September 25, 2018

(Italiano) Lavoro, emigrazione e la sindrome del “cordone ombelicale”

Comments

  1. Paolo says:

    Sono d’accordo su buona parte dei ragionamenti,mi permetto di aggiungere che se l’emigrante e’giovane il suo rapporto ombelicale e’ più marcato e la nostalgia si farà viva e dolorosa molto spesso,se l’emigrante e’ maturo,con esperienze precedenti nella sua terra siano esse positive o per la maggior parte negative,il cordone ombelicale una volta rescisso non si ricostituirà mai più .
    In sostanza l’emigrante ricorda benissimo ciò che ha lasciato e la memoria non può essere menzognera!

  2. Walter says:

    Sono d’accordo con te solo in parte, ossia per il cordone ombelicale con la famiglia, che “sbarra” la strada a molti giovani, vuoi anche per i cattivi consigli che i parenti egoisti elargiscono come fossero perle di saggezza. A differenza di Paolo penso che se hai superato i venti anni e parti non hai grandi problemi di nostalgia anzi, credo che l’anergia di quell’età ti dona il coraggio per affrontare certi distacchi.
    Tutto questo per me non vale. La mia famiglia, quella da dove vengo non quella che mi sono creato, è distrutta quindi non ho grandi rimpianti se potessi andare all’estero, e sarebbe anche bello avere un’idea di dove andare ma divagherei. Il timore di cui parlavo io è più pratico e meno sentimentale, potrei anche partire, ma il mutuo qualcuno lo deve pagare le automobili a chi le lascio per non parlare del lavoro. Il problema che mi pongo è come fare per gestire due “mondi” o se vuoi futuro e passato, quando a malapena riesco a gestire il presente. Sono comunque propenso a partire, ma l’organizzazione della vita diverrebbe molto complicata ed è solo questa la mia “paura”. Ciò non toglie che in futuro mio figlio Alessandro, andrà a l’estero a studiare e lavorare, e io avrò il grande piacere di andare a trovare mio figlio.

    • MatteoSan says:

      Riguardo alla mancanza del distacco dovuto a una situazione familiare difficile l’avevo prevista come obiezione, legittima. In quel caso però, penso che magari uno potrebbe avere la nostalgia della famiglia che non ha mai avuto. Il distacco che c’entra? Niente. Solo che se stai solo all’estero hai meno difese immunitarie e questo dolore può moltiplicarsi. Là tocca starci attenti e sapere come combatterlo.
      Sul mutuo da pagare, le auto, il lavoro sono problemi pratici e obiettivi e terreni, e come tutte le cose terrene hanno delle soluzioni pratiche e terrestri. Non extra terrestri.
      Anni fa feci un bilancio di competenze con un Coach qui in Francia: Dal bilancio risultò evidente che mi piaceva scrivere insegnare leggere parlare… tira te le conclusioni del mestiere che dovrei fare. Fare l’insegnante oggi è un salto nel vuoto a causa di posti di lavoro che mancano e di stipendi da fame. Io gli dicevo “ma mi ci vedi te a fare un dottorato di ricerca di tre anni a 38 anni per fare il professore universitario?”
      “E chi ha detto che devi fare un PhD per insegnare?”
      “Eh se vabbeh! allora il concorso alla scuola sai quanto ci vuole neanche lo fanno…”
      “E’ l unico modo per insegnare? Ce ne sono altri?”
      Ogni volta mi spiazzava. Ogni volta che cacciavo fuori la soluzione lui eliminava la parola “problema”. Il tizio mi fece fare una serie di esercizi per allargare gli orizzonti. Quando dicevo frasi assolute tipo “non c’è lavoro” l’obiezione era : non c’è lavoro? Dove:? nel mondo? A Roma? A Milano? (sottintendendo: se proprio vuoi fare l’insegnante magari puoi cominciare a cercare qualcosina anche qui su Parigi no?)
      E altre domande del tipo:Cosa te lo impedisce oggi (di partire o di perseguire questo obeitivo)? Quale sarebbero le soluzioni sul medio e lungo termine? Come arrivare alla realizzazione di questi obiettivi nel medio e lungo termine? Accetteresti un compromesso e se si quale?
      Ci si potrebbe lavorare una vita. Però per me ha funzionato. Pur non dovendo rivoluzinare la mia vita piano piano sto realizzando il mio piano.
      Che poi magari non si realizzerà mai completamente. Ma chissene frega! L’importante è avere un piano e lavorarci giorno per giorno, petruzza su petruzza per arrivarci
      E’ quella cosa che ti fa alzare il Lunedì mattina e ti permette di andare avanti.
      A condizione però di conoscere cosa ha senso per noi stessi. Avere una conferma che le nostre passioni sono giuste. IO l’ho chiesto a dodici persone che manco si conoscevano (ma che conoscevano benissimo il sottoscritto) cosa credevano io dovessi fare nella vita. Le risposte più frequenti sono state
      Il professore
      Il giornalista
      Il Maestro
      Lo chef! (si quello in cucina)
      Lo scrittore.
      Il Poeta..

      In somma…

      Come diceva sempre quel tale
      nella vita l’impotante non è il traguardo. Ma il percorso.
      fico no? Molti meno rimpianti e paure!

  3. elena says:

    Ribadisco che lasciare il proprio paese è anche e soprattutto un atto di coraggio, io fin’ora non mi sono mai trovata nemmeno di fronte ad una scelta del genere, non credo che NON partirei a priori, seguieri Massimiliano con tutta la mia famiglia ovunque se necessario, ma non credo che se dovessi prendere io l’iniziativa lo farei…non ho mai avuto molto coraggio ;) un bacio e bel pezzo frate!

    • MatteoSan says:

      Oggi non partirei allo sbaraglio. Ma se tornassi indietro nel tempo rifarei esattamente quello che ho fatto. Dipende dal momento storico. Il coraggio nasce anche dal periodo che vivi. Alcune volte non aspetti altro – come diceva Jung – delle “sincronicità” della vita (le coincidenze significative) che ti capitano e te stavi li da mesi che non aspettavi altro. Come un naufrago ti aggrappi alla scialuppa e te ne vai!
      Io ho profonda stima di chi parte dopo attenta meditazione senza essere preda della disperazione o dell’incoscienza.
      La secondo me sta il vero coraggio perché non sei costretto.

  4. elena says:

    ciao Paaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa’!!! hahahhah

  5. rachele says:

    Bravo Matte mi e’ piaciuto molto, sopratutto perche’ sei piu’ positivo e meno negativo.

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