel vostro stato d’animo nel momento in cui vi approcciate alla pratica spirituale. Se praticate una religiosità o una spiritualità che vi riempie di serenità, amore tranquillità, una curiosità costruttiva e fiduciosa, pace, del “dare senza chiedere niente in cambio” dell’abbandonarsi fiduciosamente all’altro financo Dio allora probabilmente questo vostro percorso è qualcosa di “buono e giusto”.  Dove per “buono e giusto” lascio a voi giudicare cosa sia.

Se di contro la vostra religiosità è fatta del “non devi”, o  del “devi fare” di “ansie nevrotiche da astinenza” di “senso del peccato e dell’angoscia”  ma anche al contrario “esagerata  euforia e misticismo” che vi incita alla conversione degli infedeli ( o dei poveri fratelli che ancora non hanno scoperto la bellezza della fede) , allora secondo me questo genere di pratica è tossica, pericolosa, per voi e per chi vi circonda.

Il dogmatismo di chi pensa di conoscere “la realtà” la presunzione di chi dice “questo è reale! Si si! Credeteci! È così!” che sia uno scienziato come il dottor Alexander, o il sacerdote che dice la predica in Chiesa o l’Imam nella Moschea per me fa lo stesso. Non è perché lo dicono loro che poi io ci credo. E se dovessi sperimentare una cosa del genere come quella del dottor Alexander  la racconterei, senza la presunzione di voler dimostrare “scientificamente” o “non scientificamente “ che sia la verità. Una cosa che sono sicuro cambierebbe la mia vita, come l’ha cambiata a lui, che penso oggi sia un uomo migliore, anche se il suo libro non mi è piaciuto.

In generale credo fermamente che si debba diffidare di qualsiasi dogma assoluto, incluso quello che scientificamente vorrebbe dimostrarmi l’esistenza di Dio. La spiritualità è un percorso puramente individuale, che ognuno si cerchi il Dio che gli conviene, e possibilmente agisca seguendo forse l’unica vera regola che abbia un senso e che non ha veramente alcuna controindicazione: ama il prossimo tuo, e fa quello che ti pare.

Guarda caso regola non confutata né dal Corano, né dalla Bibbia, né dal Buddismo, né da Freud o da Jung e né tantomeno dai vari teoremi di meccanica quantistica che hanno rivoluzionato la fisica degli inizio del secolo.

Se agiremo secondo questo semplice precetto avremmo fatto probabilmente una vita in cui dopo essere nati piangendo circondati da tante persone sorridenti, moriremo ridendo circondati da tante persone che piangeranno per noi. Allora si che potremmo dire di aver veramente e pienamente vissuto la nostra vita insieme alla nostra spiritualità.

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Eben Alexander Milioni di farfalle,  Mondadori 2013 (titolo originale proof of Heaven, 2012)

Valutazione

Comments

  1. Paolo says:

    SONO D’ACCORDO CHE SE QUESTO TESTO L’AVESSE SCRITTO UN TRANVIERE DI GALLARATE FULMINATO SULLA VIA DI DAMASCO DA ESPERIENZE PRE MORTE,NON AVREBBE AVUTO IL SUCCESSO CHE INVECE HA OTTENUTO.IL TESTO E’COMUNQUE SUGGESTIVO PER ALCUNE VISIONI ONIRICHE CHE CI AVVICINANO A UNA REALTÀ ULTRATERRENA CHE TUTTI POPOLI,DA CHE IL MONDO ESISTE,HANNO PERCEPITO IN FORME,MODI E SIMBOLISMI DIVERSI.
    LA COSCIENZA NELL’ ACCEZIONE PIÙ ATTUALE E’ LO SPIRITO PARACLITO (SANTO)CHE OGNI ESSERE UMANO PERCEPISCE NEL PROPRIO INTIMO(COSCIENZA DEL BUONO DEL CATTIVO DEL BENE DEL MALE DEL BELLO DEL BRUTTO ECC.) ED È ASSOLUTAMENTE SOGGETTIVA.
    IL DR.ALEXANDER NON PUÒ PARLARE DI UNA COSCIENZA OGGETTIVA PER DEI FENOMENI CHE NESSUNO PUÒ GIUDICARE E CHE NESSUNO PUÒ ACCETTARE ESSENDO FENOMENI AL DI FUORI DI QUALSIASI ESPERIENZA PERSONALE!
    LA FEDE,LA COSCIENZA E’ PERSONALE E SPIRITUALE,LA REALTÀ E’ MATERIA E NON PUÒ ESSERE CONTRABBANDATA PER SPIRITO E VITA.
    LA SOLA COSA CHE LA LETTURA DI QUESTO LIBRO HA SUSCITATO IN ME E ‘ UNA FORMA DI INVIDIA PER CHI HA VISSUTO TALI ESPERIENZE,AL DI FUORI OVVIAMENTE DELLA MENINGITE,CHE HANNO,SE REALMENTE VISSUTE,SICURAMENTE LASCIATO IN CHI LE HA PROVATE,UN SENSO DI VUOTO COSMICO DI AMORE DI COLORI DI SENSO DI UN DIO CREATORE CHE POCHI DI NOI HANNO SPERIMENTATO.

    • matteo says:

      SI in fatti credo che vivere questo tipo di esperienza sarebbe auspicabile per tutti, perche’ dato che la spiritualita’ e’ soggettiva ci possono raccontare tante storie, ma se non viviamo personalmente questi fenomeni difficilmente possono lasciare degli ancoraggi positivi sul nostro animo. Ovviamente non possiamo iniettarci un Escherichia Coli nel liquido cerebrospinale per provare il briviso delle montagne russe del mondo extra terreno. Si resta con un po’ di curiosita’, che e’ sempre una cosa positiva.

  2. Io credo al paradiso (ma non credo a l’inferno). E spero che non sarà mai dimostrata “scientificamente” l’esistenza di Dio !

    • MatteoSan says:

      Ciao Lucy, grazie per il commento.
      Non credo tu debba preoccuparti, la dimostrazione scientifica di Dio è una contraddizione in termini. Solamente chi considera la scienza come essa stessa una religione potrebbe tentare un simile paradosso. Mi ricordo un romanzo di Roberto Vacca, “Dio e il Computer” che alla fine pretendeva di fornire la dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio; una buona trovata di marketing ma niente di serio (senza togliere al poliziesco che era carino). Cosa che non posso invece dire per quell’obrobrio di romanzo scritto da quel portoghese (la formula di Dio, vedi http://www.matteosan.com/?p=1542) che è un papocchio che fa il verso agli altrettanti papocchi deliranti di Dan Brown.

      Sul fatto di credere nel paradiso ma non nell’inferno è una scelta che implica la non esistenza degli opposti. Con tutte le conseguenze del caso.

      ciao!

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