September 27, 2020

La voce dell’esperto

Erreurs de Pilotage, 2011 ed. Altipresse. J.P. Otelli

E’ il quinto Tomo di Jean Pier Otelli consacrato agli errori di pilotaggio, ma che alla fine mettiamo in evidenza in questa sede perché si concentra sull’incidente Rio-Parigi accaduto a un aereo di AirFrance il primo giungo del 2009.

Il consiglio che do a coloro che si avvicinano per la prima volta all’analisi di questo incidente è di non cominciare con il libro di Otelli, ma di dare prima una bella spulciata al lungo e meticoloso rapporto del BEA, già ampiamente discusso in questo blog (http://www.matteosan.com/?p=447)

 

Otelli è un professionista dell’aviazione abbastanza conosciuto in Francia dagli addetti ai lavori, ed ha una buona capacità descrittiva, sa misurare la giusta dose di dettagli tecnici e volgarizzare abbastanza il linguaggio in modo che non sia comprensibile solo da degli esperti, e tutto questo è una dote considerevole ma a mio avviso ha due grandi difetti

–         Ha una ceta tendenza al sensazionalismo

–         Mette in evidenza quasi sempre l’errore umano senza spiegarne troppo le cause al contorno (si contraddice alcune volte affermando che un incidente e’ sempre causato da molteplici fattori ma alla fine restate quasi sempre con l’impressione che ai comandi ci sono dei debuttanti allo sbaraglio).

Raramente nelle sue opere troverete delle critiche al costruttore europeo che in Francia ha un poderoso centro di sviluppo a Tolosa detto per inciso. In quest’ultima opera Otelli fa malignamente precedere il resoconto dell’incidente di Rio, da un altro incidente simile (un aereo sull’orlo di uno stallo che è partito in avvitamento). Trattasi dell’incidente che ha portato al crash un Tupolev 154M in un aeroporto della Siberia in Russia dieci anni fa.  Otelli un po’ superbamente fa notare come l’Airbus del volo Rio-Paris, nonostante le sollecitazioni completamente “sballate” del pilota, non sia mai partito in avvitamento, al contrario del suo vetusto compagno russo che definisce “splendidamente arcaico”. Siamo un po’ abituati allo stile schietto e senza paura di Otelli, e ne potremmo anche sorridere, se poi ahimè il risultato non fosse tragicamente lo stesso: la morte di tutti gli occupanti i due velivoli; magari l’Airbus è caduto molto più “elegantemente” del suo scalcinato compagno Russo, il  Tupolev, ma il risultato è stato lo stesso.

Il paragone tra un Tupolev 154M che ha una concezione da anni sessanta, e un Airbus A330 che è di trentanni più giovane, la punta di diamante di una ricerca tecnologica che si è basata su decenni di esperienze e di insegnamenti, compresi errori ed incidenti, puo’ interessare gli esperti di storia dell’aeronautica. L’aeronautica è una delle rare scienze umane ad aver imparato dalla storia. Se solo anche politici, economisti, militari sapessero fare altrettanto! Se oggi questi aerei sono insieme ai Boeing i più usati al mondo nel trasporto passeggeri ci sarà un motivo. Un vecchio Tupolev 154M progettato per atterrare anche sui campi in terra con un carrello di atterraggio che pesa come dieci elefanti è un carroarmato paragonato – rispetto a un Airbus –  a una limousine. Fare una comparazione e’ possibile, certo, ma a che scopo? Sarebbe come chiedere a uno che pensa di un piatto di papate contro un fois gras e champagne. Nessuno si sognerebbe neanche di provare a fare questo azzardato parallelismo. A meno di non voler dimostrare che gli Airbus sono estremamente piu’ avanzati tecnologicamente e piu’ sicuri (ma, scusate, e’ come scoprire l’acqua calda!). Lasciateci sospettare che Otelli usi questo espediente per addolcire un po’ la pillola ai suoi compatrioti, visto che questa tragedia tocca da cicino Airfrance ed Airbus (che restano comunque due compagnie di punta nel panorama aeronautico mondiale, tutte le compagnie hanno sofferto incidenti, e’ normale che possano capitare a un’azienda monumentale come Airfrance-KLM. E’ una legge statistica).

Facendo la tara non posso certo dire che questo libro di Otelli sia disonesto, di parte o tecnicamente sbagliato. Tutt’altro. Leggendolo si acquisiscono interessantissime informazioni tecniche che gli amatori altrimenti non conoscerebbero mai, si comprende meglio come funzionano le procedure di volo, Otelli pazientemente spiega in dettaglio le ultime fasi di volo, e in questo caso specifico la sintesi che fa della trascrizione degli ultimi attimi del volo è fedele al rapporto del BEA. E’ anche comprensibile lo stupore dell’autore di fronte a un pilota come quello che era ai comandi sull’aereo di Airfrance in quella maledetta notte di Giugno, che si intestardisce a cabrare un aereo che è in stallo permanente.
Ciò che per me è criticabile sono le conclusioni di Otelli a senso unico e certe omissioni che fa nel riportare il rapporto BEA.  E ossia:

–         Completa e unica responsabilità dei piloti

–         Completa mancanza di una spiegazione al comportamento del pilota anche se sul rapporto del BEA sono riportate due procedure di AirFrance riguardanti la “IAS dubbia” che potrebbero spiegare in parte il motivo perché il pilota abbia tirato l’aereo in su, invece di picchiare durante uno stallo. In generale Otelli non prende quasi mai in considerazione il fattore psicologico.

–         Non c’è nessun riferimento alle due raccomandazioni del BEA sull’addestramento dei piloti in volo manuale e soprattutto quella riguardante la mancanza sugli Airbus di un indicatore di incidenza che potrebbe aiutare moltissimo i piloti con un aereo in stallo.

In somma, leggendo questo libro di Otelli si ha l’impressione che di fronte a un incidente aereo  l’equipaggio si comporti spesso come una massa di dilettanti allo sbaraglio che non sono a conoscenza neanche dei principi di aerodinamica di base.

Francamente è troppo riduttivo, anche per un libro non addetto ai lavori. E quindi, lasciateci passare la critica che Otelli si sia lasciato un po’ trasportare la mano anche per certe esigenze editoriali.

Vademecum per utenti Apple disperati

Visto che mi ci sono scassato le ” corna” per una settimana vi elenco qui di sotto alcuni trucchi e alcune raccomandazioni per i nuovi arrivati nel mondo della mela (stregata!).

L’utilizzatore medio di Windows/Linux si crede molto furbo e “scafato” perché riesce a personalizzarsi il suo sistema secondo le sue voglie.

Bene sui sistemi Apple dimenticatevi ste voglie. Siete in una dittatura, lo volete il giocattolo? Si? Allora dovete fare come dicono loro, punto.

Eccovi un breve vademecum sotto forma di Questioni/Risposte

Q1) Ho comprato il mio IPAD (o il mio Iphone) l’ho usato per un po’ di tempo e ho scaricato (tramite IPAD e IPHONE diverse applicazioni). Oggi l’ho connesso a  Itunes e lui simpaticamente mi dice che c’e’ un nuovo aggiornamento del software. Però se cerco di farlo Itunes mi dice che tutte le applicazioni verranno cancellate dal nuovo aggiornamento ed io non ho mai sincronizzato l’IPAD o l’IPHONE!

R1)

1)      prima di tutto aprite Itunes e verificate di avere l’ultima versione (in alto sulla barra cliccate su ? e poi verifica aggiornamento). In caso negativo allora aggiornate Itunes (meglio far questo senza connettere nessun device Apple). Poi connettete l’IPAD/Iphone  e dovete trasferire le applicazioni comprate dal vostro IPAD/Iphone su Itunes  del vostro PC(gratis o a pagamento non fa differenza per lui sono comprate). Per fare questo Aprite Itunes, connettete l IPAD/Iphone e sulla sinistra vedrete la figura del device. Cliccate col pulsante destro sul device e scegliete dal menù a tendina “TRASFERISCI ACQUISTI”. Vi apparirà un messaggio chiedendovi se volete AUTORIZZARE il PC/User corrente. Dite SI. Se come me avete due account itunes (uno per l’Apple Store Italiano e uno per l’Apple store Francese) dovete connettervi due volte (con itunes), nello Store corrispondente al vostro account e fare questo processo due volte. Adesso le vostre applicazioni sono state salvate dentro la directory MyDocuments/MyMusic/Itunes/ItunesMusic/MobileApplications (potete copiarle MA NON VI VENISSE IN TESTA DI TOGLIERLE DA LI a meno di non eseguire il passo indicato in Q3)

2)      Ora dovete fare il BACKUP del vostro IPHONE e del vostro IPAD. Sempre come nel passo 1 cliccate nella colonna a sinistra di Itunes col vostro device connesso, pulsante destro e scegliete BACKUP. Il Backup (per un Iphone 4 può essere qualche centinaio di mega, per un IPAD e’ poco più di un giga) verrà messo in una cartella di sistema.  Dove? Se avete un Mac qui ~/Library/Application Support/MobileSync/Backup/, Se avete Windows XP C:\Documents and Settings\user\Application Data\Apple Computer\MobileSync\Backup  qui, e se avete Windows 7 qui  C:\Users\user\AppData\Roaming\Apple Computer\MobileSync\Backup  (la ~ la Home, User e’ il vostro accountname (tipo Administrator) e se C non e’ il vostro driver principale lo sostituite. (cito la fonte di queste informazioni: http://osxdaily.com/2009/09/11/iphone-backup-location/ ) NON VI VENISSE IN MENTE DI TOGLIERE il backup da quella directory: lasciatelo li  per ora, se volete lo cancellerete in seguito.

3)      A questo punto avete trasferito le applicazioni e la configurazione del vostro sistema (incluse le mail e le foto che avete preso con il vostro Iphone/Ipad): NON avete assolutamente trasferito i file musicali, le foto, gli e-book e i video! Per trasferirli dovete utilizzare il PC (l’unico, la sorgente di MATRIX!) quello che per primo avete utilizzato per caricare sul vostro IPAD i video o la musica con la sincronizzazione (si veda la domanda Q3). In alternativa potete utilizzare un programma che si chiama IPAD TRANSFER ma che è a pagamento che vi permette di copiare foto, musica, video e libri da e su Ipad/Iphone. Ma dovete farlo a mano ed e’ una rottura. Ripeto: FOTO, E-BOOK, MUSICA e VIDEO NONV ENGONO TRASFERITI CON IL BACKUP E NEANCHE CON IL PASSO 1 (TRASFERISCI ACQUISTI)

4)      Sincronizzate in ogni caso le APPLETS (andando sul vostro dispositivo in Itunes, cartella Applet: se le avrete trasferite come si deve staranno tutte li)

5)      Se ve la sentite potete procedere ora all’aggiornamento del sistema operativo con Itunes. Io ci ho messo 20 minuti con l’IPAD. Pregate che non salti la luce. Lasciate fare, alla fine dovrebbe reinstallare  il backup. Se non lo facesse, eseguite di nuovo  il passo 2 e invece di cliccare su BACKUP sceglierete RESTORE. Se anche le vostre applicazioni non sono state reinstallate allora fate una bella sincronizzazione (ora non c’e’ rischio perché le avete trasferite).

In generale dovete tener presente che Apple ha messo in piedi tutta questa blindatura per impedirvi di usare il vostro Iphone/IPAD come una normale chiavetta USB. Questo per tutelare i diritti di autore. Quindi stampatevi bene in testa che è sempre il PC che vince, e mai il vostro Iphone/IPAD (è sempre un PUSH dal PC).

Q2) Ho esaurito il numero di PC autorizzati da Apple Store! Come faccio?

R2) Come anticipato nel passo precedente, quando effettuate il trasferimento delle applicazioni da APPLESTORE a ITUNES il sistema tiene traccia del vostro PC. Se lo fate su cinque PC differenti (o se create cinque account Itunes sullo stesso PC) avete sparato tutte le cartucce. Per poter trasferire le applicazioni da Apple Store a un ennesimo PC (perché siete ricchi e ne avete sei, perché siete sbadati e ne avete persi cinque, perche’ non me ne frega niente io voglio trasferirle dove me pare!) dovete rimuovere dalla lista un PC. Questo articolo vi spiega come fare:  http://gigaom.com/apple/itunes-101-multiple-devices-one-itunes-account/ In pratica andate su Itunes (non c’e’ bisogno che L’IPAD o L’Iphone siano connessi) , dal menù in alto scegliete STORE e poi RIMUOVI AUTORIZZAZIONE. Se vi rubano il PC vi siete bruciati per sempre un account (e ovviamente correte a cambiare la vostra password su Itunes perché se malauguratamente avrete lasciato la vostra carta di credito preregistrata quello che vi ha fregato il PC potrà scaricarsi quello che vuole dall’Apple Store (se riesce a scassare la password di Windows il ché e’ facile).

Su un forum ho letto che le applicazioni comprate sull Apple Store si possono ricaricare dal vostro Ipad direttamente connettendovi con il vostro User name ad Apple Store, ricercando l’ applicazione. Il sistema si ricorda di voi e non vi rifa’ pagare. L’Inconveniente e’ che

a)      dovete ricordarvi tutte le applicazioni (dopo sei mesi di utilizzo di un IPAD ne avrete come minimo una sessantina)

b)      Tutti i dati associati alle applicazioni andranno perse (ad esempio PAGES che e’ tipo WORD, tiene i file .DOC creati con Ipad in una zona di memoria condivisa dall’applicazione. Se riscaricate l applicazione da Applestore i doc sono persi se non li sincronizzate…)

 

Q3) Voglio esportare tutti i file multimediali, audio e video inclusi, in una specifica directory da me scelta e non voglio usare quella predefinita di Itunes.

R3) In questo caso c’e’ una procedura che riporto qui http://support.apple.com/kb/HT1364?viewlocale=it_IT

Da notare che su Windows 7 la directory Itunes/Media si chiama Itunes/iTunes Music.

Con questo metodo dovreste riuscire a esportare tutti i dati, e con i procedimenti precedenti ad evitare di perdere le applicazioni

 

Q4) Non riesco ad importare un file musicale o un file PDF con itunes. PEr farlo trascino il file in questione sull icona dell’ IPAD o dell’Iphone quando sono connessi ad Itunes.

R4) Credo che la nuova versione di Itunes impedisca in blocco questa funzionalita’. Nelle versioni precedenti mi pare si potesse fare. Purtroppo e’ una carognata. In questo caso dovete trascinare il file NON sull’icona dell’IPAD ma dentro la cartella corrispondente sopra l’icona dell’Ipad (esempio Libreria -> Musica). Poi dovete sincronizzare e TUTTO il contenuto dell IPAD per quella cartella corrispondente (esempio Musica) verra’ sovrascritto. Il che vuol dire che se lo fate dal vostro Laptop dell’ufficio perderete probabilmente i file caricati dal Laptop di casa.

In generale per fare l’update di file conviene solo e sempre usare un solo Laptop. Probabilmente per la condivisione di file converra’ usare Icloud.

Un parallelo azzardato.

Leggevo questa mattina alcuni commenti su Facebook riguardanti alcuni fenomeni di massa accaduti negli ultimi mesi. Farò un parallelo azzardato tra la morte di Steve Jobs e il fenomeno degli “Indignados” infiltrato dai black blocs (che però esistono già da una decina d’anni, basti pensare al G8 di Genova, e che per ora sono qualche centinaio, contro i qualche milione dei primi, centinaio che basta però a distruggere una parte di centro storico di una qualsiasi capitale europea).

Che c’entra la morte di Steve Jobs? C’entra nel senso che anche li abbiamo assistito a un fenomeno di massa nelle manifestazioni di affetto, solidarietà a livello mondiale. Manifestazioni riportate pare-pare dalla Rete, da siti come facebook, twitter, non solo dai media tradizionali (quindi fenomeno di massa). Così come il fenomeno degli indignados, che si ripercuote sulla “Rete” che è libera per definizione è un fenomeno di massa.

Va beh, che ci azzecca? Ci azzecca perché stamattina un mio amico mi ha fatto notare come per la morte del “padre di Unix” Dennis Ritchie non ci sia stato lo stesso fragore mediatico (ed io aggiungo: e non solo dei media tradizionali ma anche di quelli tradizionalmente liberi come il mondo della Rete).

Io credo che stiamo di fronte a una nuova spaccatura ideologica per la prima volta dalla caduta del Muro di Berlino (quando il comunismo è praticamente scomparso, tranne forse dalla testa di Berlusconi). Oggi è una spaccatura non politica ma di tipo sociale. Una spaccatura che prima era tra occidente sviluppato e terzo mondo sotto sviluppato e che quindi vedevamo alla televisione, ci faceva pena ma tanto quei poveracci erano lontani, e oggi invece è a arrivata fino sotto casa nostra (da quel terzo mondo sottosviluppato che ne ha le scatole piene e che approda a forza nei nostri mari – e vorrei vedere voi in quelle condizioni- ma anche da persone che del mondo occidentale ne sono cittadini a pieno titolo perché qui nati).

Da una parte abbiamo coloro che si sono riusciti a fare una posizione sociale ad oggi, che hanno un lavoro stabile ben pagato che gli permette di avere una casa, fare figli, magari sono costretti ad andarsene all’estero, magari sono stressati vanno dallo psicanalista, ma si possono comprare auto, Ipad, Iphone spendere soldi all’ Apple Store e altri ammennicoli del genere. In somma una classe che potrebbe corrispondere alla piccola e media borghesia degli anni settanta. Dall’altra una grande parte di persone che possono arrivare anche fino ai quarant’anni e che in molti paesi non è riuscita a raggiungere quella libertà sperata e che ancora vive spesso alle spalle dei genitori (quei genitori che negli ani settanta hanno messo i soldi da parte con il boom economico), che devono vivere un po’ arrangiandosi, campando con lavori a contratto, barcamenandosi tra mille difficoltà.

Questo secondo gruppo di persone raccoglie gli embrioni di quelli che potrebbero incrementare il numero degli “Indignados”,  che vorrebbero cambiare il sistema, un sistema in cui non si riconoscono più, un sistema cristallizzato per garantire lo status quo di chi ha raggiunto certi privilegi, e che impedisce la loro libertà (un po’ come gli utenti di Unix, del software libero, libero dalle costrizioni di chi invece il mercato lo ha vinto e cerca di blindarlo). Dall’altro abbiamo i fautori dello “status quo”, spessissimo i “governativi” (coloro che votano sempre per il governo, indipendentemente da quale governo sia) che mi fanno spesso pensare agli utenti del mondo Apple, i vincitori attuali del mercato che tentano di cristallizzare a loro vantaggio. Né gli uni, né gli altri si legittimano a vicenda, si considerano nemici, non c’è possibilità di dialogo. Un po’ come i Comunisti e i Democristiani degli anni di Peppone e Don Camillo.

Naturalmente la differenza di classe è esistita da sempre e sempre esisterà. E’ vano ed ingenuo pensare di poter ridurre il mondo in una sola classe benestante pacifica e contenta (a meno di non rincoglionirla come nel Grande Fratello). Ma quando la maggioranza della popolazione comincia a cristallizzarsi in due sole classi fortemente antagoniste con enormi disparità, ossia quando la(o le) clase(i) media/e comincia a dissolversi nel nulla, questo può causare diversi problemucci.

Non dico che sia un male, la dialettica dei due opposti in democrazie è il sale per la sintesi del cambiamento.

Ma non sarà un cambiamento indolore.  Su questo ne sono abbastanza convinto. Quando finiranno i soldi dei genitori che hanno fatto la fortuna negli anni settanta questi figli di papà probabilmente varcheranno la barricata…

Luci d’inverno

Corso numero due della seria “je veux etre photographe”, Parigi, Sabato 8 Ottobre 2011. Tema di oggi “Luce ed esposizione”. Una giornata ai limiti dell’invernale, 14 gradi quando dieci giorni fa ne faceva 28! Avremmo dovuto giocare molto sul contrasto, il “controluce” la sotto e sovraesposizione, ma con un cielo che sembrava una tavola di cemento e questo vento umido e freddo che ti tagliava in due “Bon courage!”

Alcuni attenti osservatori hanno giustamente rimarcato come spesso le mie foto manchino di “sentimento”. Non so se sia riuscito oggi a far filtrare questo “senso”.

 

Antidepressivo Italia?

Una volta scherzando con un mio amico sui miei frequenti cambi di umore legati (in parte) alle montagne russe delle ricorrenti crisi economiche gli dicevo in chat ” Ciao! Oggi ridopiango c’e’ il solemapiove domani penso che mangero’ il pescarne e stasera mandero’ un bel Curriculum a quell’azienda che mi piace tanto per fare l’ingegnere-professore-aviatore ma anche spazzino muratore perche’ no scrittore-calciatore…”

A proposito del “ridopiango” prendo spunto da questo interessante post http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2011/10/06/news/bussole_6_ottobre-22775013/?ref=HREC1-8 sul blog di Repubblica che mi ha scatenato una serie di riflessioni.

Prima di andare avanti leggete il link precedente.

La domanda che mi pongo oggi e che, a un mese scarso allo scadere dei miei dieci anni di vita di italiano residente all’estero, rimane la stessa: Perche’ gli italiani nonostante tutto tirano avanti e, pur lamentandosi in continuazione a causa di obiettive difficolta’ sociali, politiche ed economiche di un paese che si barcamena faticosamente tra l’occidente industrializzato e il terzo mondo disastrato, resta alla fine sono uno dei popoli meno depressi d’ Europa?

Non conosco le ultime statistiche italiane ma quelle francesi si: la maggioranza delle persone qui in Francia non sono contente di come vivono, aspirano a cambiare vita, la stragrande maggioranza dei dieci milioni di abitanti di Parigi e dintorni trasloca in regioni piu’ a misura d’ uomo nel giro di cinque massimo dieci anni dal loro sbarco in questa non certo idilliaca “Ile de France”  ( il picco lo si riscontra in coppie sposate con figli piccoli in eta’ pre-scolare), e la tendenza non e’  peculiarita’ della sola regione di parigi ma si puo’ ritrovare in altre megalopoli che hanno il comune denominatore di essere i polmoni econimici del paese (tradotto: il minor tasso di disoccupazione o la maggior possibilita’ di carriera), prendiamo Londra ad esempio, dove serpeggia lo stesso stress da economia globalizzata e che ha portato alla nascita di nuove realta’ come certe agenzie di ricollocamento per chi decide di “cambiare vita”. Questa tendenza molto spesso resta disattesa per motivi logistici o di opportunita’ (non e’ facile trovare il coraggio di andarsene a trovare lavoro altrove, le opportunita’ decrescono man mano che ci si allontana dalla capitale) e quindi le persone, sempre piu’ frustrate e rassegnate, restano schiave del loro tran tran quitidiano, in attesa dell’ occasione giusta. Non sono un sociologo e non posso generalizzare ma non sarei sorpreso di trovare situazioni simili in altri paesi dell occidente sviluppato. Piu’ ci muoviamo verso il  nord o verso zone industrializzate ed economicamente dinamiche e piu’ la tendenza e’ la stessa: lavoro e occupazione inversamente proporzionali al benessere “percepito” della popolazione.

In Italia come dicevo questa depressione non e’ cronica. Salterete sulla sedia leggendo queste righe , soprattutto per chi magari conosce un po’ i secolari problemi del sud. Eppure anche senza le statistiche alla mano piu’ passa il tempo piu’ mi convinco dell’esattezza di queste ipotesi dopo aver vissuto per cinque anni nel sud della Francia, per ormai quasi cinque nel nord, e aver girato l’Italia da sud a nord diverste volte: piu’ si va a sud, piu’ le condizioni socio economiche si fanno difficili, ma meno c’e’ rischio di incontrare persone veramente e cronicamente depresse.  Magari la gente si incazza di piu’  ma non c’e’ questa tendenza di ricorrere spesso e volentieri allo psicanalista come fanno un francese su tre (anche perche’ mancano i soldi e’ vero ma semplicemente perche’ lo psicanalista e’ il nonno, il prete, l’amico di famiglia che chi emigra, cambia citta’  difficilmente trova). Naturalmente ci sono le doverose eccezioni: le violenze sulla persona, famiglie distrutte… Ma questo e’ vero sia in Italia che in Francia. Non e’ un caso che la psicanalisi sia stata fondata tra l’Austria,la Svizzera e la Francia (l’ospedale per malattie mentali della Salpêtrière di Charcot esisteva gia’ prima che Freud si sognasse il suo libro dei sogni, scusate il gioco di parole)  in regioni economicamente le piu’ prospere all’epoca (l”austria era alla fine del suo impero politico ed economico e la Svizzera e’ stata sempre un luogo considerato come il paradiso terrestre- paradiso economico ovviamente). La depressione di oggi colpisce di piu’ il ceto borghese che decide di optare per la carriera a discapito della qualita’ della vita e di certe rinuncie economiche. Coloro che invece devono combattere la sfortuna giorno per giorno, i precari magari con figli a carico, che stentano ad arrivare a fine mese (ma che in qualche modo ci arrivano) sembrano avere sviluppato- forse proprio a causa di queste difficolta’- degli anticorpi che gli permettono di continuare ad avanzare tra gli ostacoli.

Maurizio Battista, noto comico delle parti nostre der core de Roma, ironizzava sul fatto che in Europa il paese con il minor consumo di antidepressivi fosse l’Italia, e si dava una soluzione alquanto originale: ” e’ si vero che in Italia e’ tutto un magna magna che non funziona niente chessistavameglioquandosistavapeggio che non c’e’ lavoro ed il poco che c’e’ e’ precario, che bisogna avere il Santo in Paradiso” ed altri luoghi comuni di questo genere ma poi alla fine l’Italiano ha la sua arma segreta, il suo antidepressivo fisiologico e naturale che riassume in questi sketch epocali : “Estic….”!.

La spiegazione del comico, per quanto grossolana ha un suo fondo di verita’. A Roma, da dove vengo, ogni volta che rientro per una vacanza la prima cosa che le persone mi dicono e’ ” beato a te che vivi fuori… Ahh… Qui e’ un macello” E giu’ “santiando” come direbbe Camilleri contro tutto e tutti, contro un Governo che ha responsabilita’ politiche e una reputazione morale sotto le scarpe, e contro un’opposizione polulista, arrangiata e abbastanza evanescente. In somma molti luoghi comuni (tranquillizatevi sono simili a quelli che si dicono in Francia!). Il panorame che se ne fa un osservatore esterno e’ che il paese sia sull’orlo di una guerra civile.
Solo che poi nel week-end scatta quella che io chiamo la ” sindrome della porchetta” : un week end a Frascati con vino gazzosa e porchetta, o al mare a Sabaudia, o al Lago, ce se fa la “magnata” con gli amici, si ride e si scherza e i problemi passano. Ci si ritorna a incazzarsi il Lunedi’ ma poi verso il giovedi’ venerdi’ si e’ tutti contenti specialmente se in mezzo alla settimana ci scappa la partitella con gli amici, lo” spritz” in piazza come diceva il nostro amico nel post precedente, la partita della Lazzie o della Roma, il cinemimo ed il ristorante. A parigi non lo fanno? Si certo che la gente lo fa: ma spesso con sconosciuti, con gente che ti devi andare a trovare su internet (esistono siti per organizzare le ” uscite” lo sapevate?) perche’ molto spesso gli amici cambiano ogni due anni in una citta’ che ha una dinamica economica impazzita. L’Italia con le sue tradizioni che cambiano molto lentamente funge da un appiglio rassicurante per la memoria (mi e’ capitato di tornare per le vacanze in alcuni vecchi luoghi di villegiatura della mia infanzia: nelle case del cinrcondario ancora abitavano alcuni dei miei vecchi amichetti:  tornassi dieci anni a Parigi nel mio quartiere non riconoscerei uno che sia uno)

Una domanda corollario che mi sento porre spesso da alcuni amici ” filogovernativi” (indipendentemente dal colore del governo, sempre per citare Camilleri) e’ “ma come e’ possibile che i ristoranti la sera sono pieni se c’e’ la crisi?” La risposta e’ semplice: perche’ si campa grazie ai soldi dei genitori che negli anni 60 e 70 hanno profittato del boom economico prima e delle baby pensioni poi (la ragione per cui oggi si ha un debito pubblico del 120% del PIL e’ anche questa non ce lo scordiamo). Alzi la mano chi non ha un genitore che non abbia contribuito con aiuti di qualsiasi tipo il mantenimento del nostro tenore di vita (pizzette, la macchina, aiuti dulla casa) dove per contribuzione non parlo solo di contribuzione attiva in denaro ma anche passiva in termini di risparmio, non sottovalutiamo il non dover pagar l’affitto di casa: tenersi a casa un figlio fino a 27 anni e passa e non fargli pagare l’affitto (perche’ studia o perche’ guadagna una miseria) e’ comunque sempre denari risparmiato che ti permette di farti una vita onorevole anche se guadagni poco piu’ di mille euro al mese. E da noi e’ prassi cosi’ comune che chi dovesse restare a casa e sentirsi chiedere un piccolo affitto dal padre e dalla madre inorridirebbe, si attaccherebbe al telefono azzurro. In Francia la percentuale di figli che vive con i genitori dopo aver compiuro i 23 anni e’ irrisoria. Le persone non guadagnano il doppio, forse a livelo nazionale il livello del salario medio  francese e’ del 10% in piu’ che in Italia (si… avete sentito bene) solo che non esiste quel fenomeno del “sommerso” e del “precariato”  che c’e’ in Italia, un contratto a durata indeterminata fornisce indiscutibiuli vantaggi di un altro lavoro equivalente in termini economici ma precario e/o pagato al nero, e, quindi, qui in Francia se tiri la cinghia anche con uno stipendio medio nazionale di 1500 euro (questa e’ la media francese piu’ o meno), con i supporti di uno stato sociale che funziona (peche’ l’evasione fiscale e’ infinitesimale rispetto alla nostra)  ti arrangi a vivere in una periferia semidecente e magari tiri a campare avendo l’impressione che non ti manca niente. Eppure sei depresso. Ma tiri a campare. Da noi il nostro tessuto familiare  che ci circonda, ci protegge contribuisce allo scudo. ” Chi cia’ mamma non piagne” dicono a Roma. E non solo a Roma : in prima lettura ho pensato che il “ragazzone” di trentacinque anni dell’articolo citato all’inizio, “pessimista ma abbastanza felice”, precario e a casa di mamma’ e papa’ fosse il propotipo del compromesso bamboccione romano, per poi invece scoprire (con un certo compiacimento lasciatemelo dire) che risiede nell’ operosissimo Nord Est che considera Roma ladrona…

Alla fine il segreto e’ nel piu’ oraziano ” giusto mezzo” che poi vuol dire serenamente accettare i compromessi, in un mondo sempre piu’ globalizzato ed esasperato.

Forse se avessimo l’onesta’ intellettuale di ammetterlo candidamente vivremmo meglio.

 

Nota:

Negli ultimi tempi si sta assistendo a diversi fenomeni che alcuni definirebbero di ” riscossa delle coscienze”. Fenomeni fuori dai canali di politica tradizionale e che vengono sia dal ceto medio-piccolo borghese della popolazione (Indignados, Il movimento cinque stelle, I girotondi) che da alcune rappresentanze di coloro che vorrebbero farsi passare per dirigenti illuminati (le uscite della Confindustria, gli appelli di Montezemolo e ultimo in ordine di tempo di Diego Della Valle). Nonostante polemiche da tutti i fronti io considero questi fenomeni – facendo la tara- nel complesso positivi per lo sviluppo del paese (in questo specifico momento storico dell’Italia). Si puo’ discutere e polemizzare infinitamente nel nostro paese malato di dietrologia chi sia che tira le fila dietro questi eventi, a chi conviene ” Qui prodest?”, ma nonostante tutto continuo a pensare che tutto questo movimento di “risveglio delle coscienze”  faccia parte della sana dialettica di un paese che spera ancora in un cambiamento democratico. Tutto cio’ per dire che il mio non vuole essere un appello buonista e democristiano (nel senso dispregiativo del termine che purtroppo ha assunto la D.C negli ultimi trent’anni di vita del paese) al chissenefrega . Politicamente la vita di un paese dinamico necessita di un attivismo essenziale. Di tutti i colori.  Ma questo articolo non vuole essere politico e quindi mi limito alla postilla.

 

Spaghetti alla bottarga di tonno

  Come postilla al viaggio Siciliano permettetemi di condividere la ricetta degli spaghetti alla bottarga di tonno della criata Carmelina di Marina di Ragusa.

 

 

 

 

Procuratevi della bottarga di Tonno.  Se capitate per ferie o affari in Sicilia (affari di vossia di cui io non saccio ne voglio sapiri e se puro lo saccio nzmà che m’impiccio 😉 )  fate una visita a Noto e proseguite a sud per Capo Passero (il comune piu’ a sud di Tunisi!).   Poi dopo deviate per Marzamemi e comprate della bella bottarga di tonno sotto sale e sotto vuoto.  E se non potete andare in Sicilia allora nun me scassate a’ minxxxx e  rifornitevi dal vostro pescivendolo siciliano preferito!

Ricetta per quattro persone

  • Un limone
  • Due rametti di prezzemolo
  • 50 grammi di bottarga di tonno
  • Aglio (tre spicchi tagliati a metà a cui avrete tolto l’animadelimort…)
  • Olio (sei cucchiai da minestra abbondanti)
  • 400 grammi di spaghetti (se siete quattro maschietti fate pure mezzo chilo)
  • un pizzico di peperoncino BONO stavolta (non quello delicatuccio franzoso)

Fate un soffritto di aglio, olio e peperoncino.  Appena l’aglio è un po’ dorato e comunque non oltre un minuto prima della fine cottura aggiungete 40 grammi di bottarga tagliata a cubetti molto piccoli o se volete grattuggiata. Non cuocete la bottarga nell’olio bollente per più di un minuto se no vi diventa troppo dura! Spegnete e mettete al pizzo (non al pizzino! quello è dove ci avrete scritto la ricetta! Non mi fate confondere….uhhh che camurrìa!)

Preparate la pasta in abbondante acqua (con pochissimo sale perché la bottarga è salata già di suo). Scolatela, e in un pentolino sotto lo scolapasta raccoglierete un po’ d’acqua della pasta.

Mettete la pasta calda, il sugo con la bottarga in una insalatiera dovre avrete messo preventivamente quattro spicchi di limone ed il prezzemolo. Mischiate il tutto aggiungendo se il caso l’acqua della pasta per mantecare bene. Il limone servirà a rendere più morbido il sapore della bottarga. Dopo aver riemscolato con due grossi cucchiai tre o quattro volte toglierete il limone e catafottetelo indo u cesso o dove vuliti avvossia ma non vi sognate di lasciarlo nella pasta!

Servite cospargendo i piatti con la restante bottarga grattuggiata.

Assolutamente proibito il parmigiano altrimenti vi mando un commando siciliano con la lupara.

Vino rigorosamente bianco, secco e fresco, ovviamente siciliano ma secondo me una più partenopea falanghina qui non ci starebbe niente male.

P.S) : non ho provato la ricetta con la bottarga di muggine, ma secondo me funziona lo stesso. A mio parere la bottarga di muggine è più forte di quella di tonno e quindi il sistema del “limone ammorbidente” ci azzecca tutto. Provate e fatemi sapere!

 

Macarons’ revenge /2

Allora miei cari, come promesso ecco la seconda parte della ricetta dei macarons, in particolare per i vostri palati panni-fini avro’ il piacere di fornirvi tre ulteriori varianti a quella gia’ ampiamente e delirantemente descritta sul cioccolato.

Per la preparazione dei ” gusci” riferitevi quindi al precedente post Macarons_cioccolato&peperoncino mentre per la preparazione delle creme eccovi i tre procedimenti

 

 

1) Crema della passione e mango.
Mettete 10 cl l acqua a bollire e poi aggiungeteci 100 g di zucchero di semola; mischiate a caldo e cercate di ottenere uno sciroppetto omogeneo.

Tagliare il frutto della passione da cui recupererete con un cuchiaino i semini e la polpa interni e aggiungete tutto allo sciroppo.Lasciare in infusione per cinque munuti, poi passare dentro un gran filtro per togliere i semini.
Pelare il mango, toglire il nocciolo fare dei cubetti (il mango deve essere bello maturo eh!) e mischiarli con lo sciroppo filtrato del punto precedente. Frullare il tutto nel frullatore, quello che usate per fare le pappe ar pupo, se non avete il pupo compratevi un frullatore o pensate a procreare! Quindi rifate bollire il tutto e ci aggiungete 3 grammi di AGAR AGAR che non è il nome di un terrorista ma e’ un addensante non animale che proviene dalle alge , lo vendono in polverine.

Versate la gelatina in una teglia e ricopritela con un film di plastica sottile facendo attenzione a che non si formino vuoti tra il liquido e il film e mettete in frigo per dieci minuti (se avete fretta dopo potete metterla dieci minuti nel congelatore, NON subito che vi si scassa il congelatore! In tutto lascerete freddare trenta minuti).

Per unire i macarons con la crema eseguirete a regola d’arte la stessa tecnica dell’ avvitamento descritta nel post sulla preparazione dei gusci.
AH! dimenticavo!Per dare alla pasta un colore arancione aggiungete alla preparazione dei gusci dei macarons (quando frullate la meringa) un pizzico di colorante per alimenti arancione (la punta di un coltello).

2) Limes e Gingembre
Questo e’ un botto energetico se servito insieme ai macarons con la cioccolata al peperoncino d espelette e’ micidiale. Io non lo posso mangiare se no mi fumano le …

[…]

le orecchie va… ci sono le creature che possono leggere….
consiglio per il gentil sesso: se preparate un paio di macarons al cioccolato&peperoncino e un paio di questi col gingembre e li offrite al maritino o al fidanzatino svogliato alla fine della cena, potete staccare televisione e telefono perche’ avrete la notte bella occupata 🙂 😉 🙂 😉 🙂 😉 😛
Aggiungete un po’ di colorante verde o giallo durante la preparazione del cappello di meringa. Viste le controindicazioni energetiche consiglio il verde che ricorda tanto il terribile Hulk… cosi’ non vi sbagliate!

Ecco gli ingredienti della crema per sei persone.

– due uova
– 3 limoni verdi
– 15 grammi di gingembre fresco
– 160 grammi di burro non salato
– 2 grammi di foglie di gelatina (quella animale)
– 80 grammi di zucchero di semola

preparazione: mettete la gelatina in una pentolina di acqua FREDDA e lasciatela rammollire.
Grattare la pelle del limone: ATTENZIONE a non grattare troppo perche’ se prendete anche  l’ interno del limone vi viene amaro. Recuperate per ora solo la polvere della pelle del limone grattugiato. Poi grattuggiare il gigembre (che avrete preventivamente spellato: lavatevi le mani che se malauguratamente vi leccate vi trovate a ballare la samba in salotto).
Spremere il resto dei limoni. Mettere tutto (succo, gingembre plverizzato polvere di limone) in una casseruola, scaldare e fonderci il burro (ricordate di non far bollire se no il burro fa le palline!).

In una scodella ci mettete le uova con lo zucchero e con una frusta le montate facendo ampi movimenti circolari. Ora mischiate tutto includendoci la gelatina. Lasciate freddare per 30 minuti almeno con la tecnica della scodella e il film ermetici spiegata nella precedente puntata.
Prima di integrare la crema nei macarons tramite “avvitamento”, appena dopo averla tolta dal frigo, dategli una bella frustata (ma nooo! Non con la frusta che avrete preparato per la notte!!! Quella da cucina…)
e dai un po’ di serieta’!

3) Vaniglia e le cinque spezie

Qui vi serve (sempre per 6 persone)
– 50cl di latte parzialmente scremato
– 3 uova
– 150 burro non salato
– 50 grammi di farina 00
-100 grammi di zucchero di semola
– un pizzico di polvere delle cinque spezie (e’ un mix di cinque spezie, so solo che c’ e’ anche il cumino ma il resto non lo ricordo. In francia si chiama ” 5 epices”  in italia non lo so francamente…. lavorate di fantasia!,
– Vaniglia (due rametti freschi)

Con un coltello tagliate la vaniglia longitudinalmente e poi ” raschiatela” con un coltello fino e tagliente per far uscire la parte un po’ cremosa che e’ all’interno. e mettete tutto in una casseruola ( polpa e ramoscello).
Aggiungete il latte e portate a ebollizione. Trenta secondi e spegnete.
Prendete la frusta (QUELLA DA ALIMENTI!) e montate le uova con lo zucchero e 3 grammi di composto ” le cinque spezie” . Aggiungeteci il latte bollente di cui sopra, riportare a ebollizione e cuocere 3 minuti. Togliete il rametto di vaniglia alla fine. Versate tutto in una teglia di porcellana quadrata piccolina che ricoprirete col film sottile. Poi 30 minuti al fresco e, prima dell” avvitamento” , ricordati di dare alla crema una bella frustatina

😉

Macarons al cioccolato e peperoncino

Bonsoir ou bonjour mesdames messieurs eccovi a voi in diretta da parigi la ricetta der Mateo per i Macarons che non sono i Maccheroni e neanche i MACARONI (con cui dispregiativamente i franzosi apostrofano i nostri emigranti compatrioti mangiapasta) ma un dolcetto rigorosamente made in France apparentemente leggero che gaiamente accompagnera’ il vostro autunno gastronomico e di cui mi appresto a fornirvi dettagliata ricetta della variante al cioccolato piccante che e’ pure un bell’antidepressivo per questa estate che sta finendo.

Leggete fino in fondo perche’ le note interessanti vengono alla fine!

 

 

 

 

Preparazione dei ” gusci”

    • Zucchero a velo : 350 g (prendete quello buono! Meno amido c’ e’ meglio e’!)
    • Polvere di mandorle SPELLATE (bianche) : 250 g
    • Cacao in plovere non zuccherato : 30 g
    • Chiara d’uova : 215 g
    • Zucchero normale bianco : 150 g

La crema.

  • Cioccolato fondente : 200 g
  • Crema (grassa, intera. Non prendete roba ” light” tanto sta roba fa ingrassare comunque!) : 20 cl
  • Peperoncino d’ Espelette : 2 pizzichi.  (*)

(*) Il peperoncino d’ Espelette è una varietà di peperoncino a denominazione d’origine controllata (AOC in Francia) coltivato nei Paesi baschi e particolarmente nel comune di Espelette. Questo e’ un dolce ” franzoso” quindi adattiamoci alle usanze franzose. Qui ci vuole un peperoncino poco piccante che dia appena un retrogusto di peperoncino. Se provate a metterci il peperoncino nostrano, magari quello pugliese di cui andate tanto fieri e che vi fa lacrimare gli occhietti e il cuoricino,  rischiate di ammazzare qualcuno, a vostro rischio e pericolo. Il macaron e’ un dolcetto delicato per palati fini e un po’ borghesotti come i parigini con la puzzetta sotto il naso. Lo offrirete alla nonnetta, alla regazzetta al boy friend alla girl friend alla mamma’…

 

 

RICETTA:Quantità per sei persone.

 

Preparazione dei ” gusci” dei macarons.

Riscaldare il forno a 160 gradi (di preferenza un forno a convezione)

Montare la chiara d’uovo a ” neve” ed aggiungere lo zucchero di semola. Continuare a montare il tutto che dovrà raggiungere la consistenza di una panna brillante.

Filtrare la polvere di mandorle, lo zucchero a velo e la polvere di cacao (idealmente con un grosso filtro a forma di piatto, con una rete metallica al centro, una specie di tamburello non so come si chiami, andate in un negozio specializzato e compratevelo.)

Incorporare il tutto nella crema alla meringa fatta al punto precedente.

 

Con l’aiuto di un cucchiaio di plastica “molla” (quelli con il manico duro e l’ estremità trapezoidale gommosa) mischiare la meringa e il tutto, mischiando fino a che la pasta non diventi omogenea. Poi ” rompere” un po’ la meringa (vedere dopo come).

Poi dovete mettere la crema così creata in una tasca da pasticcere. Se comprate la sacca e poi la punta separatamente evitate di mettere tutto dentro la sacca senza aver pensato a bloccare la punta. Quindi create i ” macarons” su una teglia su cui preventivamente avete steso una carta da forno. Lasciare seccare tutto per 15 minuti in luogo fresco e asciutto. Infornare per 12 minuti circa.

Per la crema:
Bollire la crema. Versare dopo il cioccolato fondente (se lo comprate a cubetti miglio e’ ). E dopo aggiungere il peperoncino e mischiare con una frusta.

Lasciar prendere consistenza poi riempire una scodella e mettere in frigo e poi mettere nei macarons  e incollarli a due a due.

 

 

allora. se riuscite a fare dei buoni macarons con questa ricetta (che mi hanno spedito dopo aver fatto il corso) vi meritate il titolo di Chef dell’ anno e maestri di cucina franzosa. Il massimo che potete raggiungere da queste poche istruzioni sarà una pappetta APPENA commestibile.

Quindi  eccovi ora quelli che sono i veri e propri
SEGRETI DELLO CHEF!

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1)      Zucchero a velo: comprate quello buono, non fate i tirchi. In quelli economici ci mettono l’amido per non fargli prendere umidità ma l’ amido non e’ buono per i macarons!

2)      Chiara d’uovo: contrariamente a quello che si potrebbe pensare e’ meglio utilizzare delle uova non freschissime che hanno una chiara d’ uovo troppo densa. L’ideale è prendere un uovo decentemente fresco (non dovete per forza usare le uova marce!) e mettere la chiara d’uovo in una bacinella. Mettere tutto in frigo (coprire la bacinella con un film sottile che tocchi il pelo del liquido per evitare la condensa). La lasciate TRE giorni in frigo e la chiara d’uovo si liquefarà un poco favorendo il processo successivo per montare la meringa.

3)      Per montare la meringa usate questo metodo: frullate la chiara d’uovo a bassa velocità per un minuto. Poi aumentate la velocità del frullatore al massimo per DUE minuti non oltre. Quindi aggiungete la metà dello zucchero. Questo vi permetterà di montare tranquillamente la ” panna” senza che impazzisca. Dopo che si è formata bene la panna mettete il resto della metà dello zucchero. I primi tre minuti sono cruciali, rispettate i tempi!

4)      Filtrare lo zucchero a velo e la polvere di mandorle SPELLATE con un ” passino”. Non utilizzate un passino da tè non affitterete mai! Dovete comprare uno a forma di tamburello con una retina di metallo su cui metterete una grande quantità di mistura e la premerete col cucchiaio (usate un cucchiaio di gomma dura a spatola). Potete aggiungere il cacao in polvere che darà un bel colore marrone scuro al vostro macaron! O se preferite polverizzarlo sopra i gusci prima di metterli in forno (io preferisco il primo metodo)

5)      Per incorporare la crema di meringa preparate al punto 3 con il miscuglio polverizzato del punto 4 dovete mischiare in questo modo (usando sempre il cucchiaio a spatola di gomma semirigida): mettete tutto in una scodella: fate ruotare la scodella per un quarto e all’ interno fate un largo cerchio, tra il bordo e il centro con il cucchiaio. Un altro quarto di giro della scodella e un altro cerchio del cucchiaio. Cercate di fare un movimento continuo: se girate la scodella di un quarto di giro e poi DOPO fate il cerchio con il cucchiaio avrete vinto il premio dello Chef più cretino dell’ anno. Dovete completare il giro del mestolo insieme al quarto di giro della scodella.

6)      Dopo dovrete ” macaronare”… cioè far liquefare un po’ la meringa. Prendete il cucchiaio di gomma e lo agitate violentemente dentro il mestolo (senza far schizzare tutto fuori) a destra e a sinistra con movimento orizzontale violento. Poi prendete una bella cucchiaiata (quasi tutta la pasta) e controllate se FILA (deve colare dal cucchiaio come l’ovetto battuto che vi preparava la mammina prima di andare a scuolina il lunedì mattina vi ricordate? Da grandi non lo prendete più l’ovetto battuto a meno che non siete particolarmente stanchi dopo una nottata in compagnia di una bella signorina… le signorine per loro fortuna non hanno di questi bisogni di ricarburazione energetica va beh sto divagando…)

7)      Ora dovete inserire tutta la crema nella ” tasca da pasticcere”. Se non sapete cos’e’ andate su google-images e metteteci il nome. Qui entra in gioco la parte artistica. La tasca di pasticcere deve essere bella riempita e SEMPRE in pressione. Mettete quattro puntine di crema ai quattro angoli di una teglia e al centro un quinto per attaccarci sopra una carta da forno. Quindi prendete la sacca con la sinistra come se dovesse tenere la testa di un neonato per non farlo caracollare di dietro, e con la destra vi preoccuperete di appoggiare la punta della tasca sulla teglia. La sacca deve stare a QUARANTACINQUE gradi. Poi rapidamente fate uscire un po’ di crema strizzando la sacchetta. Se la sacca è ben in pressione, uscirà una bella montagnetta rotonda. Non la fate troppo rotonda che poi si spande. Ritirate rapidamente il beccuccio verticalmente. Dovete toccare la teglia mentre fate la ‘ spremitura”  se tenterete di fare il guscio del macaron con il beccuccio per aria farete delle simpatiche merde di cane, e avrete inventato un altro tipo di dolce che forse vi mangerete da soli. Fate una serie di pallette distanziate almeno di un paio di centimetri e poi una seconda serie. Guardate la foto per farvi un’idea.

8)      Che non vi venisse in mente di mettere subito la teglia in forno! Lasciate seccare i gusci dei macarons all’aria aperta in un luogo FRESCO E ASCIUTTO. Evitate di preparare i macarons durante una giornata umida o piovosa è una battaglia persa. A Parigi si sono rassegnati hanno sigillato le cucine e le hanno climatizzate e deumidificate con potenti condizionatori, tanto loro l’elettricità nucleare la pagano poco e se aspettano il caldo secco stanno freschi (per stare freschi ci stanno da ottobre a maggio). PER ESSERE sicuri che i macarons sono pronti per essere infornati sfiorateci un dito sopra. Se la pasta vi resta appiccicata al dito non sono pronti. Quando la pasta è un po’ gommosa, sono pronti per essere infornati.

9)      Metteteli nel forno a 160 gradi. Cuocete. Poi DOPO SEI MINUTI PRIMI (mettetevi una sveglia!) aprite il forno per trenta secondi per far uscire il vapor d’acqua eventualmente accumulatosi. Chiudete il forno per altri sei minuti. Poi riaprite. Toccate leggermente il macaron. Se è solidale con tutto il tronco, è pronto. Se invece il ” cappello” si muove, ma la pasta a contatto con la teglia sembra un budino semovente, lasciate cuocere altri due minuti. Poi li sfornate e li lasciate freddare almeno un quarto  d’ ora.

10)  Quando metterete la crema al centro di una metà del macaron lo farete in questo modo: un cucchiaio da tè ben pieno. Mettete la crema a montagnetta nel centro del mezzo macaron. L’altro mezzo lo appoggerete sopra e farete un lento movimento circolare delle due metà e contemporaneamente le avvicinerete. Come se ” avvitaste” virtualmente i due mezzi macaron. Se esce un pochetto di crema dopo avete messo la giusta quantità vuol dire che siete stati bravi. Il Macaron vi ringrazia.

 

Alcuni consigli per le creme.

A)    Se dovrete sciogliere del burro ( se preparate per esempio la crema alla vaniglia che vi spiegherò in una seconda puntata) NON LO FATE con il pentolino sul fuoco. Il burro va sempre sciolto in un liquido caldo che non bolla e che non stia sul fuoco. Altrimenti il burro si dissocia con il siero e poi quando rimischiate tutto, vi forma delle palline fastidiosissime.

B)     Ogni crema che preparererete dovrà essere messa in frigo per un buon quarto d’ora o anche di più prima di metterla nei macarons. Per metterla in frigo la dovete coprire con un film sottile che faccia aderenza con la superficie della crema. Metterete la crema in una teglietta rettangolare. Cosi vi sarà più facile coprirla facendo ben attenzione a non lasciare aria tra la crema e il film di plastica se no vi forma la condensa dell’acqua e viene uno schifo. Quando riprenderete la crema, la mischierete con una frusta  prima di metterla nei macarons.

 

 

Bene… mi scuso della pedanteria dovuta alla franzosità della ricetta. A Parigi ci tengono alla forma e visto che il macaron e’ francese fino al midollo, subdolo, lo capirà, lui, se voi, italiani pizza mandolino mamma lo sai chi c’e’ ecco il merendero!,  che cercate sempre la scorciatoia e la ” mandrakata”, o se farete i “bari”, truccherete sui tempi o sulle movenze. Vi consiglio di truccarvi con un bel paio di baffi a punta da tre moschettieri, un bel cappelletto a pon-pon rosso, e una bella camicetta alla marinara, cosi il  FrancoMacaron verrà definitivamente illuso e si concederà infine al vostro palato panno-fino.

 

Ah un commento finale. Il macaron ha le dimensione ideali dei “due morsi”. S’intende con ciò che con due morsi dovete poterlo finire di ingurgitarlo. Due morsi franzosi pero! Non quelli che date ai panini di super-Pippo a Tivoli, se no dovete fare un macaron delle dimensioni di una pizza!

 

Altra raccomandazione: andateci piano. Come detto il Macaron è subdolo. Sembra leggero e leggiadro come un fiore di zucca fritto in olio vegetale, ma in realtà è una bomba ipercalorica da guerra chimica ed arma non convenzionale. Avrete notato che non c’e’ farina, e le poche proteine presenti nella chiara d’uovo fanno presenza di rappresentanza. Il resto è zucchero. La mattina con un buon caffè al massimo un paio di macarons. E mi raccomando mangiateli con la erre moscia se no loro si infastidiscono.

 

Bon appétit!

 

NOTA: Ulteriori varianti per le creme disponibili qui: http://www.matteosan.com/?p=904

Sicilia, Settembre 2011

Melancholia

Melancholia

Science Fiction, 2011
http://en.wikipedia.org/wiki/Melancholia_%282011_film%29

 

 

 

 

 

La sequenza dei primi due minuti iniziali lascia ben sperare. Poi il film entra nella sua prima metà che è incomprensibilmente decontestualizzata.  L’autore ha probabilmente voluto descrivere l’animo depressivo della protaginista, e indubbiamente l’interpretazione della Dunst è notevole, ma in tutta onestà dopo trenta minuti avete il mal di testa (è tutto quasi filmato “a mano”  che vi viene da dare di stomaco) per poi sprofondare in una noia mortale (si narra la storia di un matrimonio di una famiglia alto borghese che cade a pezzi e viene voglia di chiederci “si, ma chissene frega?”). Sarete tentati di alzarvi, andarvene e chiedere i soldi indietro. La prima parte è quindi da dimenticare. Giudizio:  mezza stella per carità cristiana.

Poi inizia la seconda parte più interessante  in cui il regista riesce a trasmettere lo stato di inquetudine e angoscia direttamente dai protagonisti allo spettatore. Verso la fine del film si arriva addirittura a provare un senso di claustrofobia in netto contrasto con l’ariosa atmosfera della foresta svedese e della sontuosa villa di campagna che si erge nel mezzo di un campo da golf da 18 buche.  Gli ultimi dieci minuti sono molto angoscianti, ma va dato il merito all’autore di essere riuscito a trasmettere esattamente quel tipo di impatto emotivo.

E’ il motivo per cui alla fine il giudizio, complessivamente, è “appena” discreto, migliore vivaddio della “catastrofe” del primo tempo, ma senza arrivare a nessuna menzione speciale.

Interessante la scelta della colonna sonora sulle note di Wagner, anche se limitata alla singola “ouverture” del Tristano e Isotta che, riproposta in diversi momenti del film rende le atmosfere alla lunga fastidiosamente ripetitive (forse in maniera voluta) anche se il finale è sontuoso nella sua tragica fatalità.

Dal punto di vista dell “astrofisico” anche se resta un film di fantasia, non manca di un certo interesse scientifico,  e se non altro si capisce immediatamente di non essere di fronte al solito genere catastrofico americano seppur destinato al prevedibile ed inesorabile finale, che per evitare inutili “suspences” il regista propone all’inizio del film anche se lo spettatore dopo il terribile mal di pancia della prima mezzora avrà probabilmente dimenticato!.

In somma il consiglio è di vedervi solo il secondo tempo!

Invisibile

 

Invisibile (Invisible), Paul Auster, (C)2009

“Scrivendo di me in prima persona mi ero represso , mi ero reso invisibile, mi ero reso impossibile scoprire ciò che stavo cercando. Occorreva che mi separassi da me stesso, facendo un passo indietro e scavando uno spazio fra me stesso e il mio tema per cui tornai all’inizio […] e cominciai a scrivere in terza persona”

Tutti coloro che hanno tenuto, per poco o tuttora, un diario, svilupperanno un’imeddiata empàtia per il libro di Auster. Una storia molto newyorkese ma per un buon terzo ambientata in Europa nella più classica e oserei dire scontata Parigi (scontata perché romanzata e forse sopravvalutata da scrittori di chiara fama, come non ricordare Umberto Eco che nella sua ultimo romanzo storico “Il Cimitero di Praga” si diletta in erudite digressioni culturali storiche e gastronomiche di una città che ha sempre amato dai tempi del Pendolo di Focault, indiscusso amante de la ville des lumieres).
Una storia inizialmente un po’ banale, da romanzo rosa-grigio- se volete (un giovane studente di lettere che entra suo malgrado in una storia torbida tra il suo professore-editore e la sua amante di dieci anni più anziani), tanto che dopo il primo terzo del libro quando il protagonista viene completamente sopraffatto dagli eventi voi, europei, vi dite “la solita esagerazione americana”…
E invece Auster continua a sorprendervi, giocando sugli “eventi casuali” che a lui piacciono tanto e che rendono i suoi romanzi sempre soprendenti, e il secondo capitolo ci colpisce in maniera originale e sorprendente (come uno schiaffo in pieno viso quando non te l’aspetti) e la normale vita quotidiana del protagonosta si trasforma in una storia torbida, tormentata, difficile da leggere e una curiosità morbosa vi spinge ad andare avanti. Di più meglio non dire per non privavi del piacere della lettura.
Se arriverete a metà del libro, non vi ci vorrà più di una giornata per terminarlo e a pensare al prossimo da leggere,
Consiglio Leviatano.

Protetto: Patacchi Agosto 2011

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La Foto del giorno

IL SOLE A PARIGI

FINALMENTE!

Dopo due settimane si mangia il gelato!


Brazil

Brazil

Science Fiction, 1985

http://en.wikipedia.org/wiki/Dark_City_%281998_film%29

Il film è ispirato a “1984” di Orwell. Girato in modo originalmente “delirante” in modo da riflettere le atmosfere del libro di Orwell, con alcune note originali (inclusa la musichetta brasiliana in netto contrasto con l’atmosfera cupa), la seconda metà del film è obiettivamente pesante (lo spettatore risente dello stato di delirio del protagonista). La tecnica di mischiare fantasia e realtà grazie a trucchi psicologici (deliri ad occhi aperti o no) nel film appare un po’ abusata. Precursore di altri film come Matrix o Dark City.

Tutte le donne vengono al pettine

Tutte le donne vengono al pettine

American Comedy, 2008

Delirante commedia assolutamente politically incorrect. Per chi ama New York, l’umorismo ebraico e una serata senza pensieri.

Incidente AF 447 Rio de Janeiro – Paris: Terzo rapporto.

In fine il rapporto numero 3 del BEA (Bureau d’ Enquêtes et Analyses) chiarisce molti dei misteri del volo AF 447 che si è inabissato tra il Brasile el’ Africa il primo Giugno del 2009.

Come spesso accade per gli incidenti aerei una molteplicità di fattori è da considerarsi a l’origine della tragedia.

Quello che manca a mio avviso nel rapporto è una valutazione sul “peso” che ha avuto ogni fattore ma questo probabilmente è fatto volontariamente perché, come citato nella premessa del rapporto (purtroppo per ora solo in francese) « L’ Inchiesta non è stata condotta al fine di stabilire delle colpe o valutare delle responsabilità individuali o collettive.Il suo unico obiettivo è di ricavare le informazioni necessarie da questo episodio al fine di evitare incidenti futuri»

Dopo la pubblicazione del rapporto molti giornali si sono affrettati a riassumerlo come un atto di accusa nei confronti de l’ equipaggio il quale, a mio avviso leggendo il rapporto, ha una responsabilità solo parziale dell’incidente.

Per giustificare questa affermazione, in considerazione che non sono tenuto ai vincoli del BEA di non emettere valutazioni di responsabilità, ma precisando che le conclusioni successive sono interamente frutto di una mia speculazione personale dopo la lettura del rapporto e che quindi sono da considerare materiale OPINABILE, permettetemi di riassumere le cause che conducono alle raccomandazioni finale del BEA indicandoci accante la mia valutazione personale sulla responsabilità e il peso, che hanno condotto a l’incidente. La sola raccomandazione che non figura nel rapporto del BEA è relativa all’allarme di stalo, ma secondo me è una questione di tempo perché questo tipo di causa era stata già menzionata in un rapporto del BEA del 25 Luglio “scovato” da “Les Echo” (rapporto poi ritirato), per più informazioni si veda Les Echo : Vol Air France Rio-Paris : les oublis du rapport sur le crash http://www.lesechos.fr/entreprises-secteurs/auto-transport/dossier/0201281289310/0201547519725-vol-air-france-rio-paris-les-oublis-du-rapport-sur-le-crash-202012.php.

Il BEA conferma questa informazione e la giustifica in un comunicato stampa del 03/08/2011 http://www.bea.aero/fr/enquetes/vol.af.447/com03aout2011.fr.php di cui cito la premessa“[…] questo lavoro conteneva una raccomandazione relativa all’allarme di stallo. Questa raccomandazione è stata ritirata perché agli investigatori del BEA è apparso prematuro inserirla a questo stadio dell’inchiesta. In effetti questo argomento verrà approfondito dal gruppo «Sistemi avionici» e completato dall’analisi del  gruppo di lavoro «fattori umani» la cui creazione è stata annunciata durante la conferenza del 29 Luglio.”

Risultati attuali dell’inchiesta:

L'”incidente” vero e proprio comincia alle 02h, 10′ qualche secondo, per terminarsi quattro minuti e ventisei secondi dopo. L’inizio dell’incidente è stato causato da un malfunzionamento del sistema di sbrinamento delle sonde PITOT probabilmente per l’attraversamento dello strato superiore di un cumulo nembo  del fronte nuvoloso Inter Tropicale – che a quelle latitudini è sempre presente. A causa della temperatura esterna l’aereo non è potuto salire oltre un certo limite dovendo entrare nella perturbazione. I piloti avevano deviato la rotta  qualche minuto prima, ma ciò non ha impedito l’entrata in un un fronte pericoloso. Il radar meteo era configurato pochi minuti prima dell’incidente in modo non ottimale. Appena le sonde si sono presumibilmente ostruite a causa dei cristalli di ghiaccio la velocità dell’aereo (quella indicata) è scesa brutalmente e il pilota automatico si è disconnesso. L’aereo è entrato in un modo che si chiama ALTERNATE (una via di mezzo tra il pilotaggio manuale e quello completamente automatico): Il Pilota in Funzione (il meno esperto dell’equipaggio essendo il più giovane, pur se titolare di una licenza di pilota di linea assolutamente valida e legittima) nei primi dodici secondi afferma ad alta voce che i valori di velocità non sono “buoni” e presumibilmente applica la procedura di “IAS (velocità indicata N.d.A )  dubbia” (senza però mai citare questa procedure, né lui ne il suo copilota) ma cabra tropo l’aereo (assetto di 10 gradi di inclinazione): i due copiloti non sono mai stati addestrati per la procedura di “IAS dubbia” ad alta quota che richiede di cabrare l’aereo con un assetto INFERIORE ai 5°. La procedura a bassa quota richiede un assetto a cabrare più importante data la più alta densità dell’aria. Cionondimento tutti i piloti di AirFrance hanno ricevuto una nota informativa teorica spiegante la procedura da seguire.  Durante i  primi trenta secondi il valore di velocità indicato è erroneo, e anche il valore dell’ISIS (indicatore di velocità di urgenza N.d.A ) che resta incoerente per quasi un minuto!  L’Allarme di STALLO suona diverse volte, ma è presumibile che i due piloti non gli diano affidamento (esiste una procedura infatti di Airfrance, legata ai possibili danni delle sonde Pitot che menziona il fatto che l’allarme di STALLO può essere un “falso allarme”. Nessuno dei piloti nomina la parola STALLO e neanche IAS DUBBIA il che lascia capire come l’equipaggio ai comandi non capisca cosa stia succedendo – nonostante l’allarme STALLO risuoni almeno cinquanta volte!). Da notare che gli Airbus sono concepiti in modo che l’allarme di STALLO a velocità invalide o al di sotto di qualche decina di nodi sia disattivato. Queste disattivazioni e riattivazioni dell’allarme (appena le sonde e/o i parametri di volo sono tornati normali) hanno contribuito al disorientamento dei piloti (che avrebbero dovuto essere addestrati a questo tipo di eventi in alta quota, ma pare che Airbus li consideri rarissimi o addirittura impossibili). Il Pilota in funzione ha quasi sempre tirato il joistick a “cabrare” per quasi tutta la fase del volo. Questo dopo un minuto (anche se ha poi leggermente corretto questa attitudine) ha portato rapidamente l’aereo in un vero STALLO. Dopo un minuto dall’inizio dell’incidente durante il quale l’aereo è salito di quota molto velocemente comincia la fase di STALLO vera e propria: per uscirne il pilota avrebbe dovuto spingere in avanti il muso del’aereo, ridurre l’angolo di incidenza fino a far picchiare leggermente l’aereo in modo da fargli riprendere velocità e portanza, ma così non è stato: non avendo riferimento esterni (notte, nuvoloso), e con una velocità di caduta costante (quindi accelerazione verticale quasi nulla) e non credendo verosimilmente all’allarme di STALLO il pilota ha continuato testardamente a tenere l’aereo con il “naso all’insù”. Il Comandante sopraggiunto due minuti dopo l’inizio dell’incidente non ha avuto abbastanza tempo per capire la situazione e non ha esercitato l’autorità dovuta prendendo il posto di uno dei due piloti che erano visibilmente in stato confusionale (probabilmente perché era stanco?). Nell’ultimo minuto di volo in caduta costante né il PF (Pilota che ha i comandi) ne il PNF (pilota che si occupa della radio e supporta quello che ha i comandi) capiscono che stanno in stallo. Il pilota non in funzione essendo comunque più esperto. I due cominciano negli ultimi trenta secondi a passarsi i comandi senza una procedura specifica in modo alquanto caotico ma oramai ogni azione risulterebbe tardiva. Su questi modelli di AIRBUS i valori dell’angolo di incidenza (che è direttamente legato al fenomeno dello stallo) non sono evidenziati.

Il BEA che ha condotto l’inchiesta attualmente ha redatto quattro raccomandazioni di sicurezza.

A)    Una relativa all’addestramento dei piloti e al ruolo del comandante in periodo di supplenza (evidenziando le enormi responsabilità dell’equipaggio ma sottintendendo in maniera sibillina le responsabilità della casa costruttrice e della compagnia aerea per  un vuoto procedurale e/o di addestramento)

B)    Una relativa alla mancanza dell’informazione dell’angolo di incidenza sui display di volo (sottintendendo la responsabilità del solo costruttore Airbus)

C)    Una raccomandazione sui registratori di volo (questa non avendo un impatto sull’incidente ma solo al fine di facilitare le analisi in caso di incidente)

D)    Una sulla trasmissione dei dati.

Allo stato attuale un gruppo di lavoro è all’opera per studiare il “fattore umano” in questo specifico caso di STALLO in condizione di IAS dubbia.

E)    Una raccomandazione sull’allarme di STALLO (e che quindi avrebbe reso più delicata la situazione del costruttore AIRBUS) è stata annunciata dal BEA per poi essere ritirata in quanto non confermabile allo stato attuale. Polemiche ci sono state a questo riguardo da chi pensa che il BEA sia stato sottoposto a pressioni da ambienti esterni che vorrebbero scaricare massime responsabilità sul costruttore.

 

 

 

  1. Fattore numero 1: Sonde Pitot. Costruttore: THALES. Le sonde si sono gelate a causa dei cristalli di ghiaccio presenti ad alta quota. Il sistema di anticongelamento non ha funzionato correttamente per almeno trenta secondi dall’inizio dell’incidente, poi gradualmente il sistema di riscaldamento delle sonde ha elminato il ghiaccio. Ciononpertanto i valori di velocità dell’indicatore di urgenza sono rimasti non validi per almeno un minuto dall’inizio dell’incidente e questo ha probabilmente fatto pensare ai piloti che l’allarme di STALLO era un falso allarme.. Airfrance aveva già cominciato la sostituzione delle sonde prima dell’ incidente (segno che qualcosa sapevano). Ad oggi non esiste un vero sistema alternativo alle sonde pitot per la misurazione della velocità in quota di crociera, poiché il GPS non può essere utilizzato a 35000 piedi a causa della ridotta densità dell’aria e dei forti venti in crociera (la velocità che fa volare un aeroplano è quella relativa all’ aria, non al suolo, e a quote di crociera  queste due possono differire anche di duecento chilometri l’ ora!). Responsabilità: Costruttore (Airbus) e fornitore delle sonde (THALES). Fattore: scatenante (la causa iniziale, anche se c’è da sottolineare che questa eventualità è  nota e non impossibile, soprattutto per aerei che traversano il fronte Inter Tropicale sull’equatore, che può arrivare anche a 15Km di altitudine. Si registrano altri casi di congelamento temporaneo delle sonde Pitot in passato senza che ciò abbia portato alcuna conseguenza: esistono delle procedure in merito che se seguite – o se insegnate ai piloti – permettono la gestione di questa eventualità.).
  1. Fattore numero 2: RADAR METEO: Il radar meteorologico rileva l’acqua allo stato liquido, tra cui la pioggia e la grandine umida. Di contro, rileva poco l’acqua in forma solida come la neve e i cristalli di ghiaccio. Rileva in parte la grandine in funzione della dimensione dei chicchi. I piloti hanno rilevato dunque un echo radar la cui interpretazione però non deve essere sembrata abbastanza chiara. Apparentemente fino a qualche minuto prima il radar era configurato in una maniera non ottimale tanto che il pilota non in funzione lo ricalibrerà (ma forse non c’era più tempo per evitare con largo anticipo le zone pericolose) Responsabilità: 50% piloti (avrebbero dovuto prendere più precauzioni in presenza di un probabile cumulo nembo – nuvole che arrivano anche ad altissime quote configurando il radar meteo con più giudizio) e 50% Costruttore (Airbus/Collins). Fattore: Importante.
  1. Fattore numero 3: Allarme di Stallo. L’ angolo di incidenza è il parametro su cui si basa l’allarme di stallo; se i valori dell’incidenza diventano invalidi l’allarme si disattiva. A causa dell’ostruzione delle sonde Pitot l’allarme di stallo si è disattivato e riattivato in maniera incoerente (per esempio non suonava quando i piloti cabravano l’aereo di contro si riattivava quando i piloti  riducevano il beccheggio probabilmente perché, per motivi non chiari, i valori di incidenza e di velocità sono tornati dentro dei limiti che hanno attivato le funzionalità dell’allarme). I piloti sono stati quindi confusi da questa incoerenza (se si effettuano delle manovre a “picchiare” l’aereo dovrebbe recuperare velocità ed uscire dallo stallo e quindi il segnale di allarme di stallo avrebbe dovuto fermarsi cosa che in una circostanza non è accaduta). E’ logico supporre che i piloti a partire da un certo momento non abbiano più prestato attenzione all’allarme di Stallo considerando lo strumento inaffidabile a causa delle false informazioni di velocità. Responsabilità: Costruttore (Airbus) e Airfrance (pratica in simulatore). Fattore: determinante (P.S: a notare che il funzionamento dell’allarme di STALLO è stato conforme alle specifiche dell’aereo: Airbus progetta questo tipo di velivoli in modo tale che, quando la velocità misurata è inferiore ai 60 kts, i tre valori di incidenza diventano invalidi disattivando l’allarme di stallo. Questa scelta progettuale è stata fatta da Airbus per evitare allarmi di stallo intempestivi con aereo a terra a basse velocità e anche perché Airbus considera lo stallo ad alta quota e a bassa velocità un evento estremamente improbabile. Non si capisce però perché l’allarme di stallo deva disattivarsi in volo. Una volta che il carrello è in su un costante funzionamento dell’allarme di stallo eviterebbe incomprensioni!
  1. Fattore numero 4: condizioni Meteo. I piloti sapevano che andavano incontro a un settore atmosferico perturbato, tanto è vero che hanno discusso lungamente diversi minuti prima su come potessero evitare questa zona. Una correzione della rotta di 12 gradi è stata effettuata, ma vista l’ estensione della zona il metodo più semplice e immediato sarebbe stato salire di quota. Purtroppo la temperatura esterna in quelle particolari condizioni atmosferiche diminuiva con l’altezza meno di quanto ci si aspettasse. Gli aerei di questo tipo hanno una quota massima raggiungibile che dipende da questi parametri. I piloti non sono potuti salire a causa di sfortunati fattori di temperatura e pressione atmosferica. Responsabilità: Nessuna apparente: possiamo considerare questo evento nel quadro della pura sfortuna. Fattore: importante.
  1. Fattore numero 5: Stallo ad alta quota. I due piloti non erano stati addestrati per reagire su questo tipo di velivolo ad uno stallo ad alta quota. Responsabilità Airfrance/AIRBUS (congiunta): Il costruttore e la compagnia aerea si rimbalzano le responsabilità in questo caso. Airfrance afferma che è Airbus che, escludendo la possibilità di questo evento, li ha spinti a non eseguire questo genere di esercizi di addestramento (che hanno un costo). Restiamo del parere che in questi casi si debba agire con il principio della doppia precauzione (anche se non obbligatorio l’addestramento avrebbe potuto e dovuto essere fatto). Fattore: Importante.
  1. Fattore numero 6: Utilizzo della procedura di emergenza sbagliata da parte del Pilota al momento dell’inizio dell’ incidente. Al momento del primo allarme di STALLO i piloti dichiarano che la “velocità non è valida”, ossia dimostrano di rendersi conto che gli indicatori mostrano un valore incoerente. Un allarme di STALLO così improvviso, su un aereo che viaggia a Mach 0.8 (20% meno della velocità del suono) a 35000 piedi, è estremamente improbabile che sia dovuto a una raffica di vento di coda: Air France in questi casi prevede una procedura che si chiama “IAS douteuse” (Velocità Indicata Inaffidabile) e ha emesso in passato alcune note informative su questo argomento (alcuni piloti avevano segnalato simile anomalie). La procedura in caso di IAS inaffidabile, ad ALTA QUOTA, è differente da quella a BASSA QUOTA . Quella ad ALTA QUOTA prevede di tenere un piano verticale di inclinazione dell’aereo inferiore al 5% e potenza massima dei motori (Take Off Go Around), quindi leggermente a salire. I piloti, che erano stati addestrati solo per uno stallo a BASSA QUOTA,  invece hanno eseguito una procedura non standard in questi casi che ha rapidamente portato l’ aereo in una VERA situazione di stallo. A notare che ad alta quota l’aria molto sottile richiede dei movimenti molto leggeri sui comandi di direzione; il pilota invece ha agito in maniera abbastanza brutale cabrando troppo l’aereo. Il comportamento del pilota potrebbe essere in parte spiegato dal fatto che aveva seguito sessioni di addestramento per stallo a BASSA QUOTA, che prevede un angolo di inclinazione dell’ aereo più importante a causa della più elevata densità dell’aria. Resta comunque l’ errore che nessuno dei due abbia chiamato e applicato la procedura corretta. Responsabilità : 50%/50% piloti e Airfrance. Fattore: determinante è quello che ha portato l’aereo in una vera condizione di STALLO. A onor del vero se il pilota avesse capito di essere in STALLO avrebbe avuto tutto il tempo per recuperare. Uno STALLO a 35000 piedi è un evento grave, ma si ha il tempo di risolvere la situazione).
  1. Fattore numero 7: Mancanza di un briefing chiaro quando il comandante lascia la cabina di pilotaggio ai due copiloti per andare a dormire. Il comandante lascia la cabina di pilotaggio senza precisare le condizioni che richiederebbero un suo ritorno anticipato, e senza assegnare formalmente funzioni e compiti ai due piloti (a parte indicare chi è il Pilota in Funzione). Airfrance precisa in una specifica procedura che questo tipo di briefing deve essere fatto in maniera formale ogni volta che c’è un simile avvicendamento. L’assenza di una chiara gerarchia e di ripartizione efficace dei compiti tra i due copiloti hanno contribuito a degradare la sinergia dell’equipaggio. Responsabilità: Piloti e Comandante. Fattore: importante.
  1. Fattore numero 8: L’ informazione dell’ angolo di incidenza non è direttamente accessibile ai piloti. L’ incidenza non corrisponde in quota di crociera all’ angolo di inclinazione dell’aereo sul piano orizzontale. L’aereo ha un’inclinazione leggermente a cabrare. L’angolo tra la traiettoria dell’aereo e la sua inclinazione quindi non è zero e quest’angolo, che corrisponde all’ angolo del flusso d’ aria sul bordo d’ attacco anteriore sul profilo alare) si chiama angolo di incidenza. In quota di crociera l’angolo di incidenza è molto prossimo a quello di “STALLO” e quindi questo parametro è essenziale per i piloti che devono evitare ogni movimento brusco sulla “cloche” in caso dovessero riprendere i comandi in manuale (cosa che Airbus considera estremamente rara). L’ orizzonte artificiale che hanno i piloti mostra direttamente solo l’angolo di inclinazione dell’aereo e non l’angolo di incidenza. Non esiste nessuno strumento che riporti quest’ultimo valore: Responsabilità: Costruttore (Airbus) e Compagnia Aerea (in misura inferiore, e solo relativamente alla mancanza di un addestramento specifico), Fattore: importante.
  1. Fattore numero 9: Assenza di un meccanismo di soccorso e recupro automatico in caso di avvicinamento al suolo ad alta velocità verticale. La famiglia Airbus è dotata di tre modi di volo : normale, diretto e alternato. Nel primo modo l’ aereo impedisce ai piloti comandi che sarebbero contrari a un regime di volo “normale”. Questo tipo di sicurezza è stato pensato come ausilio al pilotaggio.  Nel caso in esame l’aereo passa in modalità ALTERNATE ossia alcuni comandi di volo automatici sono disattivati e il pilota in funzione ha più autorità sul computer di bordo. Ciononostante il computer “veglia” ancora su certi parametri di volo (alcuni lo chiamano “angelo custode” il che è evidenziato dal fatto che seppur in stallo l’aereo non ha mai andato fuori controllo. Il che evidenzia che alcune superfici di bordo sono ancora “controllate”. In questo caso però in cui i piloti non hanno capito di essere in un vero stallo l’ aereo ha effettuato una caduta al suolo a velocità costante (-10.000 piedi al minuto, circa 180 Km/h: essendo la velocità di caduta  costante , di notte e senza riferimenti esterni  i piloti non avevano percezione della caduta.). Il solo modo di rendersi conto dello stallo era rendendosi conto delle vibrazioni o “buffet” che probabilmente ad un certo momento ci sono state ( bisogna però considerare anche fattori psicologici, rumori in cabina – allarmi intempestivi – fatica e stress). L’ aereo, a parte l’ allarme di STALLO a cui, ricordiamoci, non credevano più, non ha aiutato i piloti a capire questo particolarissimo caso anche se la  velocità di discesa era fenomenale (di solito -10.000 piedi al minuto è una velocità di discesa urgenza che si usa solo in caso di depressurizzazione rapida dell’ aereo). Il solo ausilio del sistema elettronico dell’ aereo è stato prevenire i piloti negli ultimi secondi, quando ormai era troppo tardi, attraverso l’ allarme di avvicinamento al suolo (GPWS) e qualche laconico messaggio del tipo “pick up!” Mi domando come mai questo famoso “angelo custode” a un certo punto non abbia preso l’autorità per “picchiare” l’aereo e per farlo uscire dallo STALLO.  Responsabilità: Piloti e costruttore. Fattore:da definire

Come si evince da questa analisi la responsabilità dei piloti e del comandante di bordo è determinante, ma si farebbe un errore grossolano a volersi incaponire solo sulla “sbadataggine” o l”inesperienza” dei piloti ai comandi. Alcuni si sono stupiti di come un pilota di linea in possesso di una certificazione perfettamente in regola –  seppur non espertissimo –  possa trascurare una cinquantina di allarmi di STALLO e, a meno di non considerarlo uno stupido (spiegazione buona per far vendere un libro e non rendere un servizio alla sicurezza aeronautica) bisognerebbe porsi un serio interrogativo sui metodi di addestramento dei piloti in quota di crociera che rarissimamente prevedono l’uso del pilotaggio in manuale, e sulla cieca fedeltà del computer di bordo da parte del costruttore. Sempre sul fronte del costruttore dell’aereo non si può non tener contodi certi aspetti legati agli strumenti di supporto al volo che possono aver avuto un contributo importante alla mancata comprensione dell’equipaggio (l’allarme di stallo non è proprio il massimo della comprensibilità per come è gestito, e il valore dell’incidenza non è accessibile direttamente ai piloti dal pannello di bordo). Quindi alla fine secondo noi la responsabilità è da dividersi per la metà sui piloti (vogliamo essere cattivi: più della metà) ma un buon quaranta per cento è da rimpallare in egual misura tra Airfrance e Airbus, ce ne dispiace ma è inutile fare dello sciovinismo nazionalista e una difesaa spada tratta della tecnologia e della superiorità europea. L’AIRBUS resta una machina tecnologicamente superba, con un rispettabilissimo curriculum, facile da pilotare come migliaia di piloti vi confermerà, un computer di bordo che nel 99% dei casi aiuta così tanto i piloti da fargli quasi dimenticare i concetti di tecnica di volo di base, nel 99,99% dei casi ogni volo su questi gioielli tecnologici si conclude senza un solo problema,   ma delle evoluzioni sono sempre possibili (per amor di verità c’è da sottolineare che l’aereo ha sempre funzionato secondo le specifiche). Lo stesso per AIRFRANCE che resta una delle migliori e più serie compagnie del mondo, che spende ogni anno milioni di euro in formazione-lavoro e ha degli equipaggi estremamente competenti (come non dimenticare l’incidente di Toronto del 02 Agosto 2005  http://en.wikipedia.org/wiki/Air_France_Flight_358  in cui l’equipaggio tutto ha mostrato una professionalità incredibile sapendo gestire una situazione critica di uscita di pista in condizioni di meteo avverso: 12 feriti e nessun morto su 297 passeggeri nonostante l’aereo sia andato completamente distrutto per un incendio subentrato all’uscita di pista!) . Di contro leggendo gli ultimi minuti di questo rapporto non si può restare che sorpresi per lo stato di confusione che regna nella cabina di pilotaggio, il che dovrebbe portare a una seria riflessione sui fattori psicologici umani.

 

Una brutta storia da cui però si ricavano molti insegnamenti e che probabilmente renderà gli aerei ancora più sicuri in futuro.

Link al rapport del BEA Rapport Etape 3 Vol Rio Paris

 

Francia-Italia

 

Una cosa bisogna dirla della Francia, che è un Paese veramente aperto sul mondo. Non so se esista un blog simile in Italia (di un francese che parla con una tale competenza che nasconde un affetto turbato dalle contraddizioni del nostro paese). Complimenti al suo autore a cui auguro di continuare quest’ avventura altrove e a cui offro il mio, tardivo, contributo.

 

RadioFrance_ItalianBlog

A cena sul trabocco di San Vito

Troppo bello questo articolo sul trabocco di San Vito del Corriere per non riportarlo interamente. Conoscendo quella zona per averci passato tutte le estati della mia infanzia non posso che consigliarne la visita a chi questa estate dovesse passare per le coste abbruzzesi. Non ci troverete il più bel mare del mondo ma un suggestivo paesaggio che  D’Annunzio aveva scelto per il suo èremo, cucina tradizionale, accoglienza abbruuzzese, rustica e contadina … (In fondo due foto tratte dal mio archivio personale, non erano allegate al’articolo. Il trabocco in fondo è quello di San Vito Marina. Il gruppo di case è sulla statale che porta ad Ortona da San Vito Marina e sono praticamente perpendicolari di fronte al trabocco rispetto alla statale: era dove passavo le vacanze)

dal Corriere della Sera, 02 luglio 2011

Trinciatelli pietre e patate. L’ingegno dei tempi magri
A cena sul trabocco, fra terra e mare. Gli antichi espedienti per dare sapore ai cibi

La cena su un trabocco, con la notte che scende, uno scirocco benevolo e lo sciabordio delle onde qualche metro sotto i piedi rimane un’esperienza indelebile nella memoria. Il trabocco è la risposta dell’uomo alla morfologia della costa, mediazione tra mare e terra. Oltre una non larga, ma solida passerella di legno si arriva su queste specie di palafitte, edificate con tiranti, assi, pali, reti a bilancia e equilibrate ragnatele di cime.

Apparentementefragili, sono piantati su scogli e sabbia in modo da resistere al carattere ambiguo del mare, quando l’onda diventa un gigante e il soffio dei venti si fa furioso. Li incontri tra piccole cale ciottolose e spiagge di sabbia dorata, come una specie di attracco, di barca ancorata ma viva, pulsante. Come pescherecci ormeggiati alla riva, quando i pescatori non potevano affrontare il mare in burrasca o non possedevano le imbarcazioni, queste strutture erano utilizzate d’inverno per la cattura dei cefali, delle spigole e dei pesci di scoglio e d’estate per quella delle sardelle e del novellame. Franco Farinelli, professore di geografia all’Università di Bologna scrive (nel suo interessante saggio «Terra inferma») che i trabocchi «sono aggrappati come una protesi alle rocce della costa, timorosi di fronte al mare aperto che si spalanca davanti a loro».

I trabocchi affascinarono anche Gabriele D’Annunzio che, ne «Il trionfo della morte» li descriveva come «(…) la grande macchina pescatoria composta da tronchi scortecciati, di assi e gomene, che biancheggiava singolarmente, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano». I trabocchi si trovano su tutta la costa Adriatica, dalla Romagna all’Abruzzo, ma il tratto di mare che va da Ortona a Vasto, in provincia di Chieti, è conosciuto come la Costa dei Trabocchi e la prossima settimana, da venerdì 8 a domenica 10 luglio qui si svolgerà «Cala Lenta» (giunta alla sesta edizione), la manifestazione più importante dedicata a questa tradizione e a questa costruzione che suscita emozioni e immagini: convegni, visite guidate, cultura.

Anche i nomi sono un programma: Trabocco Punta Tufano, Trabocco Pesce Palombo, Trabocco Punta Rocciosa. Si impara e si mangia. Quindi cerco un luogo dove si possono trovare sintetizzati tutte le bontà di terra e mare, dall’olio al vino, dai formaggi alla pasta. E lo trovo all’Angolino di Filippo, avo di Carlo De Sanctis (famoso per il suo brodetto), a cui si deve questo approdo di famiglia a San Vito Marina. E mi cimento con i trinciatelli in brodo di crostacei e patate, piatto storico dei pescatori fin dalla fine dell’800. Lo si preparava raccogliendo i pezzettini di pasta di vari formati avanzati nella madia che si cuocevano nel brodo di patate col pesce povero che i marinai portavano a casa. Nei periodi di magra o quando il tempo lo permetteva, per sostituire il pesce si aggiungevano le pietre di mare per insaporire la minestra. Eravamo poveri, ma molto più ingegnosi.
Roberto Perrone
02 luglio 2011 10:02

 

Link alla fonte originale

 

Foto archivio Matteosan.

San Vito Marina, Il Trabocco e la villa del “generale”.

 

Uguaglianza uomo-donna e la mannaia del “politically correct”

Riflettevo stasera su due notizie apparentemente diverse apparse oggi sul Corriere, con conseguenze naturalmente agli antipodi, ma legate da un fattore in comune.

La storia di Strauss Kahn che in Francia chiamano DSK, tristemente nota, che ha rivoluzionato la corsa alle presidenziali francesi per l’anno prossimo e causato un tornado ai vertici del FMI. E un’ altra, sicuramente più rosa (ma non certo per i protagonisti), quella della “lite” per l’ aggressione “al bacio” di Alessandro Haber nei confronti della vittima Luciana Lavia.
Credo sia il momento di ritornare al mio ruolo decisamente politicamente scorretto perché considero queste storie politicamente scorrette.
Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi si sono raggiunti dei grandi traguardi in termini di eguaglianza e pari diritto o pari opportunità come dir si voglia tra uomo e donna o in generale tra le classi tradizionalmente forti e quelle deboli (come le donne o le minoranze).

Sarebbe più appropriato dire che le donne hanno recuperato quel gap che avevano nei confronti degli uomini in termini di accessibilità al lavoro e diritti civili che un tempo non avevano. Oggi una donna può chiedere il divorzio, quarant’anni fa era inammissibile. Oggi una donna può pilotare un aereo, oggi una donna può praticamente accedere a tutta una serie di servizi, tutele e diritti un tempo concesse e riservate solo agli uomini. Indiscutibili effetti del progresso democratico di cui credo il nostro occidente debba andarne fiero.
So far so good direbbero in america.

La mia impressione è che questo gap non solo è stato colmato ma anche superato. A causa anche della debolezza maschile probabilmente, della completa confusione o sovrapposizione dei ruoli, l’uomo è fermo da quel dì. Chapeau all’intraprendenza delle organizzazioni femministe.
Senza restare troppo nel generico perché non sono un sociologo e le cifre statistiche possono essere sempre usate da una parte o dall’ altra, entriamo nel dettaglio di questi due fatti di cronaca. Il punto comune che li lega è la denuncia di una violenza (in un caso presunta, nell’altro appurata ma decontestualizzata) subita da una donna e denunciata da una donna contro l’accusato: un uomo.

Un tempo, quando il mondo era alla rovescia, la donna neanche denunciava questi episodi. Purtroppo sapeva, in una società rigidamente dominata dai ruoli cristallizzati delle società patriarcali, che denunciare il proprio marito per violenze domestiche, magari se abitavi in un piccolo centro, era una battaglia persa in partenza. Si abbozzava e si stava in silenzio (rimando al riuscito film “Chocolat” per rendere l’ esempio più chiaro). Anche violenze al di fuori della cerchia domestica, violenze inaudite, venivano celate per vergogna e disincanto nei confronti di un sistema giudiziario immaturo, impreparato e probabilmente “fazioso”. Oggi il sistema giudiziario così come il mondo dei diritti civili ha fatto enormi passi in avanti, ma siamo sicuri che questi passi, come recita la famosa frase dietro ad ogni scranno di tribunale , siano stati “uguali per tutti”?  Uguali anche per l’uomo? Non si sta rischiando di creare una sorta di “casta priviliegiata” o protetta, quella delle donne, a cui credere “per partito preso” passando sopra il principio di presunta innocenza o quantomento dell’uguaglianza delle parti quando si è in presenza di “parola mia contro parola tua?”.  Si potrebbe estendere il discorso alle minoranze, alle categorie cosiddette “protette”, la sostanza non cambia e cioè che c’è una giustizia che è “un po’ più giusta” nei confronti di qualcuno (bella scoperta) : oggi non si può scherzare sulla presunta tirchieria di un ebreo perché si è tacciati di antisemitismo e razzismo, ma si può parlare tranquillamente dei genovesi e degli scozzesi dal braccino corto (che poi sono gli stessi ebrei a prendersi spassosamente in giro da soli, si legga Ovadia per esempio) . Oggi non si può manifestare insofferenza anche in una normale discussione (magari colorita con un collega) e prendersela con gli omosessuali o contro le donne brutte, siamo d’accordo che sono discorsi da bar che squalificano chi li dice ma le conseguenze sono forse estreme: si rischia il posto di lavoro (vedi il pilota “omofobo” e maschilista della Southwest Airlines). Che le conseguenze debbano restare gravi per personaggi di spessore pubblico che debbono dare l’ esempio (Presidenti del Consiglio o Direttori del Fondo Monetario Internazionale) se ne può discutere. Ma che possano avere delle conseguenze penali gravi per il piccolo borghese non mi sento di dire che renda la società più libera. Bisogna contestualizzare. E leggendo questi ultimi fatti di cronaca mi pare che si stia facendo la pipì fuori dal vaso.

Oggi se hai un diverbio con una donna sul posto di lavoro devi stare attento a quello che dici perché rischi il posto di lavoro stesso quando non una denuncia che può avere conseguenze penali rilevanti. Oggi, in generale, se non sei assolutamente “politically correct” non solo sul lavoro ma anche nella tua vita privata (perché rischi che qualcuno racconti a qualche giornale quello che dici nella tua vita privata) rischi di avere delle conseguenze estremamente gravi, talvolta, come nel caso di Haber, francamente sproporzionate al gesto. Ho l’impressione che le conseguenze per certi atti vadano al di la della ragionevolezza.

Nei tre casi specifici citati abbiamo l’uomo più importante della terra dopo il presidente americano che ha probabilmente fatto una gran cazzata – perché nessuno mette in dubbio che qualcosa di sporco e magari torbido sia capitato in quell’ hotel con quella cameriera. Senza starci a pensare troppo l’opinione pubblica (giornali e televisioni) con un processo mediatico che è durato meno di una partita di pallone ha dato per scontato le accuse della donna vittima della presunta aggressione e ha bollato come menzogne le dichiarazioni di innocenza dell’ imputato. La presunzione di innocenza per certi reati non esiste più, e badate bene che sono reati dove spesso contano le dichiarazioni dei singoli. Anyway, L’uomo più potente della terra perde tutto, posto poltrona e cosa ancor più grave secondo me si “polarizza” in maniera indebita il futuro politico francese.

Se prendiamo il caso molto più banale di Haber anche li abbiamo due opinioni divergenti quella di un uomo che dice che ha dato un bacio durante una scena a teatro interpretando forse in maniera troppo focosa e fuori copione il testo, alla fine pubbliche scuse ma rigettate dalla “vittima”, l’attrice, che invece urla all’aggressione sessuale – aggressione, non sessuale, che poi c’è stata: bacio di lui, sberla di lei e sberla di ritorno lui, sembra, a parte il bacio, l’episodio di Boris dove il fumantino René Ferretti perde le staffe  e rifila uno sberlone alla giovane ‘attricetta ricca e viziata che rifiuta di recitare, lei gli ritorna una bella capocciata sul naso,  ma non per questo alla fine uno dei due perde il posto di lavoro! Però il povero Ferretti se la fa sotto: ha dato una sberla a una donna! La figlia di Mazinga per di più! Gra-vis-si-mo. Grande è il suo stupore quindi, che lo fa rimanere letteralmente “basìto” quando l’avvocato dell’ attricetta viziata gli chiede udienza e gli offre le scuse più risentite di Mazinga (il padre di lei) e infine gli domanda timidamente  se intenda sporgere denuncia. Alla fine si sorride e questo avvocato ci diventa pure simpatico (cosa rara) e ci domandiamo se l’ episodio di Haber non sia quello una tragicommedia e quello di Ferretti, che dovrebbe essere finzione, invece un modello più ragionevole di vita reale da seguire (lasciatemi aprire una parentesi sull’educazione dei giovanissimi: fermo restando che un uomo maturo che fa una violenza su una donna giovane – ma una vera violenza – resta un bruto da curare psichiatricamente, vogliamo parlare dell’arroganza -della spesso insolenza- e completa mancanza di educazione di sbarbatelli e/o primedonne di 25 anni che non hanno alcun rispetto per chi ha più di vent’anni di esperienza di loro? Una volta il padre poteva dare una sberla al figlio se lo faceva uscire di senno. Una sberla. Solo una e proprio quando la combinavi grossa grossa. Oggi se lo fai rischi di trovarti davanti gli avvocati di telefono azzurro. Nessun rispetto. Ecco gli scempi di alcune teorie psicologiche che vogliono abolire le autorità: siamo tutti uguali, padri, figli, professori e allievi: dialoghiamo dialoghiamo e poi si perdono tutti i punti di riferimento.)

Se invece guardiamo al caso del pilota della Southwest qui cadiamo veramente nella macchietta fantozziana, il poveraccio “omofobo” e “maschilista”  (scusatemi lasciatemelo chiamare poveraccio faccio il difensore di ufficio) che si mette a parlare male dei Gay e delle donne brutte mentre è in quota di crociera ma dimentica la radio accesa (che poi vorrei sapere come ha fatto perché sugli aerei per parlare devi spingere un bottone).  La frittata è fatta: tutti i colleghi piloti e controllori sintonizzati su quella frequenza nel raggio di 200Km e oltre sono costretti a sorbirsi le sue lagne : pubblica gogna (onestamente questa meritata), obbligo di frequentare dei corsi di buona educazione (mi sembra giusto) ma le associazioni di categoria in difesa di omosessuali e delle  donne non sono ancora soddisfatte, prendono iniziative legali e ora anche lui rischia il posto e qui comincio ad incazzarmi sul serio perché mi pare che entriamo nel delitto persecutorio: un pilota non è un presidente del Consiglio che deve dare il massimo del buon esempio, diamogli almento le attenuanti generiche e in fin dei conti stava parlando in privato con un collega chiuso – lui credeva – dal segreto della cabina-confessionale.

Il comune filo conduttore di queste storie è sempre lo stesso: la parità di un diritto quando si tratta di presunte violenze contro quella che un tempo veniva considerata “parte debole” non esiste per una tacita paura di non essere “politically correct”.  La sproporzionalità della “pena” rispetto al gesto (anche nel caso DSK ora si va profilando probabilmente la tesi di una serata di sesso consenziente forse finita male e qualche bugia di troppo da entrambe le parti, ma da qui a mettere sullo stesso piano quello che ha fatto DSK al caso di chi violenta la figlia minorenne ce ne passa: ma in U.S la pena è la stessa!)

Essendo per definizione la donna o il gay una parte debole necessita di protezione più forte. Questo sarebbe giusto se la parte fosse “veramente debole” come i bambini che non hanno possibilità di difendersi dal mondo degli adulti e necessitano di effettiva protezione. Sui gay sono abbastanza d’ accordo perché sono in effetti una minoranza, e come minoranza forse necessitano di una protezione legislativa più coraggiosa. Hanno il diritto di fare i gay pride, nessuno glielo tocca, giusto così libertà di opinione in democrazia funziona così (però sono libero io di provare un leggero brivido se vedo due uomini che si baciano e mi giro dall’ altra parte o mi tacciate anche  voi di razzismo e omofobìa?)

Ma la donna? La donna con tutti i diritti acquisiti di che protezione ha ancora bisogno? Onestamente stiamo all’inversione completa dei ruoli.

L’uomo si trasforma da boia in vittima e la donna in carnefice.  Qualcuno potrebbe dire “ben vi sta, ora provate quello che le donne hanno subito per generazioni”, a me verrebbe la voglia di dire che non è perché se per generazioni si sono fatti degli errori che ora bisogna farli nell’altro verso. Vi sfido a parlare di questi due casi così diversi (DSK e Haber) con un amico/amica, di chiedergli/le (sono pure costretto a scrivere politicamente corretto indicando il sesso ci fate caso? In america non usano mai He o SHE da soli, ce li mettono entrambi perché non si sa mai) cosa provino per queste persone, e io penso che la maggioranza provi un po’ di pietà e di rabbia per come questi uomini siano stati trattati.

Non so esattamente cosa sia capitato in quell’albergo di Manhattan o in quel Teatro di Verona, è indiscutibile che da questi episodi ne esce fuori l’immagine di un uomo sempre più debole e non credo sia nell’interesse delle donne stesse. L’uomo ha paura. La donna fa oggi più paura di ieri, non solo per i suoi sacrosanti diritti acquisiti ma perché se sbagli la giornata e fai un complimento esagerato rischi la galera.  Continuando di questo passo avremo un mondo di uomini terrorizzati da quello che possono anche semplicemente dire a una donna perché le conseguenze del loro gesto potrebbero rovinargli una vita, e di donne sempre più chiuse nella loro torre di avorio dei diritti acquisiti che si lamentano degli uomini mollaccioni.  Le donne sempre più spesso rimpiangono la mancanza dell’ iniziativa dl maschio.  Si rimpiange forse il modello tanto vituperato del macho italiano, volgarotto ma simpatico ed intraprendente : il “vitellone” all’Alberto Sordi o alla Vittorio Gassman che oggi non c’è più perché se dai una pacca al sedere a una donna rischi tre anni di galera. Le conseguenze si spingono fino alla gestione sgangherata della famiglia con continue inversioni dei ruoli, i figli che non capiscono più chi sia la madre, padri che fanno i mammi, madri che fanno i papy e generazioni di gente mandata al “macello” delle cure psicanalitiche per recuperare infanzie sballate.

Ma la cosa ancora più grave di questi episodi di cronaca è che continuando di questo passo si rischia di non tutelare più le donne che veramente subiscono gravi e inaccettabili violenze a causa dell’effetto “al lupo al lupo!”: genera molta più indignazione, disincanto e danni un sistema giudiziario che condanna troppo rapidamente per poi essere costretto a ritrattare ed ammettere di essersi sbagliato, che un sistema giudiziario che magari assolve troppo in fretta per poi ricredersi e confermare le accuse in un giudizio di appello. Nel secondo caso hai i due livelli di giudizio che servono a mettere riparo a questo rischio. Nel primo caso comunque sia hai macchiato una reputazione per sempre e hai generato una pericolosa sfiducia intrinseca nel sistema giudiziario rischiando di avere degli effetti sui casi di vera violenza sulle donne, o sulle minoranze o parti deboli che dirsi voglia che rischierebbero di non avere più la giusta tutela giudiziaria

Riferimenti

-Il caso DSK

-il caso Haber
Prologo
Epilogo

-il caso del pilota Omofobo

Frankfurt Main, Happy Landing, ILS 25L

Oggi giornata dedicata all’ Happy Landing di Frankfurt, organizzata dalla comunità IVAO.
After three times, I Got it! ILS runaway 25L Frankfurt Main!

Inside Apple

Let’s have a look …
Inside_Apple

😉

Interferenza bio-elettromagnetica1: il WiFi

Vi invito a leggervi questa FAQ e a farmi sapere che ne pensate.


http://www.iss.it/elet/doma/cont.php?id=114&lang=1&tipo=6

Campi elettromagnetici e salute pubblica, stazioni radio base e tecnologie senza fili (wireless)

 

Paris Air Show 2011

Anche quest’ anno non me lo perdo!


paris-air-show

 

 

 

 

Apple and the Berlin Wall in the Globalization’s Age

Interesting thread between an user of Ipad/itune and Apple support with respect a complaint on their system. Look at Apples’ answer….

 

———- Forwarded message ———-
From: <macappstore_english_eu_support@apple.com>
Date: 2011/6/17
Subject: Re: MacAppStoreAccountandBilling; Follow-up: 155975742
To: matteos72@gmail.com

Dear Matteo,

Courtney, here from the iTunes Store.

Thank you for your interest in the iTunes Store. To shop at the iTunes Store for your country, you must have both a residential address and a billing address in that country. I do understand that you are living and working in France but you would like to purchase from the Italian iTunes Store. I regret, and apologize, that you cannot do so. Unfortunately, if you want to purchases from the Italian iTunes Store, you must have a valid billing address and credit card from Italy.

I also do understand that many other companies allow you to purchase from their European stores, no matter what county you are from or living in, however it is Apples policy that you must have the valid address and credit card in such country you wish to purchase from. I do understand how frustrating this must be, especially since you are located in Europe. And I do apologize for this inconvenience.

I have included the feedback page for Apple, so you can voice you concerns. We do take your concerns very seriously, Matteo!

http://www.apple.com/feedback/itunes.html

I have also provided instructions to accessing the French iTunes Store; I know it’s not the one you would like to purchase from but there is no way around it unless you have a valid billing address and credit card in Italy. And I do apologize.

1) Open iTunes.

2) Go to the iTunes Store.

3) Scroll down to the bottom of the iTunes Store homepage and click the current country’s flag icon in the lower-right corner. A new page will load that will have a graphical list of every country the iTunes Store and App Store are available in.

Therefore, as long as you are living and working in France, with your French bank account you have to purchase only from the French iTunes Store.

I hope this clarifies your concerns, Matteo. Please let me know if you require any further assistance with this issue, as I would be glad to help. I do apologize that you cannot purchase from the Italian iTunes Store. Thanks for your understanding and have a wonderful day!

Sincerely,

Courtney
iTunes Store Customer Support

Please note my hours for this week are:
Tuesday- Saturday 8:00 AM – 4:30 PM (EST)

Thank you for allowing me the opportunity to assist you. You may receive an AppleCare survey email; any feedback you provide would be greatly appreciated.

 

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hello thanks you for your support but my issue is that I am living in
France (I work in France) so I have a bank account in France but I am
Italian and I like to buy Italian objects (eg books, music and so on).

I do want my AppleStore is in Italian.And I do want to pay with my
AmericanExpress I have issued from y French Bank (IF I WANT because
you cannot oblige me to insert credit card if I want to download
freeware applications no? and In any case I do nto want to leave my
credit card number on your server so I want to be free to remove the
card whenever I want).
I can do this on AMAZON.IT, whay not on AppleStore?

The below “restrictions” you mentioned are complicated to understand
because is as if in US you tell  people living in Alabama that they
can access Apple Store with objects only in Alabama.
In the Internet community this is like to put new Berlin’s wall!!!!

In Europe is becoming more and more normal for people of one
nationality to leave in another Country for professional reason, and
this means they have resident permit in the country where they leave
and bank accoutn too.

In Europe there is Schengen’s Agreement by with  you can buy
goods  in France and transfer in Italy without custom’s control. Is
more or less like in US where you can buy good in Textas even if you
live in New York.
In Internet there is AMAZON that sell goods allowing you to decide
the Country or the language to use (eg I can access AMAZON.ITALY and
pay with my French Credit Card for an Italian movie)
In Apple Store I am obliged to create two or three accounts if I want
to access UK, of FR or IT AppleStore in the local language (and so to
access easier to local goods: books, musics, videos…).
MAybe I missed something in this case thanks to correct me, but  your
system is complicated and not customer’s friendly for people leavign
in one cuntry that comes from another Coutnry (and trust me this is
becoming normal in teh age of globalization)

I cannot have an Italian credit card and a french one because for me
is double cost.

I will hope you change your policy and make more easy for the
community to access Apple Services without these “Countries” barries
(maybe you do not know but the Berlin’s wall fallendown in 1989)

Matteo.

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Who says that Apple is customer’s friendly?
Maybe not for emigrants….

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Details: Hello I want to change the APPLESTORE Language. I cannot access AppleStore in a la different from the one I used with my resident coutnries, so I cannot access products in the store of a specific Contry. f. if I have French credit card I cannot access book offert in Italian AppleStore. I am obliged to create a second account
TrackID: 15218935

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here is the SIMPLE answer from Apple

 


Dear Matteo,

I understand that you have moved to Italy and you are being prompted to edit your credit card . I can certainly appreciate how eager you must be to get this issue resolved and begin making purchaes! My name is Courtney and I would be more than happy to help you out with this today!

I do have to inform you Matteo, that you will need to change you billing address associated with your “accountmatteos72@gmail.com” to be able to purchase from the iTunes Store, and this requires you to either add a credit card or other payment method. I will be happy to provide the information you’ll need.

Before you change the country in your account, please note the following:

1) You will be asked to provide a valid billing address in the new country as well as a payment method, such as a credit card, debit card, or iTunes Store Gift Card that was issued in the new country. ***Without these, you will not be able to change your account’s country.

2) Please be aware that content purchased from the iTunes Store is country-specific. If you wish to upgrade any of your iTunes Store content to iTunes Plus, you’ll need to do so before you change your account’s country. After you change countries in your account, you won’t be able to upgrade the content you purchased while your account was set to the previous country.

3) The content from the App Store is also country-specific. If you wish to upgrade any of your applications, please do so before changing countries. After you change countries, you won’t be able to upgrade the applications you purchased while your account was set to the previous country.

4) If you have any store credit, you will need to use the credit before you can change countries in your account.

5) If you have any items that are not downloaded or rentals that have not expired, you will not be able to change countries in your account until after you download the items or the rentals expire after the 30 days remaining. (MA SIAMO MATTIIIIII???? N.d.M)

The following steps explain how to change the country for your account:

1) First, make sure you’re using the latest version of iTunes, which is now iTunes 10.3. It’s available free of charge:

http://www.itunes.com/download

2) Click the following link to open iTunes and access the Apple Account Information page:

http://phobos.apple.com/accountSummary

3) Enter your iTunes Store account name and password, then click Account Info.

4) On the Apple Account Information page, click Change Country.

5) Enter the updated information and save your changes.

(N.d.M Does not work. YOu need to insert a credit card on Itune to change languafge. The only way to change iw via www.AppleStore  and even ther is not trivial. )

Please reply to this email if you are unable to change the country for your account, and I will assist you further.

I trust this should resolve everything for you, Matteo. It was my pleasure to have helped you out today! Thanks for choosing the iTunes Store and have a great day!

Sincerely,

Courtney
iTunes Store Customer Support

MODELLO AUTOSTRADALE FRANCESE

Caro Sindaco di Parigi

Vi scrivo per complimentarmi della lodevole iniziativa che Ella ha voluto instaurare nella periferia di Parigi con la chiusura coatta della metà delle reti autostradali a partire dalle 21,30 tutti i martedì e mercoledì della settimana.

Lodevole iniziativa.

Capisco che può sembrarle strano che in una megalopoli di 10 milioni di abitanti ci sia ancora qualcuno in giro a notte fonda (le 21,30 per l’ appunto) e che magari possa arrivare all’ Aeroporto internazionale di Charles De Gaulle e dover rientrare a casa sua, in un posto sperduto come Port Maillot.

Ma queste sono delle eccezioni, alle 21,30 in piena notte. E non si può gestire una comunità urbana solo basandosi sulle eccezioni. Quindi ha tutta la mia stima e solidarietà.

A questo punto come evoluzione per il futuro, anche ai fini di un’ambiente ecosostenibile, le suggerirei la chiusura coatta dell’ aeroporto Charles De Gaulle dalle 21,30 di maertedì alle 21,30 di Giovedì  visto che dagli studi che rigorosamente effettuate sulla vostra rete autostradale non vi risulta traffico stradale in uscita in queste fasce orarie.

Infine tengo a raccomandarmi affinché Ella inoltri al più presto un appello urgente alla Presidenza della Comunità Europea per segnalare i gravi rischi dei cittadini delle altre capitali d’ Europa dove non si applica nessuna chiusura infrasettimanale tra le 21 e le 24 delle reti autostradali cittadine per manutenzione, uno scandalo inammissibile dove la Francia, forte del suo secolare esempio di chiaroveggente illuminismo, non può restare silenziosa e  in cui ha l’ obbligo di mostrarsi come modello da seguire per le future generazioni (anche se per numero di incidenti all’ anno le statistiche la vedono al di sopra di Germania, Inghilterra ed Italia, ma questi sono dettagli si, è notorio che l’ Italia abbia le migliori e più sicure autostrade del mondo).

Un cittadino che paga la Tassa di Abitazione con piacere

Nucleare . . .

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione.

NUCLEARE: Il Referendum si farà con questito cambiato (e chi ha già votato all’ estero?)

MILANO – Il referendum sul nucleare si terrà il 12 e 13 giugno insieme ai due sulla privatizzazione dell’acqua e a quello sul legittimo impedimento. La Corte di Cassazione ha accolto l’istanza presentata dell’Idv che chiedeva di trasferire il quesito sulle nuove norme votate nel decreto legge Omnibus. La richiesta di abrogazione rimane quindi la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà alle nuove norme (art. 5, commi “1” e “8”) e dovrà essere modificato il quesito. La Suprema Corte ha stabilito a maggioranza quindi che le modifiche apportate dal governo alle norme sull’energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum.

Domanda scema: Io che ho già votato come faccio?

(Français) Roland Garros, 4me de finale

SUBLIME SCHIAVONE!!!

Sublime Schiavone too strong for brave Bartoli
Thursday, June 2, 2011
By David Tutton

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fognini donne forfait: Il fait encore du theatre?

agGHIACCIante!

La Caduta di una stella. 🙁

Pochi giorni fa il BEA ha rilasciato il primo rapporto dopo il recupero delle scatole nere del volo AF447 Rio-Paris inabissatosi il 1 Giugno del 2009 alle 02h 14min e 18 secondi a nord ovest del Brasile. Le cause sono da individuarsi in uno stallo a 38000 piedi a seguito della disattivazione del pilota automatico dovuta al congelamento delle sonde pitot (il computer di bordo non recepiva la buona velocità, pensava di essere a 100 miglia all’ora quando invece era a 800, quindi il pilota automatico si è staccato). Tutti e tre i piloti (un comandante e due copiloti) erano nel cookpit e non hanno capito come gestire l’aereo in quanto la maggior parte dei parametri di volo (soprattutto i parametri di velocità) sono diventati assurdi per un buon minuto e mezzo. Appena dopo il primo allarme di stallo (quello che ha disinnescato il pilota automatico: falso allarme dovuto come detto al congelamento delle sonde, l’ aereo era ancora a 900 Km/h anche se gli indicatori di velocità segnavano poco meno di 280 Km/h e quindi una velocità che per il computer era troppo bassa, da qui l allarme di stallo) i piloti hanno correttamente eseguito la procedura di emergenza: motori al massimo in posizione TOGA (Take Off Go Around) e leggera cabrata e sono montati a 38000 piedi. Poi hanno perso il controllo a seguito di uno stallo (stavolta vero!) che si è prodotto a 38000 piedi (lo stallo si produce quando la velocità dell’ aereo scende al di sotto di quella che ne garantisce la portanza. Per un A330 di quelle dimensioni è tra i 100 e i 200 nodi. Probabilmente i piloti non avendo l’ ausilio degli strumenti sono saliti troppo rapidamente e facendo ciò hanno ridotto pericolosamente la velocità dell’ aeromobile, ma l’ indicatore di velocià comunque segnava sempre velocità basse perché le sonde Pitot erano congelate. Sono queste sonde che, misurando la velocità relativa dell’ aria o, ad alte quite, la pressioen atmosferica, dicono al computer a quanto l’ aereo viaggia. Se sono tappate il “contachilometri” dell’ aereo segna quasi zero!). Normalmente per recuperare uno stallo bisogna picchiare per diverse migliaia di piedi. Si recupera velocità, l’aereo guadagna portanza e  si rimette in asse. A 38000 piedi è una procedura semplice per piloti di linea. Il problema è che i piloti avevano capito che i parametri di volo di velocità e altitudine erano invalidi e gli strumenti erano inaffidabili: ve la sareste sentita di picchiare al buio di notte per un minuto quando siete in dubbio se l’ indicatore di “stallo” funziona oppure no? Se non è vero e picchiate rischiate di superare la velocità limite dell’ aereo causando danni strutturali. Quindi hanno eseguito picchiate e cabrate (probabilmente come dice il manuale) senza rendersi conto che la picchiata era troppo breve per far accellerare l’ aereoplano che invece ha perso altezza in maniera vertiginosa. L’aereo è sceso di 35000 piedi in 3 minuti e quando ha impattato l’ acqua era perfettamente funzionante (a parte le sonde ghiacciate che avevano mandato in tilt l’ indicatore di velocità, ma i motori erano a posto!!)

L’incidente è cominciato alle 02h,10min, 05 sec ad un altezza di 35000 piedi con aereo a Mac 0.8 e termina alle 02h, 14min, 28 sec. Gli ultimi valori registrati (probabilmente alcuni falsati dal congelamento delle sonde di velocità e di pressione atmosferica) sono una velocità verticale in caduta di 10912 piedi al minuto (circa 3200 metri al minuto), una velocità al suolo di 107 nodi (stallo in tutte le condizioni) e un inclinazione di 16,2 gradi verticale e 5,3 gradi assiale, e un CAP magnetico di 270 gradi.

NEW
Apparentemente dall’analisi dei rapporti BEA è emerso che il Trim di Stabilizzazione Orizzontale (THS) sia rimasto sempre vicino alla massima posizione di cabrata (+13°) rendendo vani gli ordini del pilota di “picchiare” (per rientrare dalla situazione di stallo) attraverso la pressione in avanti del joystick (che agisce tra l’altro sul timone di profondità). Dal rapporto BEA emerge che il pilota avrebbe eseguito più spesso delle manovre di “cabrata” piuttosto che di “picchiata” il che è incoerente se si è in stallo, il che lascia supporre che il pilota o non facesse più affidamento ad alcun parametro di volo o che i parametri di volo non fossero mostrati sul display (un minuto e trenta prima del crash si sente il pilota in comando dire “Non ho nessuna indicazione” e il pilota non in funzione confermare “non abbiamo alcuna informazione che sia valida”) o che abbia commesso un errore grossolano di pilotaggio (poco probabile). E’ evidente che i tre piloti non si rendevano conto di essere a una velocità di caduta di 10000 piedi al minuto in quanto essendo questa velocità più o meno costante non si poteva percepire l’aumento dell’accelerazione. CI si chiede quindi se anche le sonde barometriche che misuravano l’altezza fossero congelate (tesi avvalorata dal fatto che alla fine il pilota crede di essere a 10.000 piedi quando in realtà è a livello del mare: l’altimetro non forniva i dati corretti).

 

I piloti non hanno usato il GPS come riferimento della velocità al suolo. In quota di crociera dove ci sono dei venti a più di 100 nodi il GPS (che misura la velocità al suolo) non è uno strumento affidabile. Però a livello 100 (10.000 piedi) avrebbe potuto essere usato per verificare la velocità. Un altro aspetto da investigare.

Una storia molto triste che vede imputata al 70% una tecnologia di punta e assolve in gran parte i piloti che non si sono resi conto di niente : l’ ultimo commento “siamo a livello 100 (10.000 piedi N.d.R)” è agghiacciante. Credevano di stare ancora a poco meno di 4000 metri mentre erano a livello del mare.

Sotto   allegato il rapporto del BEA per maggiori dettagli.


Rapporto BEA (EN)

Rapporto BEA (FR)

 

 

RAPPORTI ORIGINALI (SENZA DATI SCATOLE NERE) (EN)

 

RAPPORT ORIGINAL (SANS LES DONNEES RECUPERES DES BOITES NOIRES) (FR)

Regionali/Cantonals Italy 2011

 

Pareggio e vittoria al novantesimo sul filo di lana con rigore non visto dall’arbitro fallo di mano(morta). Berlusconi chiede il riconteggio delle schede.
Il premier: «Io combattente». Ai napoletani e ai milanesi: vi pentirete, pregate il buon Dio: Chiese deserte.

MILANO – Il Pdl esce sconfitto dal secondo turno di amministrative e Silvio Berlusconi non lo nega. Milano è persa, il tentativo di conquistare Napoli è andato in frantumi. Ma non solo. Il centrodestra non è riuscito a imporsi neanche a Cagliari, Trieste e Novara.

BONDI SI DIMETTE – Le parole del premier dovrebbero servire a rasserenare le acque che ora agitano il Pdl. Nel partito del premier, infatti, c’è fermento e si chiede rinnovamento. Sandro Bondi ha deciso di rimettere il suo mandato da coordinatore: «Ritengo – ha spiegato – che da questo momento Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito».  Immediata la replica del coordinatore generale del PDL La Russa «Diciamocelo, meglio è un menagramo  Bondi aveva rotto il cazzo» prima di accorgersi di essere in onda su SKY TG 24. Il coordinatore generale si è poi corretto  «sono stato frainteso»

 

Picnic In Paris

Picnic in Paris