June 26, 2017

Se fossimo tutti elettricisti non ci godremmo la televisione

Una riflessione filosofica sullo stress da computer forse anche perché su Sky stasera davano Terminator 3 :-) (lo so  ma concedetemi un po’ di patatine fritte! Mica possiamo sempre mangiare macrobiotico!)

Ecco il pensieroide: Oggi siamo circondati dalla tecnologia. Gli ingegneri poi si considerano padroni della medesima quando invece molto spesso ne sono tristemente schiavi incoscienti (nel senso di non rendersene conto ma potete benissimo considerare il significato di incosciente come pazzo perché ci rimettono la salute).

La tesi è semplice: l’ingegnere poiché ha studiato – ci mancherebbe che non sapesse padroneggiare tutto quello che è tecnologico! Ne fa quasi una questione di principio! Quindi non sia mai che se ho un problema all’auto, al rubinetto di casa, al televisore o al computer e non me lo riparo da solo!?

Finché si trattava di sistemi elettromeccanici la cosa poteva anche funzionare. Ricordo una volta mio zio – che beato lui non era ingegnere! – dopo aver meticolosamente riparato un vecchio televisore (Seleco mi pare) lo fece inavvertitamente cadere per terra. Erano i vecchi televisori a tubi catodici (che saranno mai?), riuscì a rimontarlo pezzo per pezzo con somma pazienza!

Oggi le macchine cominciano a vivere di una vita propria perché i programmi che servono per girarci sopra diventano sempre più complessi: programmi che servono per spiegare altri programmi. Programmi che riparano altri programmi. Programmi che insegnano a come usare i programmi che programmano altri programmI! Programmi che fanno i dottori (gli antivirus). E programmi che cominciano neanche ad aver bisogno dei programmatori perché imparano da soli in base ai propri errori! Eh si, sono gli algoritmi di apprendimento automatico (ci hanno fatto pure un corso a Stanford, si chiama Machine Learning, trent’anni fa ci ridevamo sopra guardando i film come War Games!). Il programma comincia ad essere autocosciente: in somma te torni a casa accendi Windows e hai l’impressione che viva “di vita propria”! Non hai assolutamente toccato niente ma chissà perché non ti si collega alla rete. Chissà perché non ti vede più quel tuo santissimo disco di backup che ci hai messo dentro tutti i dati e se te li perdi ti butti dlla finestra. Panico.  ”Semplice” ti fa il tuo amico hacker a cui ti sei rivolto dopo che hai cercato invano di risolverti il problema da solo “il tuo router ha cambiato un ip dimanico a causa dello scheduling del processo di aggiornamento del net bios locale e quindi lui ha riparametrizzato il tunneling”

SEMPLICE??? Se credete che questo sia arabo per gente comune tranquillizatevi. E’ turcocinese anche per la maggior parte degli ingegneri, che però testardi  si continuano a guardare i forum, internet, i libri di scuola, smadonnano tutta la notte e poi alle tre del mattino contenti come una pasqua trovano la soluzione e neanche riescono ad adormentarsi (si perché per chi non lo sapesse lo schermo del computer riduce la melatonina che è un ormone che ci fa dormire). In somma hai passato sei ore per poter risistemare la connessione di rete!

In soldoni il concetto è il seguente: si passa più tempo a fare la “maintenance” del software che a godersi le applicazioni. Per una fame di controllo, o un’ansia da prestazione, chiamatela come volete. Senza rendersi conto (da qui l’incoscienza) che, come dei redivivi “Icari”, andiamo a mettere le mani su qualcosa più grande di noi: il SOFTWARE che sta diventanto autocosciente. La rete Skynet di Terminator non è poi così lontana. Come il cervello umano contiene il nostro software (e infatti senza il cervello che funziona siamo dei vegetali) così i programmi sono i neuroni del nostro PC. Solo che quando un neurone del cervello si brucia non c’è verso di rigenerarlo. Così il software, che diventa sempre più complesso, diventa anche sempre meno riparabile. Siamo noi che pensiamo di poterlo mettere a posto.

Alla fine la vecchia soluzione è: cancello e reinstallo tutto (aihmé per il cervello umano non funziona, contenti gli psicanalisti che se no andrebbero sul lastrico)

E quindi continuiamo a vivere credendoci dei bravissimi elettricisti senza renderci conto che passiamo la nostra vita a riparare ( o a leggere i manuali di istruzioni) invece che di approfittare.

Ah postilla: questo discorso non vale solo per gli ingegneri, ma per tutti quelli che si considerano tali. Molto spesso questi ultimi, gli hacker fai da te che hanno il poster di Matrix in camera, sono estremamente più bravi degli ingegneri “titolati” .Ma proprio per questo o a causa di un contrappasso cosmico anche i nostri bravi amici “hacker” sono quelli che senza saperlo sono i più schiavi di “Skynet”. In somma non serve il famoso pezzo di carta per essere un’ ingegnere. E’ una forma-mentis propria di tutti coloro che pensano di poter controllare un Sistema che invece piano piano sta inesorabilmente controllando le loro vite.

Asta la vista!

Meditate.

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